I 10 migliori piani sequenza unici (veri o finti che siano)

Gli esperimenti più folli, le trovate più audaci, i rischi più grandi. A partire da 1917, al cinema ora

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È un sogno vecchissimo che nel nuovo millennio è diventato solida realtà. Fare un film che si svolga nel tempo in cui lo spettatore lo guarda, che non sia alterato dai salti temporali del montaggio e che mantenga un’unità di tempo teatrale con in più tutte le altre virtù del cinema (in primis, l’assenza di limiti spaziali). Il piano sequenza, cioè la ripresa unica senza stacchi, è stata per decenni una trovata limitata a pochi minuti per via dell’ingombro della pellicola (non ci sono contenitori sufficienti per portarne così tanta da fare un film in un’unica ripresa). Con il digitale è diventata realtà.

1917, questa settimana in sala, porta l’idea del piano sequenza unico ad un altro livello, lo sposta nel campo delle grandi ricostruzioni storiche, della Prima Guerra Mondiale e degli spazi immensi. Non è un vero unico piano sequenza, ma una serie di piani sequenza uniti digitalmente per sembrare uno solo. I giunti stanno nei momenti in cui un oggetto passa davanti alla videocamera, o viene buio per poco. Il risultato è un’esperienza di un paio d’ore immerse nel conflitto combattuto nelle campagne francesi. Uno spettacolo di grandissima portata e stupefacente immersione.

Era l’occasione irrinunciabile per una classifica dei migliori 10 film girati per davvero o per finta in un unico piano sequenza, quelli cioè che hanno cercato di creare l’illusione dell’unità di tempo.

10. Timecode (2000)

Esperimento di Mike Figgis (che prima aveva diretto film di sistema come Mr. Jones o da Oscar come Via da Las Vegas), in cui quattro segmenti di storia sono filmati contemporaneamente con altrettante videocamere diverse e mostrati insieme dividendo in quattro riquadri lo schermo. Tutti in piano sequenza. La storia segue vari attori che preparano un film in un ufficio di produzione. Difficoltà: elementare, data la location unica e il numero di personaggi in ballo.

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9. Blind Spot (2018)

Una madre lotta contro la malattia mentale della figlia. Questo film norvegese utilizza il piano sequenza per vivacizzare una trama che non ha a che vedere direttamente con quella soluzione formale. Sostanzialmente non ne avrebbe bisogno, non ha ragioni contingenti per usarla, ma lo fa lo stesso. Difficoltà: media, diverse location ma pochi attori.

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8. A Boy. A Girl. A Dream: Love On Election Night (2018)

Un uomo e una donna si incontrano nella notte delle elezioni presidenziali del 2016, si parlano, si vogliono, si scoprono e conoscendosi capiscono di più di se stessi. Richard Linklater l’aveva fatto già nella trilogia iniziata con Prima dell’alba, lo ripete in questo film unendo lo spunto romantico all’urgenza politica.
Difficoltà: semplice, senza virtuosismi, molto recitato.

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7. Lost in London (2017)

Una follia diretta da Woody Harrelson (che qui esordisce alla regia) ispirata a una sua nottata turbolenta. In 100 minuti di piano sequenza in cui lui, Owen Wilson e Willie Nelson interpretano se stessi, Harrelson scappa dalla polizia e finisce in galera per poi uscire (e vale la pena ribadirlo: è ispirato a un fatto che gli è accaduto realmente). Il delirio finale è che il film è stato trasmesso nei cinema in diretta, mentre veniva girato. Difficoltà: estrema, oltre al piano sequenza anche la diretta.

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6. Arca russa (2002)

La storia della Russia raccontata attraversando il museo Hermitage e viaggiando nel tempo dentro le sue stanze. Aleksandr Sokurov è il primo a riuscire realmente nell’impresa e lo ha fatto per trovare una maniera di raccontare che cosa sia il suo Paese oggi rispetto ieri, avvolgendo il pubblico. Alcuni momenti, proprio grazie al piano sequenza, hanno una qualità clamorosa, ci si sente intrusi in un fatto storico. Difficoltà: impossibile, ci sono voluti mesi di prove e cinque tentativi per realizzarlo. Centinaia di comparse coordinate, un intero museo da attraversare, milioni di cose che possono andare storte. E comunque, contiene qualche errore nascosto a fatica.

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5. Hill House 1×06 (2018)

Non è la sola serie tv ad avere tentato l’esperimento (anche Mr. Robot l’ha fatto), ma Hill House l’ha portato a livelli sublimi. Tutto qui gioca tra presente, passato e conseguenze future di azioni attuali. E proprio questa puntata, che in teoria si svolge durante una veglia funebre, riesce contemporaneamente a raccontare quella e un altro evento nel passato. Il piano sequenza è falso, ma l’effetto su di noi realissimo. Difficoltà: media, visto che non è reale. Però, la pianificazione è da urlo.

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4. Birdman (2014)

Dovrebbe essere la storia di un artista finito che cerca di rimettersi in piedi, ma finisce per essere un viaggio rocambolesco nei meandri della mente, annunciato da un impossibile fluttuazione, accompagnato da assoli di batteria, martoriato dalla sfortuna e graziato da interpretazioni perfette. Lo stile è tra i più influenti di tutti. Difficoltà: medio-semplice, l’unità di luogo lo aiuta, qualche sequenza però è complicata.

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3. Nodo alla gola (1948)

Una serata a casa di due amici (il film non lo dice mai, ma a un occhio contemporaneo risulta chiaro che si tratta di una coppia gay) nasconde un morto. È un esperimento: uno dei due ha l’arroganza di poterlo tenere in una cassa per tutta la festa senza che nessuno lo noti. Un invitato, però, è più perspicace degli altri. Hitchcock non aveva i mezzi per un unico piano sequenza e nasconde i suoi tagli passando dietro la schiena dei personaggi (in totale sono 10), utilizza uno sfondo finto così che la luce del giorno diventi tramonto e poi sera. Incredibile. Difficoltà: magistrale. Fa tutto quello che fa il cinema digitale solo in analogico.

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2. U-July 22 (2018)

L’idea è di quelle che provocano polemiche, ma che cinematograficamente non fa una grinza. Per raccontare la strage di Utoya, quella in cui persero la vita diversi ragazzi ad opera di un singolo folle armato di fucile che si recò sull’isola in cui stavano per un campo estivo e cominciò a sparare, questo film vive un’ora e dieci minuti con un personaggio inventato in mezzo a personaggi veri. L’obiettivo è raccontare l’agonia, la fatica e quanto 70 minuti possano essere pochi quando la vita è in ballo. Le accuse di sfruttamento della tragedia ed estetica della morte sono fioccate. Il film è bello. Difficoltà: media, serve grandissima pianificazione, perché ci sono molte comparse ma poche in scena contemporaneamente.

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1. Victoria (2015)

Il migliore. La storia di una ragazza che, uscita da una discoteca tardissimo, verso le 4 del mattino conosce dei ragazzi. Sono a Berlino, ma nessuno di loro è di Berlino. Camminano verso casa, si lasciano coinvolgere, nasce un embrione di sentimento che viene soffocato dagli eventi. Si ritrovano in un affare grandissimo, sono costretti a correre dei rischi e il finale è clamoroso. Tutto dalle 4 alle 6 del mattino. Come una vita può essere rivoltata completamente in due ore. Un film libero che non si pone limiti, porta la videocamera ovunque, dai tetti alla strada, dai garage a dentro le macchine senza staccare ma; è interpretato benissimo e scritto anche meglio. In più, contiene una scena come quella del pianoforte contemporaneamente inspiegabile e chiarissima. Difficoltà: estrema. L’operatore fa di tutto senza perdere di vista l’inquadratura, scrittura e interpretazioni sono difficili e non vanno sbagliate, la sequenza finale d’azione poi è un delirio.

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Fonte : Wired