Un caricatore uguale per tutti: ok dall’Europa, regole entro 6 mesi

Dal Parlamento europeo è arrivato, quasi all’unanimità, ha chiesto alla Commissione europea una legge più stringente per introdurre un caricabatterie unico per smartphone e dispositivi digitali. La legislazione dovrebbe arrivare entro la prossima estate e mira a diminuire la produzione di rifiuti elettronici, che oggi ammonta in media a 16,6 kg per ogni abitante dell’Ue. 

Come riporta EuropaToday, nel testo della risoluzione approvata a Bruxelles, in cui si chiede l’introduzione obbligatoria di un caricabatterie comune a tutti i dispositivi mobili, si afferma che c’è una “urgente necessità di un intervento normativo dell’Ue” per ridurre i rifiuti elettronici e dare ai consumatori la possibilità di effettuare scelte sostenibili. La risoluzione non legislativa è stata approvata con 582 voti favorevoli, 40 contrari e 37 astensioni. Il Parlamento vuole che la Commissione presenti entro luglio 2020 l’atto delegato che integra la direttiva del 2014 sulle apparecchiature radio o, se necessario, una misura legislativa entro la stessa data.

Per non ostacolare l’innovazione, l’esecutivo Ue dovrebbe garantire che il quadro legislativo relativo ai caricabatterie standard sia “esaminato periodicamente tenendo conto dei progressi tecnici”. I deputati ribadiscono l’importanza della ricerca e dell’innovazione per migliorare le tecnologie esistenti e introdurne di nuove. Inoltre, il Parlamento chiede alla Commissione di adottare misure per garantire al meglio l’interoperabilità dei diversi caricabatterie wireless con le varie apparecchiature mobili, di prendere in considerazione iniziative legislative volte ad aumentare il volume di cavi e caricabatterie raccolti e riciclati negli Stati membri, e di garantire che i consumatori non siano più obbligati ad acquistare un nuovo caricabatterie con ogni nuovo dispositivo. La proposta per una vendita dissociata dei caricatori dall’acquisto di nuovi dispositivi dovrebbero essere introdotta insieme a una soluzione di ricarica standard, “senza che questo generi un aumento dei prezzi per i consumatori”.

Caricatore unico, una legge per diminuire i rifiuti elettronici

Secondo le stime, ogni anno a livello mondiale vengono prodotti circa 50 milioni di tonnellate di rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche, pari a una media di oltre 6 kg pro capite. In Europa, il totale dei rifiuti elettronici generati nel 2016 è stato di 12,3 milioni di tonnellate, pari a 16,6 kg in media per abitante. Inoltre, notano gli eurodeputati, i brevi cicli di vita di alcuni dispositivi comportano la produzione di ulteriori rifiuti elettronici. La storia del caricabatterie universale inizia con la direttiva sulle apparecchiature radio del 2014, nella quale i legislatori dell’Ue hanno chiesto lo sviluppo di un caricabatteria comune e hanno conferito alla Commissione i poteri per perseguire questo obiettivo, attraverso un atto delegato.

L’approccio della Commissione di “incoraggiare” l’industria a sviluppare caricabatterie comuni non ha raggiunto gli obiettivi prefissati. Secondo la Commissione sono stati compiuti alcuni progressi: nel 2009 c’erano più di 30 soluzioni per la ricarica, mentre oggi ci sono principalmente tre tipi di caricabatterie. Il 29 gennaio, la Commissione europea ha adottato il suo programma di lavoro per il 2020, nel quale si impegna a presentare un’iniziativa legislativa sul caricabatterie universale nel terzo trimestre del 2020.  

Caricatore unico, la battaglia Ue-Apple

Nell’ultimo decennio, le diverse tipologie di caricatori in commercio si sono ridotte da 30 a 3. Se gli smartphone si sono progressivamente adeguati alla stessa tipologia, l’Apple ha continuato a fabbricare i suoi propri caricatori. Una strategia che intende perseguire: “Riteniamo che una regolamentazione che imponga la conformità attraverso il tipo di connettore integrato in tutti gli smartphone reprima l’innovazione anziché incoraggiarla e danneggerebbe i consumatori in Europa e l’economia nel suo insieme”, ha affermato l’azienda di Cupertino in una nota.

Fonte: EuropaToday →
Fonte : Today