Milano svegliati: sei la città in cui si vive meglio in Italia, ma la tua aria è irrespirabile

in foto: Milano avvolta dallo smog (1)

Siamo solo a gennaio eppure questo 2020 rischia di guadagnarsi il triste primato di trentina più nociva dell’anno. In termini di aria s’intende, sì perché a Milano da giorni l’aria è irrespirabile. Questa mattina sono uscita di buon ora per una passeggiata e mi è bastato fare pochi passi per sentirmi praticamente schiacciata da un’aria pesante e maleodorante. Mi sono guardata intorno pensando che potesse esserci una fonte, un luogo qualunque nelle mie vicinanze che gettasse fiotti dissolti in umidità, ma non ho trovato nulla. E allora lo sguardo l’ho rivolto in alto, verso quel cielo invisibile e a tratti bassissimo: era grigio e non bianco come nei giorni di nebbia o in quelli che precedono la neve e avevo la sensazione che da un momento all’altro mi travolgesse. L’aria pesante e lo smog che sentivo nelle narici e nella testa mi hanno costretta a tornare a casa.

Smog a Milano: le tante parole e i pochi interventi

A Milano non si respira. E non oggi, nemmeno ieri, e nemmeno l’altro ieri: a Milano non si respira da giorni eppure nessuno sembra accorgersene. Anzi qualcuno sì, e per questo ogni volta che i nuovi dati di Pm10 si aggiornano e rincorrono scorrono parole, tante, e interventi, pochi: domenica 2 febbraio ci sarà il blocco totale del traffico a Milano. Lo ha annunciato il sindaco Giuseppe Sala che, dopo averne spiegato la necessità dettata da un pericoloso susseguirsi di giorni in cui i livelli di polveri sottili in città hanno nuovamente sfiorato i valori massimi, ha però sottolineato come “Non è che una giornata di blocco cambi la situazione ma una domenica in cui si usa la bicicletta male non fa”. Male invece fa l’aria che quotidianamente siamo costretti a respirare, e no, non è populismo, è la denuncia di un fenomeno che città come Milano si trovano ad affrontare senza però riuscire a portare a casa troppi risultati.

in foto: Milano avvolta dallo smog (2)

Lo dicono le analisi, lo dicono i dati, lo dicono le malattie respiratorie, pericolosamente in  aumento, in particolare tra i bambini. Secondo il dossier curato da Legambiente “Mal’aria” che fotografa la qualità dell’aria analizzando i trend degli ultimi anni, nel 2019 Milano è al secondo posto in Italia per numero di giorni di superamento dei livelli di Pm10 in almeno una centralina, 72 giorni in totale. Mentre, se si guarda nel lungo periodo, ma volgendoci al passato, negli ultimi dieci anni sono quasi 900 i giorni di aria inquinata fuorilegge: i cittadini milanesi nell’ultimo decennio hanno respirato aria inquinata per quasi 2 anni e mezzo. Dati che non sembrano migliorare in questo inizio d’anno dove sono diverse città lombarde dove si sono già registrati dai 15 ai 19 giorni consecutivi di superamento dei limiti di legge. Continuano a dirci che c’è emergenza smog ma in realtà l’emergenza riguarda l’aria.

Emergenza smog: i bambini sono i più esposti

Lo dicono anche i medici secondo i quali a pagare le conseguenze più gravi sono, come spesso, accade i bambini che arrivano a respirare fino al doppio del particolato respirato dagli adulti. E i danni che può provocare lo smog sono tanti, troppi, finendo per influenzare in maniera negativa non solo il neurosviluppo ma anche le capacità cognitive dei più piccoli. Mentre per quanto riguarda il sistema respiratorio quest’ultimo subisce gli stessi danni sia negli adulti che nei bambini: l’inquinamento provoca infatti l’aumento dei casi di asma e fino all’1 per cento della mortalità respiratoria in bimbi esposti. La soluzione? Proteggerci dallo smog con dei filtri antiparticolato, evitare di portare i bambini in giro nei passeggini in quanto più vicini al manto stradale, far sì che le attività fisiche così come i giochi non vengano svolti all’aria aperta. Interventi utili ma non risolutivi che sembrano semplicemente una profonda privazione di libertà.

La città più vivibile d’Italia che toglie l’ossigeno ai cittadini

Gli interventi risolutivi sono tutti a lungo termine. In queste settimane il sindaco di Milano Beppe Sala ha più volte sottolineato che la questione ambientale è un tema frustrante perchè solo nel lungo periodo si possono cambiare tutti gli autobus, si possono incentivare le persone a cambiare macchine o caldaia, a utilizzare i mezzi pubblici e, chissà, anche a non fumare all’aperto. La questione, come spesso accade, diventa politica, e si finisce in un vortice di promesse, battaglie elettorali e spot più o meno green. E mentre c’è chi spera nell’arrivo di una pioggia risolutrice “certamente più efficace del blocco del traffico”, c’è chi invece combatte affinché la serenità del cittadino sia preservata, affinché la sua libertà di utilizzare l’auto non venga intaccata. Se da un lato dunque si guarda al lunghissimo termine, dall’altro al brevissimo. Intanto Milano nel 2019, e per il secondo anno consecutivo, è stata incoronata la città in cui si vive meglio, sbaragliando la concorrenza nella classifica sulla Qualità della vita in Italia in campi come affari e lavoro, ricchezza e consumi e offerta culturale. Ma come può la città più vivibile d’Italia togliere l’ossigeno ai suoi cittadini? In un senso puramente metaforico la dualità fa tristemente sorridere: continuiamo a dare a una città che sembra invece non restituirci il bene primario, ovvero l’aria che respiriamo. Con conseguenze disastrose per il nostro futuro.

Fonte : Fanpage