Diciassette gravidanze inventate in 19 anni per non lavorare: maxi truffa tra indennità e bonus bebé

Insieme al convivente aveva architettato la truffa perfetta, grazie alla quale è riuscita a incassare 130mila euro di “indennità di maternità” e bonus bebé Inps inventando ben 17 gravidanze in 19 anni. La donna, una 51enne, è stata però scoperta e insieme al compagno ora deve rispondere di truffa ai danni dell’Inps e altre reati.

II carabinieri del nucleo ispettorato del lavoro di Roma sono arrivati a loro al termine di una lunga indagine e hanno eseguito un provvedimento di misura cautelare dell’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria emesso dal gip, su richiesta della Procura di Roma.

Diciassette gravidanze (inventate) in 19 anni

La donna, dipendente di un McDonald’s a Roma, tra il 2001 e il 2019 ha dichiarato al datore di lavoro di aver sostenuto ben 17 gravidanze, conseguendo quindi la prevista “astensione dal lavoro” e la relativa indennità dall’Inps. In realtà la donna ha soltanto tre figli, di cui l’ultimo concepito nel 2000: tutte le successive gravidanze erano state inventate e la bugia era stata portata avanti grazie a una serie di documenti falsi.

Insieme al compagno, la donna ha presentato infatti alla ASL Roma 1 e all’Ispettorato del Lavoro di Roma dei certificati medici falsi (da loro stessi compitali e con la firma di una ignara ginecologa) che attestavano l’esistenza delle gravidanze così da ottenere per i primi 4 mesi “l’astensione dal lavoro facoltativo per gravidanza a rischio” e per i successivi 5 mesi il provvedimento di “astensione dal lavoro obbligatorio”.

Per ottenere l’indennità di maternità ed il bonus bebè dall’Inps i due hanno presentato all’ente anche delle false dichiarazioni di nascita emesse dal Reparto Ostetricia – Ginecologia del Policlinico Umberto I, che però all’oscuro di tutto. 

La truffa delle finte gravidanze: così li hanno scoperti

Gli accertamenti condotti dai Carabinieri del Nucleo ispettorato del Lavoro hanno evidenziato come la 51enne, in occasione del ritiro del provvedimento di astensione al lavoro, “si presentava al cospetto dei funzionari ASL mostrando una visibile prominenza sotto le vesti all’altezza dell’addome proprio per rendere credibile la gravidanza, per poi rimuoverla appena venuta in possesso del provvedimento”. Una “prominenza” che non era altro che un cuscino ben legato.

Le indagini hanno permesso di dimostrare anche che le dichiarazioni di nascita, non trovavano riscontro nei registri del Policlinico Umberto I. Nei giorni indicati nelle dichiarazioni, è infatti emerso come non siano mai stati partoriti i neonati dichiarati dall’indagata, a cui la donna aveva addirittura dato i nomi di Benedetta, Letizia, Abramo, Angelica ed Ismaele. I due conviventi sono ora accusati di “falsità materiale ed ideologica”, “errore determinato dall’altrui inganno e “truffa ai danni dell’Inps”.

Fonte: RomaToday →
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