Le differenze tra il caso Gregoretti e il caso Diciotti

Due casi al centro dell’attenzione mediatica che hanno coinvolto l’ex ministro dell’Interno Matteo Salvini, divenendo essenzialmente strumenti di polemica politica: ma quanto sono simili?

(Foto: Stefano Cavicchi/LaPresse)

Non è la prima volta che Matteo Salvini rischia un processo per le sue posizioni sull’immigrazione: anzi, si tratta della seconda, a voler essere precisi. Parliamo di due vicende – quelle delle navi Gregoretti e Diciotti – simili fra loro che coinvolgono l’ex ministro degli Interni Matteo Salvini. Due vicende per le quali il leader del Carroccio sostiene di aver applicato la stessa logica, che sono finite al centro dell’attenzione mediatica. A cambiare è però il periodo in cui vengono giudicate: due momenti politici differenti, una con al governo M5s-Lega e l’altra durante l’esecutivo giallo-rosso. Casi che quindi sono diventati inevitabilmente politici, con manovre da tutti i partiti, quasi di propaganda, con specifici obiettivi: prima tenere in piedi l’alleanza cosiddetta gialloverde, poi accaparrarsi la vittoria alle regionali in Emilia-Romagna.

Prima di analizzare le due vicende nel dettaglio, è però opportuno capire il funzionamento di due organismi: il Tribunale dei ministri e la Giunta per le immunità del Senato, coinvolti in entrambe le occasioni. Anzitutto, è ancora meglio partire dall’articolo 96 della Costituzione che recita: “Il presidente del Consiglio dei ministri ed i ministri, anche se cessati dalla carica, sono sottoposti, per i reati commessi nell’esercizio delle loro funzioni, alla giurisdizione ordinaria, previa autorizzazione del Senato della Repubblica o della Camera dei deputati, secondo le norme stabilite con legge costituzionale”.

Un ruolo fondamentale in questo procedimento è appunto svolto dal tribunale dei ministri, ovvero un organo collegiale composto da tre giudici – sono sorteggiati ogni tre anni presso i distretti delle Corti d’appello – che hanno il compito di svolgere indagini su un ministro per un reato svolto nell’esercizio delle sue funzioni e, quindi, decidere se archiviare il procedimento oppure trasmettere la richiesta a procedere al parlamento che deve autorizzarla. Qui, la palla passa in mano alla giunta per le immunità che si compone di 23 membri e decide o meno se andare o no a processo. In caso positivo, la palla passa all’Aula che deve votare la decisione finale. Si noti comunque che l’articolo 135 ter del regolamento del Senato, prevede però che un gruppo di almeno 20 senatori possa “formulare proposte in difformità dalle conclusioni della giunta”. Chiarito il funzionamento di questi organismi, passiamo in rassegna i due casi.

Il caso Diciotti, in breve

Il 16 agosto 2018 la nave Ubaldo Diciotti della guardia costiera italiana ha soccorso 190 persone nelle acque internazionali al largo dell’isola di Malta. Le autorità italiane erano state informate due giorni prima della presenza del barcone carico di persone, ma aspettavano che fosse La Valletta a intervenire perché l’imbarcazione era nella zona di ricerca e soccorso (zona Sar) maltese. Cosa che non è avvenuta poiché, fra i vari fattori in gioco, Malta non ha firmato le stesse convenzioni dell’Italia. Il 16 agosto, le autorità italiane hanno così trasferito d’urgenza tredici persone in condizioni precarie, mentre le altre hanno iniziato il viaggio verso Catania dove la nave è arrivata il 20 agosto.

A questo punto, però, il comandante ha ricevuto l’ordine da parte dell’allora ministro dell’Interno Matteo Salvini di non far scendere i migranti dalla nave. Dopo un lungo braccio di ferro, le persone a bordo sono state autorizzate a sbarcare solo la notte di sei giorni dopo, ovvero del 26 agosto 2018. La procura di Agrigento ha aperto un fascicolo sul caso, iscrivendo Matteo Salvini nel registro degli indagati con l’accusa di aver compiuto un reato nello svolgimento delle sue funzioni di ministro. Il caso è passato quindi al tribunale dei ministri di Palermo che ha contestato a Salvini il reato di sequestro di persona aggravato, per poi ritornare, per competenza territoriale a Catania, dove a fine ottobre 2018 la procura, guidata da Carmelo Zuccaro, ha chiesto di archiviare il procedimento. Ma il Tribunale dei ministri non ha accettato la richiesta, chiedendo alla giunta del Senato l’autorizzazione a procedere.

A questo punto la palla è passata a Palazzo Madama, dove la giunta ha votato contro l’autorizzazione a procedere – e quindi a favore della mozione del presidente Maurizio Gasparri che sostiene l’interesse pubblico nell’azione di Salvini. In quel caso – quando al governo c’erano Movimento 5 stelle e Lega – è stata fondamentale la decisione dei senatori pentastellati che hanno agito in base a quanto stabilito sulla piattaforma Rousseau. Il 59 per cento della base era infatti contraria al processo, mentre il 41 per cento si era dichiarato favorevole (da notare che in totale votarono online circa 31mila persone). Nel mentre, Salvini, che in un primo momento aveva aperto alla possibilità di farsi processare, si era dichiarato innocente e aveva rifiutato ogni accusa, negando la legittimità di un eventuale processo.

Il caso Gregoretti, in breve

Il 25 luglio 2019, quasi un anno dopo la vicenda Diciotti, al largo di Lampedusa, la nave Gregoretti ha fatto salire a bordo 50 migranti che erano stati soccorsi dal peschereccio Accursio Giarratano, ed altri 91 salvati invece da un pattugliatore della Guardia di Finanza. Anche in questo caso, entrambi gli interventi sono avvenuti in acque Sar maltesi. A quel punto la Gregoretti si è diretta verso Lampedusa, dove sei persone in imminente pericolo sono state fatte sbarcare, mentre le altre 135 sono restate a bordo dopo il divieto allo sbarco, arrivato ancora una volta da Matteo Salvini.

La barca è stata ormeggiata al porto di Augusta in attesa dell’autorizzazione allo sbarco. Il 29 luglio, 15 minori sono stati fatti scendere ed è stata predisposta, per il giorno seguente, un’ispezione all’interno dell’imbarcazione al fine di verificare le reali condizioni sanitarie. Nel mentre il ministro dell’Interno ha fatto campagna affinché vi fosse un’equa redistribuzione in Europa. Solo il 31 luglio 2019 la situazione si è sbloccata: Salvini ha concesso l’autorizzazione allo sbarco dei 116 avendo avuto la “certezza” che tutti verranno ridistribuiti in alcuni paesi europei (Francia, Germania, Portogallo, Lussemburgo e Irlanda) e in strutture messe a disposizione dalla Cei. E quindi, a suo dire, “non saranno a carico dei cittadini italiani“.

La procura distrettuale di Catania ha aperto un’inchiesta su Salvini per sequestro di persona, ma circa due mesi dopo – il 21 settembre 2019 – la procura ne ha chiesto l’archiviazione motivandola, fra le varie cose, anche sul fatto che alla nave “sono stati garantiti assistenza medica, viveri e beni di prima necessità”. Ma il Tribunale dei ministri di Catania l’ha negata e ha chiesto al Senato l’autorizzazione a procedere. Superata la scadenza e dopo varie polemiche – anche rivolte alla presidente del senato Casellati – la maggioranza di governo ha disertato il voto della giunta, previsto per lunedì 20 gennaio, lasciando in mano la decisione all’opposizione, che si è spaccata in parità (cinque voti a favore della Lega e cinque contrarti fra Forza Italia e Fratelli d’Italia). In questo caso, secondo le leggi che regolano la giunta, a passare, in caso di parità, è il no alla mozione. L’ultima parola affinché si vada a processo spetta adesso a Palazzo Madama, che voterà in definitiva la richiesta il prossimo 17 febbraio.

Quali differenze fondamentali, quindi?

Oltre al diverso clima politico già delineato – con alleanze opposte – e un diverso atteggiamento del movimento 5 stelle, un’altra differenza fondamentale è la tipologia di reato contestata a Salvini. In un caso (Diciotti) presenta l’aggravante, assente invece nella vicenda Gregoretti. L’aggravante, come riporta Internazionale, è data dal fatto che il reato è stato “commesso da un pubblico ufficiale e con abuso dei poteri inerenti alle funzioni esercitate, nonché per essere stato commesso anche in danno di soggetti minori di età”.

Diverso è anche l’atteggiamento del leader della Lega, che nel primo caso ha più volte proclamato la sua innocenza, mentre nel caso Gregoretti ha invocato la sua volontà di andare a processo, convincendo i senatori leghisti a votare proprio per l’autorizzazione a procedere. La Lega ha anche lanciato un’iniziativa a sostegno dell’ex ministro dell’Interno, chiedendo agli utenti di aderire all’iniziativa di protesta “Digiuno per Salvini”.

Fonte : Wired