Traffik – In trappola, la recensione del thriller con Paula Patton

Il traffico di esseri umani raggiunge ogni anno cifre spaventose, con milioni di persone che spariscono nel nulla e vengono immesse o nel mercato degli organi o in quello della prostituzione. Una scritta in sovrimpressione, al giungere dei titoli di coda del film di cui vi stiamo per parlare, ci informa che nei soli Stati Uniti la cifra stimata di donne rapite e avviate forzatamente al “mestiere più antico del mondo” sfiora i due milioni. Il cinema di impegno civile ha spesso trattato l’argomento, in modo più o meno convenzionale: basti pensare a opere impegnate come The Whistleblower (2010) o a produzioni di genere quali Skin Trade – Merce umana (2014) o alrecente Rambo: Last Blood (2019). Traffik – In trappola tenta almeno sulla carta una sorta di via di mezzo fra intrattenimento e impegno anche se le dinamiche, soprattutto nella seconda metà, pendono decisamente su soluzioni action/thriller tipiche della serie B.

Una vacanza da incubo

La trama vede per protagonista Brea, giornalista del Sacramento Post alla quale è stato appena “soffiato” dal suo capo uno scoop su cui lavorava da mesi. La donna, reduce da storie sentimentali finite male, si sta frequentando da qualche tempo con il meccanico John, gentile e premuroso, ma teme ancora una volta di rimanere scottata. Quando l’uomo le propone di trascorrere un weekend in una lussuosa villetta nelle montagne californiane, Brea accetta con entusiasmo, ignara che la vacanza si trasformerà in un incubo. Durante il tragitto infatti la coppia si ferma a un distributore di benzina e qui “entra in contatto” con una banda di motociclisti capeggiata dall’ambiguo Red; una ragazza che è in viaggio con i biker sembra lanciare un messaggio d’aiuto a Brea, che però non riesce inizialmente a comprendere quanto stia accadendo. Red e i suoi uomini sono infatti coinvolti in un traffico di giovani donne e John e Brea finiranno loro malgrado per essere scomodi testimoni…

Soluzioni di routine

Il prologo ci trascina da subito nell’antro del Male, con il rapimento in discoteca di una giovane e futura vittima del traffico. Poi la narrazione si concentra ovviamente sui protagonisti, introducendo con scelte forzate un minimo di background delle principali figure coinvolte. Traffik – In trappola evita però di approfondire ulteriormente le personalità di queste, dato la valenza simbolica che devono avere durante lo scorrere degli eventi. La prima mezz’ora risulta così figlia di stereotipi e cliché, optando per soluzioni narrative atte a indirizzare in maniera sbrigativa su quanto avverrà da lì a poco.

L’accesa caratterizzazione dei villain, una banda di biker dal taglio involontariamente fumettistico, fa comprendere sin dalla loro entrata in scena il destino che attende la sfortunata coppia, ma è solo nella seconda metà che il film inizia finalmente a ingranare su discreti sussulti tensivi. Quando la caccia è definitivamente aperta, l’operazione si sveglia dal torpore e offre un minimo di suspense tale da appassionare il pubblico alle sorti dei malcapitati, anche se pure in quest’occasione i colpi di scena si limitano a prevedibili voltafaccia e a una resa dei conti intrisa di verbosa retorica.

Il regista e sceneggiatore Deon Taylor, una carriera costituita in prevalenza da titoli inediti in Italia e destinati direttamente al mercato domestico, se la cava con mestiere in un paio d’occasioni, ma la verosimiglianza non è sempre garantita – con il rischio di superficializzare il dramma ivi raccontato e di annullarne la violenza, fisica e psicologica, ai fini di un facile intrattenimento. Il cast, esclusa la protagonista Paula Patton (sexy e tosta al punto giusto), non eccelle e si limita a essere semplice carne da macello per la mattanza slasher oriented che permea buona parte dell’ora e mezza di visione.

Fonte : Everyeye