Paziente 64 – Il giallo dell’isola dimenticata, la recensione del thriller

Il grande successo editoriale della saga di Millennium – Uomini che odiano le donne ha definitivamente sdoganato il thriller svedese agli occhi del grande pubblico letterario, portando poi a una sorta di effetto copia-incolla anche sul versante cinematografico: la versione autoctona con Noomi Rapace e quelle più sfortunate di matrice hollywoodiana hanno portato anche su grande schermo le atmosfere torbide di questi polizieschi duri e puri in cui il Male si nasconde nei posti più impensabili. Anche il film di cui andiamo a parlare in quest’occasione, ossia Paziente 64 – Il giallo dell’isola dimenticata, è tratto dall’omonimo romanzo, pubblicato anche in Italia, dello scrittore danese Jussi Adler-Olsen, il quarto di una saga (che conta a oggi sette volumi) che racconta le indagini della squadra investigativa “Sezione Q” capitanata dall’ispettore Carl Mørck. I tre precedenti libri sono stati anch’essi oggetto di trasposizioni: Carl Mørck – 87 minuti per non morire (2013), The Absent One – Battuta di caccia (2014) e Conspiracy of Faith – Il messaggio nella bottiglia (2016).

Un segreto dal passato

La trama ha inizio quando un team di operai, impegnato in lavori di ristrutturazione, trova un muro segreto in un appartamento e scopre la presenza di tre corpi mummificati. Il caso finisce sulla scrivania del detective Carl Morck e del suo assistente di origini arabe, Assad, prossimo a una promozione con annesso trasferimento. Gli agenti tentano di scoprire l’identità delle vittime mentre, parallelamente, ci viene mostrata un’altra vicenda ambientata nel passato che vede per protagonista una giovane ragazza, mandata in una clinica medica dopo che il padre aveva scoperto la sua relazione illecita col cugino. Gli investigatori finiranno così per scoperchiare un giro di segreti e bugie che circonda quanto realmente avvenuto all’interno di quella struttura ospedaliera, con le conseguenze che sembrano ripercuotersi anche sul presente, e svelano una cospirazione che coinvolge le più alte cariche sociali e politiche del Paese.

Per una giusta causa

Dal 1934 al 1967 oltre 11.000 donne danesi sono state sterilizzate contro la loro volontà.“: questa scritta che precede lo scorrere dei titoli di coda non appartiene purtroppo alla finzione ma a una tragica verità tenuta nascosta all’opinione pubblica dell’epoca, salvo poi venire scoperta in tempi più recenti. Un vero e proprio insabbiamento che funge da spunto narrativo per il romanzo alla fonte e, conseguentemente, per questo solido adattamento cinematografico, che guarda ad alti modelli con una spiccata personalità e senza il timore di mostrare scene disturbanti, sia dal punto di vista fisico che psicologico. Paziente 64 – Il giallo dell’isola dimenticata procede su un doppio binario: nel primo sembra adattarsi a una linearità tipica delle produzioni a tema per il piccolo schermo nella gestione dei personaggi principali, nel secondo spariglia le carte e offre un più ampio respiro spettacolare, permettendo alla relativa messa in scena di appassionare diversi target di pubblico.

Se le scene crude, come detto, non mancano, con tematiche quali gli abusi sessuali e l’aborto al centro di una vicenda dal forte taglio drammatico, la storia ha il merito di indagare anche in piaghe sempre più spaventose e contemporanee come l’ascesa del razzismo e i deliri di presunta superiorità della razza bianca, con la figura del co-protagonista arabo Assad quale mezzo ideale per esplorare l’incontro tra culture e l’attigua integrazione nello stato danese. Nelle due ore la tensione non cala mai di ritmo e il buon numero di colpi di scena, avvantaggiato dalle linee temporali che si alternano durante la visione, riesce a mantenere alto l’interesse fino alla definitiva resa dei conti e invoglia a esplorare le passate pellicole tratte dai libri e citate nel paragrafo introduttivo.

Fonte : Everyeye