Centinaia di panetti di hashish trovati sulle spiagge: l’ipotesi della nave naufragata

Il 1° gennaio scorso, in seguito ad una segnalazione ritenuta attendibile, i poliziotti del reparto volanti di Agrigento hanno recuperato un pacco “sospetto” – sigillato in modo da essere impermeabile all’acqua – nei pressi dell’ex eliporto di San Leone. All’interno c’erano in totale 30 kg di hashish. Poche ore dopo un secondo pacco, contenente 600 piccoli panetti hashish da 50 grammi ciascuno, è stato ritrovato sulla spiaggia di Marinella di Selinunte: frazione di Castelvetrano, nel Trapanese. In tutto sono di nuovo 30 kg.

La storia si ripete qualche giorno dopo: altri 38 kg di hashish, suddivisi in circa 600 panetti, vengono trovati all’interno di uno scatolone, spiaggiati subito dopo la Scala dei Turchi, a Realmonte, nei pressi di un noto locale dell’Agrigentino. Un caso? Forse no.

L’ipotesi della nave naufragata

Il fatto che i panetti sembrino essere tutti dello stesso tipo (circostanza che tuttavia dovrà essere confermata dagli esami di laboratorio) autorizza varie congetture. L’ipotesi più accreditata, racconta AgrigentoNotizie, è quella di un grosso carico di hashish che potrebbe essere naufragato a largo di Trapani. Da lì, le correnti avrebbero trascinato a nord e a sud gli scataloni ritrovati poi in punti diversi della costa.

L’ipotesi del naufragio a largo di Trapani cammina a braccetto, con l’ipotesi di una nave “madre” straniera – tipo un peschereccio o barca a vela – che consegnerebbe gli scatoloni ricolmi di roba a corrieri locali che arrivano sulle coordinate concordate con motoscafi veloci.

I panetti di hashish – seppur rigorosamente ricoperti di cellophane, dentro sacchi di iuta e sistemati all’interno di scatoloni con più strati di nastro adesivo per rendere tutto impermeabile – in mare potevano finirci solo in caso di estrema emergenza.

Magari per provare a sfuggire ad un controllo inatteso. Oppure a causa di un naufragio. Di proposito quelle scatole non sarebbero mai finite in mare perché il rischio – soprattutto economico – che il prodotto venisse danneggiato dall’acqua marina era troppo alto.

Il mistero dei tre sub morti

Ad amplificare il “giallo”, racconta ancora AgrigentoNotizie, ci sono poi anche i cadaveri di tre sub ritrovati nelle ultime settimane prima a Cefalù, il 31 dicembre, poi a Castel di Tusa (Messina) l’8 gennaio, e infine a Termini Imerese (15 gennaio).

Per ora non c’è alcuna evidenza di un collegamento con i panetti di hashish spiaggiati, ma non viene esclusa nessuna ipotesi.

Negli ultimi giorni l’attenzione della Procura di Agrigento s’è focalizzata anche sul cadavere, pare di un giovane, ritrovato due giorni fa sugli scogli di Licata, nell’Agrigentino. All’80 per cento – secondo quanto filtra dagli inquirenti – si tratterebbe però di un immigrato annegato. Una delle tante vittime della disperazione e dei viaggi della speranza.

Fonte : Today