Odio l’estate, Aldo, Giovanni e Giacomo hanno perso il gusto per il demenziale

A più di vent’anni da Tre uomini e una gamba, troviamo il trio più meditabondo e sdolcinato che mai. Non si ride, qualche volta si sorrise, spesso si sbadiglia. Dal 30 gennaio

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L’intento di questo nuovo film di Aldo Giovanni e Giacomo è di tornare al passato e si capisce da subito, dalla maniera in cui si apre in piena continuità con lo stile dei primi 5 film realizzati dal trio. E non è un caso perché con i 3 comici è tornato Massimo Venier, storico regista e co-sceneggiatore. Lo si riconosce subito in Odio l’estate dal lento dolly che dall’alto scende verso il basso per presentare i personaggi, dall’uso della voce fuoricampo (di Aldo) per introdurre gli eventi con un animismo laico che proietta subito gli eventi su uno sfondo più grande: il grande affresco della vita. O qualcosa di simile.

Dopo un interludio durato 16 anni e 5 film, fatto di Babbi Natale, versioni cinematografiche di spettacoli teatrali, film-collage di vecchie gag e ricchi, poveri e maggiordomi, Aldo, Giovanni e Giacomo tornano più o meno alle origini, al film di viaggio e al meditabondo. Se in Tre uomini e una gamba Giacomino si andava a sposare e si viaggiava da Milano alla Puglia, qui sono tutti sposati con figli e si viaggia da Milano al mare per l’estate. Un’estate in cui tre famiglie diverse tra loro (popolar-meridionali, medio borghesi, alto borghesi) saranno costrette a convivere da un equivoco con la prenotazione della casa, facendo emergere rivelazioni e amicizie.

Sembra la trama di un film degli anni ‘80 dei fratelli Vanzina, ma in realtà siamo più sugli standard storici del trio, con tutti i pochi pregi e i molti difetti che si sono sempre portati appresso, ma di certo senza la forza propulsiva delle idee dei primi film, quelle che riuscivano rendere anche le trame più pretestuose interessanti, quelle che davano respiro ai personaggi minori. Quelle che insomma facevano sopportare anche i collage musicali con personaggi che guardano il cielo sospirando (sequenza che non manca nemmeno qui ovviamente, con musiche di Brunori SAS).

Questa storia di co-housing forzato è una maniera per trarre piccoli e semplici principi di buona vita, per raccontare le quotidiane fatiche di coppia, per ammirare i primi amori dei figli e osservare qualcosa che va a finire bene, con una lacrima dopo diversi sorrisi. Insomma non siamo davvero dalle parti del cinema più audace ma semmai di quello più casalingo dai sapori noti, con un tono balneare che fa un po’ ridere a gennaio ma che in effetti era una delle poche dimensioni ancora inesplorate dal trio. E questo al netto del fatto che qui citano (rifacendola) la nota scena della partita di calcio in spiaggia di Tre uomini e una gamba. Giusto per ricordare la distanza tra i due film.

Perché purtroppo negli anni il bilanciamento dei film del trio si è molto spostato dallo scintillante al meditabondo, aumentando le parti riflessive, quelle musicali e quelle sdolcinate a discapito di quelle realmente assurde, senza senso e al limite del demenziale. In questo film in cui la soluzione preferita sembra essere la fuga (scappa un cane, scappa un figlio in un altro momento e alla fine fanno un minifuga i tre padri), c’è l’esplicita intenzione di chiudere insistendo su una sorta di amarezza che è spesso presente nei loro film ma che qui trova una centralità maggiore. È quasi l’opposto di quello per cui il cinema italiano è famoso: non raccontano i drammi in forma di commedia, loro prendono la commedia e ci inseriscono ad un certo punto e in maniera molto circoscritta, un’oncia di dramma.

Non aiutano i comprimari, stavolta stranamente di gran prestigio. Le mogli dei tre sono infatti tra le migliori attrici non protagoniste del cinema e della tv italiana. Sono Carlotta Natoli (dirompente in Tutti pazzi per l’amore), moglie di Giovanni, Maria di Biase (del duo Nuzzo e Di Biase) perfetta compagna di Aldo e Lucia Mascino la più completa delle tre, capace di passare da svampita progressista con fisse di new age e spiritualismi a donna borghese spaventata da tutto. Accoppiata con buona trovata a Giacomino. Sono tutte spalle ottime ma il disegno generale non gli consente di più, lo spazio serio, come sempre è quello dei tre e come da troppo tempo gli capita i tre sono abbastanza spompati.

Fonte : Wired