Green Day, Billie Joe: “Da Slappy a Father Of All, la storia delle 15 canzoni più importanti della mia vita”

A 47 anni, Billie Joe Armstrong ha ormai alle spalle una lunga carriera come musicista ma anche e soprattutto come compositore. Come capita spesso, anche lui ha delle canzoni alle quali è più legato rispetto ad altre. Che siano canzoni punk o canzoni dal tema politico, anche lui ha dato voce a una generazione e certamente album come Dookie ne sono un emblema.

Scrivere un pezzo comporta sempre un grande lavoro, anche se apparentemente può sembrare semplice: “Una volta ho chiesto al mio insegnante di chitarra ‘Come si fa a scrivere una canzone?’ – ha ricordato il frontman a Rolling Stones – e lui mi disse ‘Strofa, ritornello, strofa, ritornello, bridge, strofa, ritornello. Puoi mischiarli come vuoi’”. Questa è, infatti, la struttura della maggior parte delle canzoni dei Green Day, così come di quelle di moltissime altre band: su questa struttura, però, Billie Joe ha poi inserito il suo vissuto. “È davvero importante provare a essere il più onesti possibile con il proprio pubblico – ha spiegato – quando la gente sente un legame profondo con una canzone, è perché tu stesso stai cercando di trovare un legame profondo con te stesso. Penso che sia questo che alla fine accade”.

Ogni canzone composta da Billie Joe ha alle spalle una storia diversa: alcune le ha scritte in cinque minuti, su altre ha lavorato molto più tempo. Lo stesso cantante non sa spiegare cosa accada nel suo cervello quando partorisce un nuovo pezzo; sa solo che, se non scrive una canzone per molto tempo, inizia a preoccuparsi: “Mi ripeto ‘Oh mio Dio, riuscirò mai a scrivere un nuovo brano?’ – ha raccontato – poi all’improvviso mi arriva una nuova idea e se prima mi sentivo un perdente, poi mi sento il re del mondo”.

In alcune canzoni Billie Joe ha anche sperimentato cose nuove, come ad esempio in Father of All… dove si è lanciato in un inaspettato falsetto. Quando l’ha composta stava ascoltando generi di musica diverso che gli sono stati di ispirazione però, allo stesso tempo, temeva di creare poi qualcosa che fosse troppo lontano dai Green Day. Poi gli è capitato di ascoltare i primi due album di Prince e si è reso conto di come lui mischiasse i generi con grande maestria: “E tutto è in falsetto – ha spiegato – e così ho deciso di provare a cantare in questo modo, pensando che in fondo la voce non dovesse per forza assomigliare alla mia solita voce”.

La canzone di questo nuovo imminente album è una delle canzoni che Billie Joe ha indicato come i brani della sua vita. Un’altra è Love Is For Losers, appartenente all’omonimo album uscito nel 2018 e firmato, in realtà, come The Longshot. Per il cantante questa è una sorta di canzone “anti-San Valentino” ma, al di là del significato, per lui è stata importante per un altro motivo: “Ho prodotto l’album da solo – ha detto – ho registrato io tutti gli strumenti e ho iniziato a pubblicare roba su SoundCloud e brevi video su Instagram. Tutto questo mi ha insegnato come divertirmi ancora nel fare musica”. 

Altre canzoni alle quali Billie Joe è molto legato sono quelle del secondo EP della band, Slappy, risalente al 1990, quando il cantante aveva appena finito la scuola e non sapeva cosa fare del suo futuro: “Penso di dare il massimo come compositore quando mi sento perso”. Proprio come in quel caso, quando scrivere quei pezzi lo ha aiutato a capire quale fosse la sua strada. 2000 Light Years Away, contenuta nell’album Keplunk del 1992, è dedicata a sua moglie: l’aveva appena conosciuta a una festa, poi è dovuto partire per un mini-tour durante il quale, però, si sono sempre sentiti. “Sulla via del ritorno, ho scritto questa canzone – ha raccontato – si è scritta da sola, in realtà. L’ho registrata con la chitarra acustica e poi ho mandato a lei una cassetta. Quando scrivi una canzone per una persona di cui ti stai innamorando, non sai quale risposta riceverai”. Alla fine si sono sposati e questa è solo una delle tante canzoni che Billie Joe ha scritto per Adrienne

Welcome to Paradise (contenuto in Kerplunk e poi riproposto in Dookie) racconta di quando Billie Joe si trasferì nei sobborghi del West Oakland, in un quartiere piuttosto degradato dove vivevano molti punk. “All’improvviso ero da solo in un quartiere del genere – ha raccontato – Ero spaventato ma poi all’improvviso mi sono sentito a casa. C’è una sorta di empatia per ciò che ti circonda quando hai intorno tossici, senzatetto e guerra tra bande”. Il meraviglioso pezzo contenuto in Dookie, She, non è dedicato a sua moglie bensì a una sua ex ragazza di nome Amanda: “Mi ha insegnato molto sul femminismo – ha detto – l’ho scritta come una canzone d’amore per lei ma parla anche di ciò che mi ha insegnato del suo attivismo in difesa delle donne”. 

In Dookie c’è poi Longview, un’altra canzone alla quale il cantante è molto legato perché in quel periodo si sentiva di nuovo perso: “Parla del sentirsi un perdente, del sentirsi solo – ha detto – ero in una sorta di limbo in quel periodo. Non avevo una ragazza, con Adrienne ci sono voluti quattro anni per metterci insieme. Noi intanto avevamo firmato con una grossa etichetta discografica e io accusai il colpo perché fino a quel momento eravamo stati una band underground”. Questo pezzo ha un sound molto diverso dalla musica in voga all’epoca: il giro di basso, in particolare, è molto bello e la cosa assurda è che Mike Dirnt lo ha composto mentre era sotto effetto degli acidi.

Nell’elenco di canzoni alle quali Billie Joe è affezionato c’è poi anche Brain Stew, contenuta nell’album Insomniac del 1995: il brano parla della metanfetamina, una droga che si stava affacciando sulla scena punk e che non faceva dormire. Era qualcosa che spaventava il frontman, così come il rischio di diventare troppo pop, ecco perché in questo disco la band ha messo una carica particolare, nel desiderio di essere ancora più punk. Nel frattempo lui si era sposato, aveva avuto un bambino e i fan iniziavano a seguirlo anche dentro casa, facendogli così scoprire i lati negativi dell’essere una rockstar.

In Nimrod, album del 1997, c’è invece Good Riddance (Time Of Your Life): è un pezzo acustico dedicato a un’ex ragazza che si è poi trasferita in Ecuador e racconta di come nella vita bisogna accettare che a volte le persone possano andare in direzioni diverse. Con Minority, contenuta nell’album Warning del 2000, Billie Joe ha iniziato ad avvertire l’esigenza di prendere una posizione politica: “L’ho scritta poco prima delle elezioni tra George Bush e Al Gore. Ho iniziato ad avvertire l’avanzata del conservatorismo – ha detto – questa canzone è una sorta di dichiarazione in cui affermo di voler essere oltre la linea, di non voler essere parte del gregge per riaffermare, al contrario, il mio individualismo”.

In American Idiot, album del 2004, c’è un altro grande pezzo al quale Billie Joe deve molto: stiamo parlando di Jesus of Suburbia, un brano con il quale il cantante pensa di aver portato a un livello ancora più alto il suo stile compositivo. Nello stesso album c’è poi Holiday, dove il frontman ha ripreso il tema della ricerca dell’individualità e del desiderio di mettere in discussione tutto ciò che tv, politica, scuola, famiglia e religione cercano di propinare.

Nel disco 21st Century Breakdown del 2009 c’è 21 Guns, un brano scritto in un nuovo momento di crisi del cantante, un periodo in cui di nuovo si è sentito perso di fronte al tempo che passa. Di Uno! (2012) Billie Joe cita Fell For You, scritta in un altro periodo di cambiamento e dunque di difficoltà; di Revolution Radio (2016), infine, a essere citata è Ordinary World, una canzone più country rispetto allo stile Green Day, scritta per l’omonimo film. Tutti questi brani, insomma, sono importanti per Billie Joe perché hanno in un certo senso segnato le fasi della sua crescita, sia musicale, sia come uomo.

Fonte : Virgin Radio