Il piano di pace di Trump per il Medio Oriente non è un piano di pace

Attivisti palestinesi protestano nella valle del Giordano al check point israeliano (Foto EPA ALAA BADARNEH)

Il piano di pace proposto da Trump mina la pace in Medio Oriente. Lo scandiscono a chiare lettere le cancellerie arabe dopo la presentazione del progetto di annessione dei territori palestinesi ad Israele. 

È la contesa territoriale più complessa (e antica) al mondo: la Palestina dei “due popoli due Stati” difficilmente potrà trovare una periodo di pacificazione grazie a quello che il presidente degli Stati Uniti d’America ha definito “Accordo del Secolo“. In primis perché non si tratta di un accordo che prevederebbe un consenso della parti: quella avanzata da Trump è una proposta avanzata verso il popolo palestinese che ricalca per certi versi lo status quo della colonizzazione israeliana dei territori della Cisgiordania.

“Vision of peace”: il piano Trump per l’accordo del secolo

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Da anni infatti i governi israeliani avevano incoraggiato l’accrescimento delle colonie e oggi 400mila persone vivono nei territori che formalmente – secondo la risoluzione Onu del 1967 – sarebbero dell’autorità palestinese. 

Secondo la proposta Trump oltre al riconoscimento della maggioranza delle colonie come territorio israeliano, così come gran parte della Cisgiordania come i territori fertili della valle del Giordano. Inoltre ad Israele passerebbe il totale controllo della Città Vecchia di Gerusalemme.

Quello che è stato offerto ai palestinesi come base per la trattativa è la possibilità di creare uno staterello demilitarizzato, privo di una integrità territoriale che verrebbe garantita grazia a “ponti e tunnel” come quello che dovrebbe collegare la Striscia di Gaza alla Cisgiordania.

Difficile aspettarsi applausi. Più facile vedere l’intera comunità internazionale giudicare la proposta di accordo “irricevibile”. 

Anche la placida Italia ha pubblicamente bocciato il piano Trump spiegando – in un comunicato ufficiale della Farnesina – che pure accogliendo gli sforzi statunitensi ” tuttavia valuterà con molta attenzione i contenuti della proposta di Washington, in coordinamento con l’Unione Europea e in linea con le rilevanti risoluzioni delle Nazioni Unite” 

“nella convinzione che la soluzione a due Stati resti la prospettiva più giusta e sostenibile”.

Cosa succederà ora? Se Hamas – la milizia che tiene militarmente dal 2006 la striscia di Gaza – ha ovviamente respinto un accordo che la vorrebbe sciolta con l’accusa di terrorismo, le principali cancellerie mediorientali hanno bocciato il piano Trump. Turchia, Iran, Siria e Libano si sono allineati alla posizione della Giordania che con le parole del ministro degli Esteri Ayman Safadi, ha spiegato che lo Stato palestinese dovrà avere come capitale Gerusalemme Est e non la ”Gerusalemme orientale” cui ha fatto riferimento Trump indicando il villaggio di Abu Dis, zona che si trova in Cisgiordania al di fuori dai confini della città santa.

Intanto disordini si sono registrati nella Valle del Giordano dove attivisti, membri del comitato esecutivo dell’Olp, esponenti di Fatah e di altre fazioni palestinesi hanno manifestato contro i piani di annessione israeliani. Ma proteste sono in corso un po’ ovunque: nella parte orientale di Gerusalemme, nei campi profughi di Arroub e Fowwar e nella zona di Hebron due palestinesi sono rimasti feriti da pallottole sparate dai militari israeliani durante incidenti scoppiati vicino all’insediamento di Psagot. Proteste si sono tenute anche all’ingresso settentrionale di Betlemme dove le forze israeliane hanno sparato gas lacrimogeni. A Gaza è in corso uno sciopero generale: saracinesche dei negozi abbassate, sedi del governo chiuse e lezioni sospese in scuole ed università. Già ieri migliaia di palestinesi avevano bruciato pneumatici ed immagini di Trump e del primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, mostrando uno striscione con scritto “La Palestina non è in vendita”.

Intanto il governo israeliano ha iniziato a discutere tra mille polemiche: il primo ministro più longevo della storia d’Israele Netanyahu infatti guida dal dicembre 2018  un governo ad interim senza maggioranza in Parlamento. L’Accordo del secolo è stato annunciato nel pieno della campagna elettorale in Israele, dove ai primi di Marzo sono previste le nuove elezioni, le terze in un anno, dopo che elezioni di aprile e settembre non hanno portato alla formazione di un nuovo esecutivo.

Sabato è invece attesa la riunione di emergenza della Lega Araba che ha già denunciato come il piano Trump “violi un gran numero dei diritti legittimi dei palestinesi sulle loro terre”. 

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Fonte : Today