Perché il Campus Bio-Medico di Roma impone l’obiezione di coscienza sull’aborto?

Studenti e docenti devono seguire l’obiezione di coscienza e nei corsi di specializzazione non ci si forma su contraccezione, aborto e manipolazione di embrioni. Si tratta di una violazione della legge 194 e per questo un appello chiede la revoca dell’accreditamento

(foto: Nenov via Getty Images)

Il tema dell’aborto ritorna alla ribalta della cronaca con una notizia, oggi, che riguarda il Campus Bio-Medico di Roma. La scuola di specializzazione in Ostetricia e ginecologia, infatti, impone a studenti e non solo (anche frequentatori) l’obiezione di coscienza, come emerge da un documento dell’università, la Carta delle finalità, che insieme ad altri testi contiene le norme universitarie del Campus. Ma alcune associazioni di medici e ginecologi hanno deciso di sollevarsi, facendo appello alle istituzioni, fra cui il ministero della Salute e il ministero dell’Università e della ricerca.

In particolare, i medici chiedono alle istituzioni la “revoca dell’accreditamento” per la scuola di specializzazione – cioè che la scuola non possa più ricevere nuovi iscritti – nel caso in cui i programmi formativi non siano completi e non prevedano anche un’adeguata formazione anche sulla contraccezione e sull’aborto. Fra le associazioni ci sono Associazione medici italiani contraccezione e aborto (Amica), l’Unione degli atei e degli agnostici razionalisti (Uaar) e l’Associazione Luca Coscioni per la libertà di ricerca scientifica, insieme ad altre e a numerosi firmatari che sono medici e ginecologi. Ecco cosa c’è scritto nel documento del Campus e l’appello sottoscritto il 30 gennaio dai medici.

Aborto, cosa c’è scritto nella Carta del Campus

Il Campus Bio-Medico è regolato da norme che sono espresse nello Statuto, nella Carta delle finalità e nel Codice etico, come si legge nella presentazione dell’università. In particolare, in questa carta, all’articolo 10 c’è scritto che “il personale docente e non docente, gli studenti e i frequentatori dell’Università considerano l’aborto procurato e la cosiddetta eutanasia come crimini in base alla legge naturale; per tale motivo si avvarranno del diritto di obiezione di coscienza previsto dall’art. 9 della legge 22 maggio n. 194. Si ritiene inoltre inaccettabile l’uso della diagnostica prenatale con fini di interruzione della gravidanza e ogni pratica, ricerca o sperimentazione che implichi la produzione, manipolazione o distruzione di embrioni”.

Inoltre, nell’articolo 11 si legge che docenti e non, inclusi studenti e frequentatori, “riconoscono che la procreazione umana dipende da leggi iscritte dal Creatore nell’essere stesso dell’uomo e della donna ed è sempre degna della più alta considerazione. I criteri morali che devono guidare l’atto medico in questo campo si deducono dalla dignità della persona, dal significato e dalle finalità della sessualità umana. Tutti considerano, pertanto, inaccettabili interventi quali la sterilizzazione diretta e la fecondazione artificiale” (qui nella Carta delle finalità il testo completo).

La denuncia di medici e ginecologi

Sulla base di questo testo, i firmatari denunciano il fatto che la formazione offerta dal Campus non sia completa, dato che non contempla l’aborto, la fecondazione artificiale e praticamente impone a studenti e frequentatori l’obiezione di coscienza. Ma questo è “in aperta violazione della legge 194 sull’aborto, scrivono i firmatari nell’appello “che, all’articolo 9, riconosce il diritto del personale sanitario a sollevare obiezione di coscienza esclusivamente in base ad una scelta personale, e non come linea di condotta imposta dalla scuola o dal posto di lavoro”.

La richiesta delle associazioni

Per questo, le associazioni domandano alle istituzioni la revoca dell’accreditamento della scuola di specializzazione “se non sarà assicurato agli specializzandi un percorso completo che comprenda contraccezione e interruzione volontaria della gravidanza e se non si terrà conto del principio di laicità e di quello di appropriatezza”. Il mancato accreditamento prevede che una scuola di specializzazione “fino al nuovo processo di accreditamento, non potrà ricevere nuovi iscritti con prossimi concorsi nazionali in quanto non più accreditata”, come si legge sulla pagina di Federspecializzandi.

Entrando nel dettaglio della richiesta, i medici domandano al ministro dell’Università e della ricerca che i criteri, i requisti per l’accreditamento e gli argomenti trattati nel percorso formativo siano specificati in maniera dettagliata. E che non siano esclusi temi come l’interruzione volontaria della gravidanza, la contraccezione e la fecondazione medicalmente assistita. Inoltre, nell’appello si chiede al ministro della Salute di agire nei confronti del Campus Bio-Medico perché la legge 194 sull’aborto, che non ammette l’imposizione dell’obiezione di coscienza, sia rispettata. Inoltre, i medici chiedono alle istituzioni di promuovere “l’aggiornamento del personale sanitario su tutti questi temi e sull’uso di tecniche aggiornate e moderne, più rispettose dell’integrità fisica e psichica della donna e meno rischiose per l’interruzione della gravidanza”.

Fonte : Wired