Esiste un legame tra violenza sulle donne e crisi ambientale

Lo rivela uno studio di Iucn, che evidenzia come i problemi causati da ambiente e clima deteriorati colpiscono soprattutto le donne, specialmente in alcune aree del mondo

(foto: Marcos del Mazo/Getty Images)

Il crescente degrado ambientale sta alimentando la violenza contro le donne? A sostenerlo è un nuovo studio condotto dall’ong Unione internazionale per la conservazione della natura (Iucn) secondo cui la diminuzione delle risorse naturali sul pianeta – a causa di crisi climatica, criminalità, deforestazione e inquinamento delle industrie estrattive – sta esacerbando la “disuguaglianza di genere e gli squilibri di potere nelle comunità e nelle famiglie che affrontano sia la scarsità delle risorse che lo stress sociale”. Detta con parole semplici: dato che le risorse naturali diminuiscono anche per peggioramento del cambiamento climatico, coloro che detengono il potere nel mondo – essenzialmente, ancora, gli uomini – possono sfruttare più facilmente le donne.

Questo studio aggiunge all’urgenza di arrestare il degrado ambientale tutto quell’insieme di azioni volte a fermare la violenza di genere in tutte le sue forme e dimostra che le due questioni devono spesso essere affrontate insieme” ha affermato il direttore generale di Iucn, Grethel Aguilar. Analizzando oltre 80 case study mondiali e esaminando più di mille fonti, l’analisi si rivela una delle più approfondite di cui disponiamo al momento sulla relazione fra i due settori. L’intensificarsi della crisi climatica, infatti, porta, fra le altre cose, ad aumenti delle disuguaglianze. E se finora diversi esperti avevano affermato che i paesi economicamente più deboli saranno quelli che più subiranno l’impatto del cambiamento, il report prova a far luce sul ruolo della donna in queste comunità.

Dove e quali minacce

I ricercatori, infatti, hanno scoperto che le donne in questi contesti hanno meno accesso alle risorse naturali e affrontano maggiori minacce di violenza nei casi di bracconaggio di animali selvatici o estrazione illegale di risorse. Il rapporto cita come esempio lo schema sex-for-fish che vige in alcune dell’Africa orientale e meridionale, dove la scarsità del bene – in questo caso il pesce, anche per i problemi di sovrasfruttamento ittico del continente – fa sì che i pescatori si rifiutino di vendere pesce alle donne se non in cambio di sesso. Nel paper si rileva poi che per compiere attività illegali si fa ricorso al traffico di esseri umani e abusi sessuali: vengono citate, ad esempio, le miniere illegali in Sud America o il disboscamento illegale in alcune parti del continente africano.

Allo stesso tempo, però, emerge che una delle maggiori minacce ambientali per le donne è quando scelgono o sono costrette a difendere la terra e le risorse della comunità. Questo è vero soprattutto fra gli indigeni: negli ultimi 15 anni sono morte circa 684 persone per la difesa del territorio. Se questo vale per tutti i generi, lo studio fa notare che ci sono circa 609 rapporti di aggressione contro donne nelle centro America e in Messico solo fra il 2015 e il 2016.

Il legame col cambiamento climatico

Secondo vari case study analizzati dalla ricerca, anche i cambiamenti climatici possono portare a un aumento della violenza di genere. Questi rappresentano, infatti, uno degli aspetti che il report prende in analisi sotto la voce “degrado ambientale”. Ma, di fatto, vi si possono ricollegare tutti gli altri: l’aumento della deforestazione peggiora il cambiamento climatico, così come l’estrazione di petrolio e gas contribuisce al riscaldamento globale che, a sua volta, interrompe i cicli naturali causando problemi a varie comunità.

Per citare degli esempi, il report analizza come la siccità ha influenzato la violenza di genere tra gli agricoltori ugandesi e australiani. “Le pressioni finanziarie associate alla siccità sono state in parte la causa di un aumento del consumo di alcol e droghe da parte degli uomini, che ha provocato un aumento della violenza contro le donne”, si legge nel rapporto nell’analisi della situazione in Australia. Va poi considerato che eventi meteorologici estremi stanno assumendo nuove forme, aumentando il rischio – si fa notare – che le donne vengono sfollate da casa e diventino rifugiate. Un fattore che può esporle, insieme ai bambini piccoli, alla tratta di esseri umani. Ma gli eventi estremi non hanno conseguenze negative per le donne solo nei paesi in via di sviluppo: nel 2018, ad esempio, dopo l’uragano Micheal negli Stati Uniti sono aumentati gli abusi domestici.

Fonte : Wired