Reddito di cittadinanza, controlli a tappeto: chi rischia la “visita” delle fiamme gialle

Proseguono i controlli della Guardia di Finanza per stanare eventuali furbetti del reddito di cittadinanza. Secondo il Sole 24 Ore, al setaccio delle fiamme gialle ci sarebbero 2.706 cittadini beneficiari della misura di sostegno “che potenzialmente non ne avevano diritto”.

Incrociando le informazioni delle banche dati, la Gdf ha ricostruito una sorta di profilo di rischio: 184 beneficiari hanno ottenuto il punteggio più alto (100) e saranno i primi a ricevere la “visita” delle fiamme gialle. Per altri 408, invece, il livello di rischio ha prodotto un punteggio poco più basso (80) con almeno uno dei valori incrociati con i requisiti richiesti per ottenere la prestazione sociale agevolata. E poi ci sono altri  2.030 cittadini e 78 datori di lavoro che vengono considerati comunque profili da tenere d’occhio.

Sotto la lente della Guardia di Finanza sono finite anche 72 società, “da cui emergono licenziamenti e dimissioni sospette finalizzate al solo scopo di ottenere il Rdc”. Tra i casi a rischio il Lazio si pone in vetta alla “classifica” con 325 posizioni da controllare, seguono Lombardia (314) e Campania (287).

Reddito di cittadinanza, come potrebbe cambiare

Intanto nella maggioranza di governo tiene banco il dibattito sulle possibile modifiche da apportare alla misura bandiera del M5s. In un’intervista rilasciata ieri all’Huffington Post, il vicepresidente dem Andrea Orlando ha parlato della necessità di fare “un tagliando a quota 100 e reddito di cittadinanza”. 

Una richiesta condivisa dal ministro dell’Economia Roberto Gualtieri. Secondo il titolare del Tesoro, il reddito di cittadinanza “si sta rivelando una misura efficace nel contrasto alla povertà” e tuttavia “la dobbiamo migliorare nella sua capacità di sostenere politiche attive del lavoro”. 

Reddito di cittadinanza, come potrebbe cambiare

Già un paio di settimane fa la sottosegretaria al ministero del Lavoro e delle Politiche sociali, Francesca Puglisi, aveva chiesto dei “correttivi per evitare che funzioni come disincentivo al lavoro”. Secondo Puglisi, bisognerebbe “incentivare l’accettazione di occupazioni anche a tempo parziale” e separare la situazione di ogni singolo componente del nucleo familiare da colui che percepisce il reddito di cittadinanza altrimenti il disincentivo al lavoro è maggiore.

Il Pd non ha tuttavia mai messo in dubbio la ratio della misura dal punto di vista del sostegno alle persone in difficoltà: l’importo dell’assegno, per dirla in termini semplici, non viene messo in discussione. Almeno dai dem.

Rdc, Parente (Italia Viva): torniamo al Rei

A chiedere di rivedere profondamente la misura è invece la senatrice di Italia Viva Annamaria Parente. “Tutto il governo ascolti il messaggio che arriva dal tavolo dell’Alleanza contro la povertà. Oggi (ieri, ndr) alla presentazione del rapporto sul monitoraggio delle misure per il contrasto al disagio sociale e per l’inclusione sono emerse tutte le storture dell’attuale Reddito di cittadinanza che è disegnato male e con difficoltà pratiche oggettive ed impossibili da superare” ha detto l’esponente di IV.

La proposta è di tornare a “distinguere le politiche di contrasto alla povertà, incardinate in un welfare unitario e municipale, utilizzando il Reddito di Inclusione come misura più adatta, eventualmente da estendere, da quelle per il sostegno alle imprese e al lavoro che necessitano di un progetto di ampio respiro sull’istruzione di base e sulla formazione per la creazione di competenze utili allo sviluppo del lavoro”.

M5s: “Rdc risposta per milioni di cittadini rimasti ai margini”

Il M5s però sembra refrattario a qualunque ipotesi di modifica. “L’introduzione del reddito di cittadinanza in Italia ha dato una risposta seria e concreta a milioni di cittadini, rimasti ai margini”, spiegano in una nota i senatori dei 5 Stelle in commissione Lavoro al Senato. “Parliamo di una misura – proseguono -, che è stata capace di coniugare per la prima volta sostegno economico per disoccupati, soggetti a rischio di emarginazione sociale e inoccupati al sistema delle politiche attive del lavoro con il coinvolgimento dei centri per l’impiego. Il Governo ha stanziato 2 miliardi di euro per far ripartire i Cpi e dato la possibilità alle Regioni di assumere 11 mila 600 operatori a tempo indeterminato”.

M5s: “Sul reddito di cittadinanza non torniamo indietro”

Insomma, nessuna autocritica. “È grazie a questo strumento che il sistema delle politiche del lavoro in Italia ha fatto decisamente un passo avanti. Il reddito di cittadinanza – proseguono – è stato introdotto nel nostro ordinamento giuridico in piena attuazione di uno dei principi fondamentali: l’articolo 3 della nostra Costituzione. Rispediamo al mittente qualsiasi accusa strumentale perché indietro non si torna. Il reddito di cittadinanza è una risposta seria per milioni di famiglie italiane, perché oltre al sostegno economico destinato al beneficiario punta a formare e riqualificare il percettore e reinserirlo nel mercato del lavoro”.

“Abbiamo restituito dignità e diritti negati – sottolineano gli esponenti del M5S- a milioni di persone”. “Se le famiglie italiane che lo percepiscono – concludono – oggi possono portare in tavola un pasto caldo in più o fare la spesa grazie al Reddito ne siamo orgogliosi. Indietro non si torna”.

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Fonte : Today