L’uscita di iPhone 9 rischia di slittare a causa del coronavirus

Il tanto rumoreggiato melafonino potrebbe ritardare il debutto per via dell’emergenza sanitaria in Cina

iPhone 9 se 2(Foto: OnLeaks)

Per il nuovo iPhone 9 potrebbe prospettarsi un lancio posticipato rispetto agli iniziali piani previsti per la primavera 2020. Non per problemi tecnici, non per ripensamenti, quanto per il grande spauracchio di questo inizio anno ovvero il coronavirus che si sta diffondendo a grande velocità in Cina (e non solo).

A riportare la voce è Bloomberg. La maggior parte degli iPhone assemblati nell’immenso paese asiatico sono in mano a due aziende manifatturiere sotto contratto con Apple, ovvero Foxconn e Pegatron. Entrambi sono a circa 500 km di distanza da Wuhan dove l’epidemia si è scatenata.

Sia a Zhengzhou (nella provincia di Henan) con Foxconn sia nei dintorni di Shanghai con Pegatron si sono registrati casi di contagio, dunque il governo cinese potrebbe decidere di sospendere le attività in modo preventivo dopo l’attuale sosta per il capodanno cinese (peraltro prorogata fino al 2 febbraio). Sarebbe la mazzata definitiva che allontenerebbe la data di lancio di diverse settimane, se non mesi.

Basti pensare che gli ultimi rumors ipotizzavano qualcosa come 15 milioni di iPhone 9 (o iPhone Se 2 che dir si voglia) commissionati per la produzione a partire dalla terza settimana di febbraio. Le ultime previsioni del virus danno come un picco della diffusione tra marzo e aprile, ma anche se così non fosse, sembra impensabile che già fra un mese l’allarme sia rientrato.

Se iPhone 9 sarà, dunque, potrebbe partire già con una grossa difficoltà. E anche se ora sembra lontano settembre, mese di lancio dei nuovi iPhone 12, la grande incertezza attorno al coronavirus potrebbe iniziare a preoccupare Apple. Nel frattempo il numero uno dei californiani Tim Cook ha twittato che la società co-fondata da Steve Jobs sosterrà economicamente la lotta al virus che, al momento della stesura dell’articolo, ha già mietuto oltre 100 vittime.

Fonte : Wired