5 cose da sapere su Davide Toffolo

Anche se la nomina a Magister di Napoli ne cementa la statura mainstream, Toffolo resta uno dei paladini e dei pionieri del fumetto italiano indipendente. La sua gavetta nasce da lontano, e ne è passata di acqua sotto i ponti da quando inchiostrava le storie di Giuseppe Palombo sulla rivista antologica Cyborg (Star Comics). Proprio da quella esperienza nei primi anni ’90, Toffolo trae dal cilindro l’idea di Dinamite insieme al fumettista Giovanni Mattioli, un nuovo magazine in 12 numeri (di cui ne sarebbero poi usciti solo due) edito dalla bolognese Granata Press. E poi saranno gli anni di Mondo Naif, nata come miniserie Star Comics nel 1996 e diventata poi (anche dopo l’abbandono dello stesso Toffolo) una vera e propria vetrina per i più promettenti giovani autori di fumetti italiani tra il 1998 e il 2005, sotto le edizioni Kappa. Ci sarà poi il passaggio a Panini Comics per l’etichetta Cult Comics! con la rivista Fandango, sempre però mantenendo i pieni diritti intellettuali sui propri personaggi e fumetti, un mantra caro a Toffolo che gli ha permesso, sempre, di restare un autore indipendente Anche se Davide Toffolo è sostanzialmente un autore autodidatta, il suo stile e la sua arte si sono affinati nel corso degli anni, prendendo direzioni ben precise, anche grazie al supporto dei maestri presso cui ha studiato e “fatto bottega”. Dopo aver frequentato un corso di disegno anatomico per chirurghi all’Università di Bologna, Toffolo è stato ammesso nella Scuola di disegno Zio Feninger fondata da Igort e Daniele Brolli, con insegnanti del calibro di Magnus e Lorenzo Mattotti e con compagni di banco come Giuseppe Palumbo e Otto Gabos. Igort è rimasto una presenza costante nella vita professionale di Toffolo, fornendogli consigli severi ma preziosi, diventando un suo mentore in diverse avventure editoriali, e prendendolo poi nella scuderia Fandango Editore.  Nelle sue apparizioni pubbliche nella band I tre allegri ragazzi morti, Toffolo assume un’identità segreta, un alter ego che si nasconde dietro una maschera da teschio e un ingombrante costume da yeti. La maschera, condivisa da tutti i membri della band, non viene (quasi) mai tolta durante le esibizioni, salvo richiesta di non scattare foto ai volti dei musicisti. Introdotta inizialmente per dare un’identità più riconoscibile al gruppo, è diventata ben presto qualcosa di più, il simbolo di una visione collettiva che vuole includere la società intera. E il costume da yeti? È stato trovato da Toffolo per caso, in un mercatino di Livorno, ed è in realtà una mimetica militare (Attribuzione foto Creative Commons. Autore: Niccolò Caranti) Giovanissimo, Davide Toffolo si è scoperto enfant prodige del disegno a fumetti, ma anche della musica. Due espressioni artistiche che sono a lungo rimaste parallele, per poi intrecciarsi nella serie Cinque allegri ragazzi morti e soprattutto nel volume semi-autobiografico Graphic novel is dead. La carriera musicale di Toffolo inizia negli anni ’70 nel movimento punk The great complotto, cui si era unito inizialmente come illustratore, rimanendo irretito dall’energia e dal senso di condivisione che invece sembravano carenti nel mondo dei disegnatori di fumetti. Ma è la fondazione dello storico gruppo indie Tre allegri ragazzi morti, nel lontano 1994, a cementare la figura di Toffolo come musicista nel corso di oltre venti anni di sonorità punk-rock alternative (Attribuzione foto Creative Commons. Autore: Simone Celestino) Piera degli Spiriti è il primo fumetto pensato da Toffolo per diventare, una volta concluso, un vero e proprio romanzo grafico. Questo accadeva più di venti anni fa, quando il fumetto italiano era rappresentato principalmente dagli albi Bonelli, dalle storie Disney, e dalle grandi riviste d’autore come Linus. Insomma, ben prima del boom della graphic novel moderna. Non pago di aver contribuito a fondare il genere, Toffolo ha realizzato nel 2014 l’opera semi-autobiografica intitolata Graphic novel is dead (Rizzoli Lizard, 143 pp, 16 euro): una dichiarazione che equivale a dire “Il re è morto, lunga vita al re” o, in altre parole, che la graphic novel è nata, è cresciuta, e si è evoluta ben oltre i suoi confini di genere e stile 

Fonte : Wired