La top 10 degli hacking più assurdi della storia del cinema

Il cinema di finzione si basa interamente sul concetto di sospensione dell’incredulità: lo spettatore è portato a credere in una realtà che non è la propria e ne diventa partecipe accettandone regole e dogmi. Ma è difficile descrivere una realtà che non si conosce senza ridurla a un mucchio di stereotipi. Per questo una delle cose più ostiche nella cinematografia mondiale è la rappresentazione del lavoro dell’hacker. Quando pensiamo a una writing room impegnata a scrivere una scena di hacking dobbiamo immaginarci quella degli sceneggiatori de Gli Occhi del Cuore 2 in Boris, con una creatività a debito, alle prese con luoghi comuni magari inutilmente complicati.
Sì, perché le scene di hacking buone e realistiche si contano davvero sulle dita di una mano monca. Per il resto c’è il caro, vecchio stereotipo dell’hacker che digita cose a caso sulla tastiera per fermare attacchi nucleari, o che entra in sistemi complessi per mezzo di interfacce grafiche futuristiche e inesistenti.

Perché la noiosa realtà è che il cuore duro e puro del mestiere nell’hacker sta nel macinare righe di codice su un terminale. Il risultato di queste grandi scritture è una serie di scene esilaranti e irrealistiche che nel migliore dei casi creano imbarazzo, ma che rimangono scolpite nella storia del medium. Questa è la nostra Top 10 delle scene di hacking più assurde viste al cinema!

10. Mission: Impossible (Brian De Palma 1996)

Anche se non avete visto il primo capitolo della serie di Mission: Impossible, diretto da Brian De Palma, sapete senz’altro di cosa stiamo parlando. Nell’iconografia cinematografica Mission Impossible è “quella” scena: il furto della lista degli agenti sotto copertura, custodita nel computer centrale della CIA, da parte di un funambolico Tom Cruise. Ok, la parte di hacking è esile e consiste solo nell’infiltrarsi nel sistema governativo con la password fornita dall’improbabile Luther (Ving Rhames), ma è la violazione di tutto il sistema a protezione della sala a essere assurdo.
Per infiltrarsi Ethan (Tom Cruise) è costretto a calarsi dal condotto di ventilazione, dopo avere disabilitato le griglie laser, ma non può toccare terra perché il pavimento ha un sensore di peso che rivelerebbe persino una goccia di sudore. Per di più ci sono sistemi d’allarme ambientali, basati sul rumore e sulla temperatura della stanza, che devono mantenersi sui livelli prestabiliti. La coreografia è ottima e la regia pure. Ma, cara CIA, una bella telecamera a circuito chiuso con sensore di movimento?

9. Nemico Pubblico (Tony Scott, 1998)

I Governi, si sa, devono salvaguardare la sicurezza nazionale e per farlo è necessaria anche qualche “leggerissima” violazione della privacy. Come nel caso di Nemico Pubblico, dove chiunque può essere sorvegliato e tracciato in tempo reale, anche a costo di infrangere le leggi dello spazio-tempo. Perché è questo che accade quando il genio informatico Fiedler (Jack Black), al soldo del cattivo Thomas Reynolds (Jon Voight), si ritrova a dover violare e modificare le immagini di una telecamera a circuito chiuso di un negozio di abbigliamento per dimostrare che qualcuno ha messo qualcosa nella tasca di Will Smith.

Avrà tagliato qualche frame e scalato un po’ l’immagine, che sarà mai? Magari! In una manciata di secondi, sotto comando di Fiedler, il prodotto bidimensionale della telecamera fissa viene fatto ruotare tridimensionalmente di 75° per poter assistere alla scena da un’altra prospettiva. Da 2D a 3D, così. Ma Fiedler non si accontenta, decide di zoomare e aumentare il dettaglio per poi arrivare a isolare un oggetto 3D estrapolato direttamente dall’immagine. Splendidamente assurdo.

8. Firewall (Richard Loncraine, 2006)

In questo film assistiamo a un hacking hardware assurdo, ma andiamo con ordine. Jack Stanfield (Harrison Ford) ha progettato un sistema di sicurezza informatico efficientissimo per la banca in cui lavora. Proprio per questo viene costretto a derubarla di 100 milioni di dollari, come riscatto per il rapimento della sua famiglia. Ma come fare a trasmettere questa mole di dati blindati fuori da un sistema a prova di bomba?

La soluzione per Jack è la più semplice e logica: hackerare l’iPod della figlia collegandoci lo scanner del fax, così da trasferire le schermate dei conti, per convertirle poi con un software OCR e poter spostare il denaro su un paradiso fiscale. Certo, se non avete gadget alla moda siete spacciati.

7. The Core (Jon Amiel, 2003)

Il nucleo della Terra si sta spegnendo e la rotazione terrestre rischia di arrestarsi. Cosa c’è di meglio che raggiungere il centro del nostro pianeta e bombardarlo con testate nucleari per dargli nuova vita? Questo è The Core, ma nel piano c’è bisogno di un esperto in comunicazioni che sia anche in grado di oscurare il web scongiurando l’isteria globale. E chi meglio di un hacker?
La persona giusta è – nomen omen – “Rat” (DJ Qualls) hacker navigato che, messo alle strette, dimostra le sua abilità hackerando il cellulare del Dr. Josh Keyes (Aaron Eckhart). Cosa lunga e complicata, direte. Ovviamente no. Basta piegare l’incarto di una gomma da masticare, soffiarci attraverso ed emettere dei suoni che verranno interpretati dal vostro telefono per eseguire un determinato comando. Facile, no? Ora godetevi le vostre interurbane gratis.

6. GoldenEye (Martin Campbell, 1995)

In attesa di vedere se il nuovo No Time To Die ci regalerà un’altra scena di hacking à la 007, andiamo indietro nel tempo, fino a GoldenEye. L’entrata in scena di Boris Grishenko nel diaciassettesimo film di James Bond, per quanto macchiettistica, rappresenta appieno lo spirito sessista e caricaturale dell’egocentrico hacker russo interpretato da Alan Cumming. Oltre ad avere delle grafiche personalizzate a dir poco imbarazzanti per i suoi sistemi operativi, Boris sfoggia anche una tecnica di hacking tutta sua: l’arpionamento.
Infatti, poco dopo aver simpaticamente cambiato la password della collega con la parola “tette”, Boris riceve un allarme dal suo terminale, che lo avverte di aver aperto una breccia nel database del Dipartimento di Difesa degli Stati Uniti.

Troppo presto per cantare vittoria; la sua intrusione viene scoperta, ma fa tutto parte del piano, perché Boris, con un sorriso sornione, lancia il comando a schermo “arpiona” e avvia una grafica che, attraversando mezzo mondo in un percorso che sembra disegnato con Paint, segue le tracce di chi lo ha scoperto, terminando con un pop-up didascalico che rivela la destinazione: il quartier generale dell’FBI. A questo punto, Boris gongola e lascia addirittura un messaggio ai federali: “Vi andrà meglio la prossima volta, ritardati!“. Quindi si alza ed esulta urlando: “Sono invicibile!“. E non ci sembra sia il caso di aggiungere altro.

5. Superman III (Richard Lester, 1983)

Pur non essendo il capitolo di Superman più amato dai fan e dalla critica, Superman III ha il suo posto assicurato a metà di questa classifica. In quest’episodio Superman deve vedersela con un super computer progettato da Gus Gorman (Richard Pryor), un genio dell’informatica che ha imparato tutto ciò che sa da una pubblicità sul retro di una rivista sportiva.

Noi spettatori veniamo a conoscenza delle “strabilianti” abilità di Gus in una scena che è diventata ormai leggendaria. In un impeto di avidità, l’uomo decide di hackerare il programma che gestisce le paghe del personale all’interno dell’azienda per la quale lavora, per intascarsi i mezzi centesimi di scarto su tutti gli assegni dei colleghi.
Ma quale tecnica userà mai il nostro per infiltrarsi nel sistema? Semplice, con l’innocente riga di comandoannulla tutte le misure di sicurezza“, con la quale accede a tutto il sistema. La cosa più esilarante è il codice inserito per intascarsi i soldi, che a questo punto non poteva che essere: “inserisci mezzo centesimo da tutti gli stipendi nel mio conto“! Chapeau al genio imperituro di Gus Gorman e dello sceneggiatore che lo ha concepito.

4. Hackers (Iain Softley, 1995)

Un ragazzo prodigio dell’hacking e il suo gruppo devono fare i conti con un hacker dai fini loschi e la minaccia dell’FBI. Ma non è certo per la trama che questo film è famoso. Perché in realtà Hackers rappresenta lo stereotipo anni Novanta del genere: colori, schermate da videogame e tanta tamarraggine. È a questo che devono aver pensato gli sceneggiatori del film nella scena cult della battaglia a suon di hacking tra il protagonista Dade “Zero Cool” Murphy e “Acid Burn“, che reclama come sua proprietà il software di un’emittente televisiva che il nostro eroe vuole violare.

Che la battaglia per la conquista degli anni Novanta abbia inzio: Prodigy a palla e una serie di schermate di affronto del tipo “mettiti contro il migliore e morirai come gli altri“, vergati con font orrendi e colorati, in un’interfaccia che sembra più quella delle schermate di “game over” di un videogioco, che l’intensa partita a suon di stringhe di comando tra due maghi del computer. Un quarto posto meritatissimo, in vista del podio.

3. Jurassic Park (Steven Spielberg, 1993)

Questo film è ormai considerato un classico, nonché una pietra miliare nello sviluppo degli effetti speciali moderni, ma Jurassic Park di Steven Spielberg è anche e soprattutto la mitologica frase: “È un sistema UNIX. Io lo conosco!“. Così esulta Lex (Ariana Richards), nipote dodicenne di John “qui-non-si-bada-a-spese” Hammond (Richard Attenborough), quando scopre che il sistema informatico del parco del nonno è basato su UNIX. La ragazza naviga così nell’interfaccia grafica che garantisce pieno accesso a tutti i servizi del Jurassic Park e sblocca il sistema del parco, hackerato dal programmatore Dennis (Wayne Knight), come nemmeno lui stesso avrebbe saputo fare.
Il tutto mentre un velociraptor che ha imparato ad aprire le porte cerca di entrare con la forza attraverso una porta blindata. E che dire del fatto che una ragazzina di 12 anni sia riuscita a fare quello che il signor Arnold (Samuel L. Jackson), capo ingegnere del Jurassic Park, non è stato in grado di fare? E il pop-up di Dennis/Elvis che appare quando viene digitata la password sbagliata, facendo andare il collega su tutte le furie? Pura poesia, ma poca realtà.

2. Independence Day (Roland Emmerich, 1996)

Ah, Independence Day! Quanti ricordi. Nel 1996 era già un cult tra i bambini che si approcciavano al mondo dei blockbuster hollywoodiani. Ad ogni modo, non siamo qui per ricordare i bei tempi andati smagnetizzando la VHS del film di Roland Emmerich, ma per assistere a un vero e proprio miracolo di assoluta genialità o di completa idiozia. Dipende tutto dal punto di vista. In Independence Day gli alieni cattivi invadono la Terra e costringono l’umanità a una strenua resistenza, capitanata negli Stati Uniti nientepopodimeno che dal Presidente (Bill Pullman) in persona.

Dopo il memorabile e ipercitato discorso alla nazione del Presidente, è tempo per David (Jeff Goldblum) e il capitano Hiller (Will Smith) di mettere in atto il piano che permetterà all’umanità di distruggere la minaccia aliena: caricare un virus fatto in casa sull’astronave madre posizionata poco distante dalla Terra, così da mettere fuori gioco le rimanenti minacce.
Et voilà! Il malware viene creato da David sul suo PowerBook nel giro di qualche ora, in un linguaggio compatibile con il sistema alieno. Viene quindi caricato direttamente all’interno dell’astronave madre (siamo nel ’96 e il Wi-Fi era ancora appannaggio dei rettiliani) e… “Pace!“. Il risultato è un’esilarante sequenza di hacking alieno con tanto di schermata con teschio ghignante che viene visualizzata sul mainframe centrale dall’ignaro extraterrestre. Quest’assurdità merita di andare dritta al secondo posto, senza passare dal Via.

1. Codice: Swordfish (Dominic Sena, 2001)

Pensate che non ci sia limite al peggio? Allora diteci che ci vuole ad hackerare un sistema governativo a 128bit, con una pistola puntata alla tempia, mentre si riceve una fellatio? No, non è la sinossi di un filmato su Pornhub, ma Codice: Swordfish, perla illogica dall’estetica “videoclippara”. È qui che viene raggiunto l’apice, con la scena di hacking più assurda della storia del cinema. Il cattivissimo Gabriel (John Travolta) ha un piano che solo Stanley (Hugh Jackman), il miglior hacker sulla piazza, può realizzare: creare un esercito patriottico finanziato hackerando un fondo segreto della DEA.

Per fare ciò, non basta che Stanley abbia un curriculum di tutto rispetto, ma dev’essere anche in grado di agire sotto pressione, con le lancette che fanno terra bruciata sul cronometro. Secondo Gabriel, un normale hacker riuscirebbe a violare il server del Dipartimento della Difesa – crittografato con una cifratura a 128bit blindata e praticamente impossibile da bucare – in soli 60 minuti (beata ignoranza!).
Il nostro Stanley deve farlo in 60 secondi. Sotto la minaccia di un energumeno armato, mentre una signorina di bella presenza gli pratica del sesso orale. Il tutto condito dalla classica interfaccia 3D che fa tanta scena ma che, come abbiamo già visto, fa sorridere i veri hacker. Capolavoro indiscusso.

Fonte : Everyeye