Quanto vale il petrolio di Libia e Iran per l’Italia

L’Iran è il secondo fornitore di oro nero del nostro paese, la Libia il sesto. Mentre è il quarto per il gas naturale. Perché l’Italia deve avere un ruolo nella gestione di queste crisi

Foto di drpepperscott230 da Pixabay

Le tensioni in Libia, con Russia e Turchia che cercano di ritagliarsi un ruolo da protagoniste nel conflitto, e la crisi con l’Iran. C’è un motivo molto pratico per cui, al di là del tentativo fallito di mediazione tra le milizie di Fayez al Serraj e quelle del generale Khalifa Haftar, l’Italia deve intervenire in questi scenari. Un motivo che fa riferimento agli approvvigionamenti energetici del Paese.

No, non si tratta di affermare che le guerre si fanno per il petrolio. Ma di guardare ai dati che dicono che Libia e Iran sono, rispettivamente, il secondo ed il sesto fornitore di oro nero dell’Italia. Tripoli, inoltre, è il quarto partner italiano per l’acquisto di gas naturale. Wired ha utilizzato i dati forniti da Eurostat per riassumere la situazione in questa infografica.

Di default vengono mostrati i dati relativi alle importazioni di petrolio. Cliccando sulle immagini sopra il grafico è possibile visualizzare i numeri che riguardano gas naturale, carbone ed energia elettrica. In rosso sono evidenziati l’Iran e la Libia.

Il principale fornitore di petrolio dell’Italia è l’Azerbaijan, che nel 2017 ha venduto al nostro paese 12,3 milioni di tonnellate di greggio o di prodotti derivati. Nello stesso anno da Teheran sono arrivati 9,5 milioni di tonnellate di petrolio, mentre 5,5 milioni sono stati acquistati a Tripoli.

Dalla Libia sono arrivati anche 4,6 miliardi di metri cubi di gas naturale. Cifra lontana dai 33 miliardi di metri cubi acquistati da Mosca, ma pari comunque al 6,8% del fabbisogno complessivo.

Considerano che, all’acuirsi della crisi in Libia, una delle azioni messe in campo dalle milizie legate ad Haftar è stata quella di bloccare i pozzi petroliferi che si trovano nei territori sotto il loro controllo, si comprende quanto sia importante che anche l’Italia abbia un ruolo nella gestione di queste partite. Un ruolo, si intende, più efficace di quello visto il 9 gennaio, quando il fallimento del tentativo di mediazione tra le parti libiche condotte dal ministro degli Esteri Luigi Di Maio si è concluso con un fallimento stigmatizzato a livello internazionale.

Fonte : Wired