Coronavirus, dalle istituzioni un freno alla psicosi: “Attenzione alta, ma il quadro è sotto controllo”

Nessuna misura ad hoc a seguito dei due casi di coronavirus accertati a Roma. La situazione “è sotto controllo” e i diversi livelli istituzionali coinvolti nei vari monitoraggi lo stanno ripetendo a ruota in queste ore. Frenare la psicosi che in più forme sta prendendo la cittadinanza è l’obiettivo. E a rassicurare gli animi questo pomeriggio, a seguito di un vertice in Prefettura, hanno pensato all’unisono la sindaca Virginia Raggi, il presidente del Lazio e segretario Pd Nicola Zingaretti e il prefetto Gerarda Pantalone. Ecco le dichiarazioni rilasciate ai cronisti subito fuori dall’incontro. 

“È stato un vertice di conoscenza per capire com’era la situazione, solo per conoscerla” ha detto Pantalone. “Ognuno sa cosa deve fare in base alle direttive diramate dalla Regione Lazio alle strutture sanitarie”. Nessuna crisi e nessuna attivazione di misure specifiche con il coinvolgimento della Protezione Civile. 

Lo ha ribadito Zingaretti: “Stiamo semplicemente ottemperando alle indicazioni date a livello nazionale. L’attenzione è alta come giusto che sia, ma questa sera siamo qui per dare notizie tranquillizzanti”. Idem dalla sindaca Raggi: “Il Comune non ha previsto misure specifiche perché non ci sono state richieste, ci è stato riferito che e’ tutto sotto controllo. Tutti i casi sospetti si trovano allo Spallanzani”

Intanto, come riferito dallo stesso governatore Zingaretti, ha riaperto l’hotel Palatino di via Cavour dopo un’attenta operazione di sanificazione delle camere. Qui hanno soggiornato i due turisti cinesi provenienti dallo Hubei, la provincia cinese focolaio dell’epidemia, marito e moglie di 67 e 66 anni. Due soli casi, con altri 32 soggetti ricoverati all’ospedale Spallanzani, di cui 12 con sintomi riconducibili all’epidemia e 20 asintomatiche in osservazione, ma sufficienti tra voci, smentite e fake news che si rincorrono da 24 ore, a far scoppiare paure al limite della psicosi. 

Tanti i negozi di cittadini di origine cinese che hanno visto calare del 70, 80 per cento gli ingressi di clienti, specialmente nel quartiere Esquilino, la “chinatown” romana. Gli alberghi fanno i conti con disdette improvvise e i ristoranti con tavoli vuoti e casse pure. E chi prova a sdrammatizzare con un po’ di ironia finisce nella follia generale per essere preso sul serio, troppo.

È successo ad Andrea Lucidi, titolare del bar Caffè Romano di via Principe Amedeo, pochi metri da piazza Vittorio. Qui il travestimento dei baristi bardati di tuta bianca e mascherina, solo una boutade per prendere in giro i romani e la psicosi dilagante, non è stato gradito dalla comunità cinese. Il video ha fatto il giro delle chat dei vari esercenti del quartiere e chi solitamente andava a prendere il caffè da Andrea è passato dall’ingresso tirando dritto e lanciando occhiataccie. Poi c’è chi invece ha fatto sul serio. Un bar a Fontana di Trevi ha affisso un cartello “vietato entrare ai cinesi”, poi rimosso. 

Fonte : Roma Today