Me contro Te Il Film, la recensione: una nuova avventura per Luì e Sofì

Si chiamano Me contro Te ma in realtà sono fidanzati. Un lui e una lei o una lei e un lui. “Lui è Luì e lei è Sofì” – e questo è il motto di presentazione -, ma nella realtà si chiamano Luigi Calagna e Sofia Scalia, entrambi siciliani, generazione anni ’90. Hanno cominciato la loro carriera da youtuber per scherzo, trasformandola nel giro di un anno – il 2015 – in un vero e proprio lavoro, incrementando i numeri del canale un video alla volta, tra vari miscugli di slime, challenge infantili e fantasiose e filmati a loro modo persino pedagogici. Sono la controparte contemporanea dello show recitato della Melevisione; la nostralizzazione meno inventiva e più furba (vi spiegheremo poi il perché) di quel Lazy Town islandese che da noi non ha mai attecchito come nel resto del mondo.
Potremmo citare anche Bim Bum Bam o Solletico, per qualità interpretative e target di riferimento, ma anche qualche show più moderno in onda su Disney Channel (dove guarda caso hanno un loro programma), e senza fare torto a nessuna di queste produzioni. Il perché è molto semplice: dietro all’intrattenimento dei più giovani (6-10 anni) si nasconde una macchina fagocita soldi che ha dell’impressionante. E tutto in bella vista, accaparrandosi per quanto riguarda i Me contro Te persino l’endorsement del MOIGE (Movimento Italiano Genitori) e l’appellativo di super-star del web più seguite dai bambini.

Il passaggio al grande schermo

Dai giochini online alle grandi sponsorizzazioni, passando per i 4,9 milioni di iscritti al canale, era solo questione di tempo prima che Luì e Sofì decidessero di monetizzare ancor più concretamente il loro successo con una produzione a basso (bassissimo) costo in Me contro Te: Il Film – La vendetta del Signor S, portando in sala un lungometraggio che di cinematografico ha ben poco. Scontato, ovviamente, perché il senso del progetto non è certo la forma (comunque più curata rispetto ai video su Youtube) ma l’ampliamento del contenuto, un’efficace traslazione sul grande schermo del loro stile.
La confidenza di un adulto con i Me contro Te è certamente ridotta, a meno che (almeno speriamo) qualcuno non venga costretto dai propri figli a fare play per un paio di ore su quei video, e in questo caso avreste tutta la nostra comprensione.

L’artificiosità che si cela dietro ai filmati e alla caratterizzazione dei personaggi di Luì e Sofì è ovviamente voluta, rimessa com’è a un’espressività forzata e una gestualità calcolata al millesimo, ma sui piccoli schermi degli smartphone e su YouTube funzionano e intrattengono i più piccoli, che trovano in quelle assurdità di pochi minuti uno spazio per loro divertente e sicuro, essendo i Me contro Te completamente scevri di linguaggio sporco o contenuti inappropriati. Visti così – lo ammettiamo – sono semplicemente due ragazzi che vogliono portare sorrisi, messaggi positivi e qualche insegnamento mai troppo moralizzante ai bambini, eppure c’è qualcosa che non torna.

[embedded content]

Vi assicuriamo: non ha senso addentrarci in una critica de La vendetta del Signor S, perché è un’estremizzazione delle produzioni YouTube del duo. Ormai all’apice del successo, i Me contro Te sono in procinto di vincere il prestigioso (per niente!) Like Award, ma il perfido Signor S ha un piano per sottrargli il riconoscimento e rendere tutti i bambini del mondo infelici. Ora, a prescindere dalle incongruenze narrative che sono da sempre alla base della sospensione dell’incredulità dei ragazzini, il “problema” principale è che – esattamente come i filmati – il film di Luì e Sofì è un gigantesco marchingegno promozionale per fare product placement cinematografico. Questo e poco altro, almeno visto dallo sguardo maturo e poco sognante dei grandi.

Se nei video di YouTube si inizia sempre – o quasi – con lo sponsorizzare “i nuovissimi slime”, “le scarpe di marca X”, “l’imperdibile album di figurine” dei Me contro Te, nel film tutto questo è piazzato in background ma esiste ed è palese. E i bambini lo sanno, perché sono stati attirati all’acquisto a casa ancor prima di entrare in sala. Non fraintendeteci: tutto questo esisteva anche ai tempi dei già citati Bim Bum Bam, La Melevisione o Solletico, che vendevano spazi pubblicitari nel corso delle varie puntate inframezzandoli ai cartoni animati, eppure è il modo a cambiare. Un contenuto, in quelle trasmissioni, c’era, così come esisteva molta più varietà e qualità al netto di un’identica pulizia di linguaggio. E non è un discorso “da boomer” ma un’attestazione dei fatti.

Al netto di una loro indiscutibile spinta pedagogica, che insegna ai più piccoli il valore dell’amicizia, dell’amore, dell’aiuto e della bontà in maniera semplice e diretta, comprensibile ed esaustiva per delle menti ancora in formazione, la critica è che manca nei video – di base – una condotta narrativa che possa dirsi di qualità, elemento che nel film ha invece più consistenza, perché costretto fisiologicamente ad avere una storia più complessa tra uno zoom sulle “scarpe di marca X”, la costante ripetizione de “lo slim Spectrum che farà felice ogni bambino” e altre piccole furbizie manipolatrici dell’intelletto ancora acerbo dei ragazzini.

Data anche la partnership non nascosta con la Skifidol, diciamo che i Me contro Te sono in larga parte un’estensione di quelle lunghe pubblicità di inizi anni ’10 in cui gruppi di ventenni o trentenni fingevano di divertirsi con le carte “gratta e puzza” o con la consistenza – appunto – degli slime. E il film è una loro evoluzione, con solo una canzone orecchiabile a chiudere l’avventura, un messaggio come sempre funzionale, carico di buoni sentimenti, e un incasso complessivo che si aggira intorno ai 5,6 milioni di euro, battendo persino Tolo Tolo. A ogni generazione il suo guilty pleasure, insomma.

Fonte : Everyeye