Aborto: “La scuola di specializzazione del Campus biomedico impone l’obiezione di coscienza”

L’aborto come un “crimine”. L’obiezione di coscienza imposta agli studenti “in aperta violazione della legge 194”. L’Associazione medici italiani contraccezione e aborto, Amica, con una conferenza stampa alla Camera ha puntato il dito contro la scuola di specializzazione in Ostetricia e Ginecologia dell’Università Campus Bio Medico di Roma che “impone a studenti e frequentatori l’obiezione di coscienza in merito all’interruzione volontaria di gravidanza in aperta violazione della legge 194 che, all’articolo 9, riconosce il diritto del personale sanitario a sollevare obiezione di coscienza esclusivamente in base ad una scelta personale, e non come linea di condotta imposta dalla scuola o dal posto di lavoro”.

Nell’occasione è stato presentato anche un appello ai Ministri di Università e Salute, cui hanno già aderito, tra gli altri, medici, ginecologi, l’Associazione Luca Coscioni per la libertà di ricerca scientifica e Uaar (Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti). Alle istituzioni si chiede la revoca dell’accreditamento ‘se non sarà assicurato agli specializzandi un percorso completo che comprenda contraccezione e interruzione volontaria della gravidanza e se non si terrà conto del principio di laicità e di quello di appropriatezza.

Dal 2014 i laureati in Medicina e Chirurgia possono accedere alle Scuole di Specializzazione Universitarie di Area Sanitaria solo dopo aver superato un concorso nazionale che esita in una graduatoria, in base alla quale si procede all’assegnazione dei vincitori alle varie scuole. Al fine di garantire a tutti gli specializzandi un’adeguata formazione teorica e clinica, il Ministero dell’Istruzione con il decreto del 13 giugno 2017 ha definito i requisiti e gli indicatori di attività formativa e assistenziale necessari per l’accreditamento delle varie Scuole di Specializzazione.

Nel 2017 l’Osservatorio Nazionale per la Formazione Medica Specialistica, supportato da Agenas e Anvur ha accreditato pienamente 672 scuole di specializzazione, mentre 629 sono state accreditate “con riserva”, ossia in via provvisoria e in attesa di ulteriore verifica. Tra queste figura la Scuola di specializzazione in Ostetricia e Ginecologia del Campus Biomedico di Roma, che ad oggi continua a ricevere gli specializzandi dalla graduatoria nazionale.

Il passaggio si legge nella Carta delle finalità del Campus. All’articolo 10 si legge: “Il personale docente e non docente, gli studenti e i frequentatori dell’Università si impegnano a rispettare la vita dell’essere umano dal momento iniziale del concepimento fino alla morte naturale. Essi considerano l’aborto procurato e la cosiddetta eutanasia come crimini in base alla legge naturale; per tale motivo si avvarranno del diritto di obiezione di coscienza previsto dall’art. 9 della legge 22 maggio n. 194. Si ritiene inoltre inaccettabile l’uso della diagnostica prenatale con fini di interruzione della gravidanza ed ogni pratica, ricerca o sperimentazione che implichi la produzione, manipolazione o distruzione di embrioni”.

E all’articolo 11 continua: “Il personale docente e non docente, gli studenti e i frequentatori dell’Università riconoscono che la procreazione umana dipende da leggi iscritte dal Creatore nell’essere stesso dell’uomo e della donna, ed è sempre degna della più alta considerazione. I criteri morali che devono guidare l’atto medico in questo campo si deducono dalla dignità della persona, dal significato e dalle finalità della sessualità umana. Tutti considerano, pertanto, inaccettabili interventi quali la sterilizzazione diretta e la fecondazione artificiale”.

Per Amica, “tali dichiarazioni evidenziano come la formazione offerta dal Campus Biomedico agli specializzandi in Ostetricia e Ginecologia sia basata su una impostazione ideologica e confessionale, carente di insegnamenti su temi fondamentali per l’attività professionale del ginecologo, quali la interruzione volontaria di gravidanza e la contraccezione. Le affermazioni contenute nella Carta delle Finalità costituiscono inoltre una grave violazione della legge 194, che non ammette l’imposizione dell’obiezione di coscienza da parte della struttura a cui si e’ stati assegnati sulla base di una graduatoria e non per libera scelta personale”.    
 

Fonte : Roma Today