Perché dobbiamo dire addio al telescopio spaziale Spitzer

Dopo ben 16 anni di servizio è arrivato il momento di salutare il telescopio spaziale Spitzer della Nasa. Il prossimo 30 gennaio, infatti, l’agenzia spaziale americana manderà gli ultimi comandi per poi spegnerlo definitivamente

(Foto: Nasa)

È giunto ormai il momento di dire addio allo Spitzer Space Telescope. Dopo ben 16 anni di onorato servizio, infatti, l’osservatorio spaziale, il quarto del progetto Great Observatories della Nasa, verrà spento il 30 gennaio prossimo. A riferirlo è stata l’agenzia spaziale americana che ha appunto deciso di terminare la lunghissima carriera di Spitzer per diversi motivi: bilanciare la carica della batteria, comunicare con la Terra e mantenere fredda la sua strumentazione sono, infatti, diventati con il passare degli anni una sfida via via sempre più difficile. “La missione ha una fine naturale e la stiamo raggiungendo”, ha riferito a Space.com Luisa Rebull, astronoma dell’Infrared Science Archive del California Institute of Technology.

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Lanciato il 25 agosto del 2003, Spitzer aveva il compito (inizialmente della durata di soli 2 anni) di studiare lo Spazio con i suoi occhi a infrarossi e durante il suo lungo viaggio ci ha regalato una visione a 360 gradi della nostra galassia e non solo. Durante il suo mandato, infatti, ha usato questa sua abilità per cercare di risolvere molti dei misteri astronomici: per citarne alcuni, ci ha permesso di ricostruire la mappa della Via Lattea e di scoprire antiche galassie, buchi neri, il più grande degli anelli di Saturno e il sistema di oggetti attorno alla stella Trappist-1. “Vediamo le regioni che formano le stelle, vediamo le galassie formarsi e fondersi e una moltitudine di oggetti celesti che non sono visibili ai nostri occhi, ma solo nell’infrarosso”, ha riferito durante una conferenza stampa dei giorni scorsi Suzanne Dodd, ex direttore della missione.

A rendere speciale il telescopio c’è anche la sua orbita. “Una delle cose uniche di Spitzer che rende tutto ciò possibile è la sua orbita”, ha continuato Dodd. Spitzer, infatti, orbita attorno al Sole trascinandosi dietro la Terra, ma ogni anno si allontana un poco alla volta da noi. “Sta andando alla deriva e non sta ricevendo la radiazione infrarossa che il sistema Terra-Luna crea”. Senza quell’interferenza, Spitzer può raccogliere dati migliori. Ma alla fine, la sua orbita lo porterà dalla parte opposta alla Terra per un lungo periodo di tempo, e il Sole, quindi, bloccherà le comunicazioni con il nostro pianeta.

La missione sta diventando sempre più impegnativa anche per un altro motivo: più Spitzer è in ritardo rispetto alla Terra, più farà fatica a comunicare con gli astronomi a Terra. Inoltre, più il telescopio si muove, più la luce solare raggiunge una parte del telescopio che invece dovrebbe rimanere fredda. “Deve aspettare che le batterie si ricarichino e poi tutto si raffreddi di nuovo prima di poter continuare a osservare”, ha precisato Rebull, evidenziando che alla fine il telescopio non sarà più in grado di compiere alcuna manovra.

Ecco, quindi, tutti i motivi per cui la Nasa ha deciso di mandare in pensione il telescopio. Spitzer raccoglierà le sue ultime osservazioni il 29 gennaio, per poi spegnersi definitivamente il giorno successivo. Lasciando gli scienziati tra la malinconia e la speranza che un giorno un altro telescopio spaziale a infrarossi prenderà il suo posto. “So che è solo un robot”, ha concluso Rebull. “Ma è il nostro robot spaziale”. “Spitzer ci ha insegnato quanto sia importante la luce a infrarossi per comprendere il nostro universo, sia vicino che lontano”, ha affermato Paul Hertz, direttore della divisione di astrofisica presso il quartier generale della Nasa. “I progressi che faremo in molte aree dell’astrofisica in futuro saranno dovuti alla straordinaria eredità di Spitzer”

Fonte : Wired