Alla fine il referendum sul taglio dei parlamentari ci sarà

La corte di Cassazione ha accettato la richiesta di 71 senatori sullo svolgimento di un referendum costituzionale per confermare la riduzione di un terzo dei membri di Camera e Senato. La consultazione ci sarà fra fine marzo e inizio giugno e non prevede quorum

(foto: Fabio Cimaglia / LaPresse)

A decidere sul taglio dei parlamentari saranno i cittadini alle urne. Questo è quanto stabilito dall’ufficio centrale per il referendum della Corte di Cassazione, che ha ammesso la proposta di una consultazione confermativa dopo che era stata depositata, lo scorso 10 gennaio, la richiesta da parte di 71 senatori (il numero minimo richiesto è 64, ovvero un quinto dell’aula). La riforma costituzionale in questione, che propone di ridurre di un terzo i parlamentari di camera e senato, era stata approvata all’inizio di ottobre 2019 e doveva entrare in vigore a gennaio 2020, ma la richiesta da parte dei senatori l’ha sospesa, allungando i tempi e lasciando la palla in mano agli elettori.

Questo procedimento, di fatto, è previsto all’articolo 138 della Costituzione che stabilisce appunto i processi di revisione costituzionale, come il caso del taglio dei parlamentari che nello specifico va a modificare gli articoli 56, 57 e 59 della carta. “Le leggi stesse sono sottoposte a referendum popolare quando” – si legge nell’articolo – “entro tre mesi dalla loro pubblicazione, ne facciano domanda un quinto dei membri di una camera o cinquecentomila elettori o cinque Consigli regionali. La legge sottoposta a referendum non è promulgata, se non è approvata dalla maggioranza dei voti validi”. Da notare che per questo tipo di referendum non è necessario il quorum degli elettori, in quanto si conferma o meno una legge (da qui l’espressione referendum confermativo che indica, di fatto, un referendum costituzionale).

I tempi del referendum

Ora il Consiglio dei ministri avrà 60 giorni di tempo per decidere quando si dovrà svolgere il referendum e presentare la proposta al presidente della Repubblica, che dovrà confermarla con un decreto presidenziale. Palazzo Chigi deve quindi decidere in quale data convocare le urne, decisione che, nello specifico, deve essere presa in un periodo compreso tra il 50esimo e il 70esimo giorno successivo allo svolgimento del Consiglio dei ministri. Indicativamente, dunque, il referendum dovrebbe tenersi tra gli ultimi giorni di marzo e la prima domenica di giugno.

Si tratta della quarta consultazione costituzionale nella storia repubblicana. La prima volta risale al 2001 quando doveva confermare o no la riforma del Titolo V della Carta, poi nel 2006 i cittadini dovevano esprimersi in merito alla riforma costituzionale varata dal governo Berlusconi (la cosiddetta devolution) e, dieci anni dopo, nel 2016 bisognava scegliere fra il sì o il no al disegno di legge costituzionale della riforma Renzi-Boschi. Solo nel primo caso è stata promossa la riforma. Bocciate invece le revisioni di Berlusconi e poi Renzi.

Come siamo arrivati fin qui

Come accennato, lo scorso 8 ottobre la Camera aveva approvato con 553 voti a favore, 12 contrari e due astenuti la riforma cosiddetta del taglio dei parlamentari che ha l’obiettivo di ridurre il numero in questi termini: da 630 a 400 deputati e da 315 a 200 senatori. Si parla, quindi, di una riduzione di un terzo del totale. La riforma taglia anche il numero dei parlamentari che vengono eletti all’estero, che passeranno da 12 a otto alla Camera e da sei a quattro al Senato. Votata a larghissima maggioranza, è stata promossa e incoraggiata dal Movimento 5 stelle non senza qualche incidente di percorso e polemica. La riforma che, come previsto dalla legge doveva entrare in vigore entro tre mesi, ha visto lo stop quando, a dicembre, sono state raggiunte le 64 firme di senatori necessarie per chiedere il referendum. Come previsto dalla Costituzione, un quinto dell’aula può sospendere l’entrata in vigore entro i tempi stabiliti proprio per chiedere una consultazione elettorale. Le firme sono addirittura aumentate (sette in più della soglia minima) e la richiesta è stata consegnata in Cassazione il 10 gennaio. La Corte ha poi dato il via libera al referendum.

Fonte : Wired