Destruction Los Angeles, la recensione del film catastrofico

Il Big One è un devastante terremoto che in un ipotetico futuro provocherebbe la distruzione della California, conseguente al massiccio cumulo di energia che risiede nella faglia di Sant’Andrea. Secondo gli esperti il sisma avrebbe conseguenze catastrofiche, con una magnitudo superiore al decimo grado della scala Richter in grado di radere completamente al suolo metropoli come San Francisco e Los Angeles. Non è quindi un caso che proprio la Città degli angeli sia il luogo preferito per ambientare pellicole a tema, con produzioni di medio/basso budget destinate al piccolo schermo che escono una dietro l’altra. Se escludiamo blockbuster del calibro di San Andreas (2015), solo nell’ultimo decennio hanno visto la luce film emblematici sin a cominciare dal titolo: Terremoto 10.0 (2014), Los Angeles di fuoco (2018) e L.A. Apocalypse – Apocalisse a Los Angeles (2015) sono solo alcuni dei recenti z-movie sull’argomento. Nel 2017 alla sempre più corposa lista si è aggiunto Destruction Los Angeles, ennesima incursione apocalittica con protagonista la città americana.

Notizie dall’inferno

Al centro della vicenda troviamo il reporter John Benson, la cui ossessione per gli scoop ha messo a rischio la sua stabilità familiare. La moglie Cathy, la figlia adolescente Brooke e il più piccolo Derek sono infatti spesso trascurati dell’uomo. Quando l’intero nucleo si trova a Los Angeles per far visita alla ricca sorella di Cathy (sposata con un noto cantante rap), la città viene scossa da violentissime scosse di terremoto che causano tremende esplosioni in superficie. La devastazione ha inizio mentre Brooke si trova nello studio dello zio insieme al cugino Marcus e John e Derek sono in un museo, con Cathy e la sorella rimaste nella lussuosa villa con piscina di proprietà della seconda. La famiglia, totalmente separata, deve così affrontare in maniera diversa “l’inizio della fine” e cercare nel più breve tempo possibile di ricongiungersi in un posto sicuro prima che la metropoli diventi un inferno di fuoco.

Qualcosa da salvare

Se non possiamo certo lodare il risultato complessivo, allo stesso modo va dato atto all’operazione di averci almeno provato coi pochi mezzi a propria disposizione. Il regista di origini ungheresi Tibor Takács, autore a inizio carriera di gradevoli horror anni ’80 come Non aprite quel cancello (1987) e Sola… in quella casa (1989) e non nuovo al filone dopo aver girato titoli come Tornado Warning (2002) e Spiders 3D (2013), guarda in primis ai grandi prototipi cinematografici, e una volta tanto la narrazione risulta più equilibrata della bassa media, con scelte e sviluppi relativamente credibili nel corso della caotica vicenda.

Destruction Los Angeles paga così in maniera meno indolore l’atmosfera seriosa che accompagna i novanta minuti di visione, conditi da tragiche perdite ed eroiche gesta di sacrificio, riuscendo a rendere i personaggi più sfumati del previsto (il cast vanta nei ruoli principali Craig Sheffer, indimenticato protagonista del cult Cabal, e la Cynthia Watros di Lost).

Il comparto tecnico risente maggiormente della povertà di budget, con effetti speciali di qualità mediocre (ma non del tutto inguardabili come in altre occasioni) che ci propongono gigantesche fumate, improvvise esplosioni e inesorabili colate di lava che mettono a rischio l’incolumità della sconquassata famigliola, fino a un doppio colpo di scena finale dal sapore piacevolmente auto-ironico. Questa maggior cura nella messa in scena rischia paradossalmente di essere un punto a sfavore per tutti amanti degli z-movie tematici, ma potrebbe al contempo attirare un pubblico più generalista e senza troppe pretese.

Fonte : Everyeye