Crossing Point – I signori della droga, recensione del film con Shawn Lock

I film ambientati nei pressi del confine messicano si portano spesso dietro una doppia anima, quella dichiaratamente di genere e un’altra quale spunto di riflessione sociale sulle condizioni di vita delle popolazioni locali, con i narcotrafficanti e i mercanti di uomini che fanno il buono e il cattivo tempo mentre le autorità, di sovente corrotte, brancolano nel buio. Basti pensare a titoli più o meno recenti come Le Belve di Oliver Stone, al crepuscolare Non è un paese per vecchi dei fratelli Coen o al magistrale Sicario (e relativo seguito, Soldado) firmato da Denis Villeneuve.
La zona di frontiera è d’altronde perfetta per le dinamiche tipiche dell’action/thriller, con i pericoli che si nascondono in agguato dietro ogni angolo e nessuno di cui potersi realmente fidare. Un destino che vede coinvolto anche il malcapitato protagonista di Crossing Point – I signori della droga, frutto di una co-produzione tra Stati Uniti e il Paese latino, che ha visto la luce nel 2016.

Una vacanza da incubo

L’americano Michael è in vacanza con due amici, suoi connazionali, e la nuova fidanzata Olivia, di origini messicane, nella cittadina natale della ragazza. Al loro arrivo tutto sembra procedere per il meglio e il protagonista chiede alla compagna di presentarlo ai genitori, richiesta che però non può essere esaudita in quanto Olivia viene rapita la sera stessa da una banda di narcotrafficanti. Michael viene ricattato affinché trasporti, nel tempo limite di dodici ore, uno zaino contenente una partita di cocaina rubata ad un cartello rivale oltre confine, negli Stati Uniti; qualora non riuscisse nell’impresa o contattasse la polizia, Olivia verrebbe uccisa senza pietà.
Il ragazzo si trova così in una vera e propria corsa contro il tempo per salvare l’amata prima che scada l’ora X, ma nel frattempo un team di forze speciali che da tempo indaga sullo spaccio di droga si mette sulle sue tracce, complicando ulteriormente una missione già di per sé proibitiva…

Una gradevole medietà

Un onesto b-movie che, pur al netto di evidenti limiti di budget, svolge il suo compito da puro intrattenimento di genere con il giusto piglio, offrendo una discreta varietà di situazioni e un buon numero di personaggi secondari nel corso dell’ora e mezza di visione. Crossing Point – I signori della droga (disponibile anche nel catalogo di Amazon Prime Video) scade a tratti in alcune ovvietà e forzature narrative, e qualche gratuità stilistica è presente nell’elementare messa in scena, ad esempio nel countdown sullo schermo ad informarci del tempo rimasto a disposizione al protagonista, o lo sguardo spesso insistito su dettagli casuali dell’ambientazione, espediente atto ad esasperare il senso di confusione di Michael.

Ciò nonostante il regista Daniel Zirilli, specialista di produzioni similari (ha lavorato tra gli altri con Steven Seagal in Asian Connection e con Dolph Lundgren nel recente Acceleration), riesce a tenere alto il ritmo degli eventi e irrobustisce il comparto action con una manciata di sequenze discretamente coinvolgenti, tra fughe e inseguimenti a perdifiato tra le strade cittadine.
Anche il cast, pur senza eccellere, si adatta con duttilità ai rispettivi ruoli, con l’esordiente Shawn Lock (anche co-autore della sceneggiatura) credibile nella parte principale e alcuni comprimari più navigati quali Luke Goss, Tom Sizemore e Rudy Youngblood in cruciali vesti di contorno.

Fonte : Everyeye