Le età di Lulù, la recensione del cult erotico di Bigas Luna

Il cinema di Bigas Luna, cineasta spagnolo scomparso nell’aprile 2013, è sempre stato pervaso da un ficcante erotismo, dando vita a titoli capaci di dividere critica e pubblico. Opere spesso spiazzanti e dalla diversa densità di toni e atmosfere che hanno caratterizzato una carriera altalenante, con il primo, maldestro (s)cult che arriva proprio allo scoccare degli anni ’90: Le età di Lulù, adattamento dell’omonimo romanzo pubblicato l’anno precedente da Almudena Grandes (anche co-autrice della sceneggiatura), è uno di quei titoli che non lascia indifferenti anche nei suoi passaggi più controversi.
Osteggiato dalla censura, con alcune scene potenzialmente scabrose che sono state tagliate in diversi mercati, il film con assoluta protagonista la nostra Francesca Neri pone effettivamente all’interno dei suoi cento minuti di visione dei passaggi scomodi che possono apparire come scelte più gratuite che realmente necessarie.

Cuore di ragazza

La storia ha inizio quando l’adolescente Lulù, quindici anni appena, si invaghisce del maturo Pablo, il miglior amico del fratello. L’uomo, professore, seduce la ragazza una sera dopo un concerto e la inizia al sesso. Pablo parte per gli Stati Uniti e al suo ritorno chiede a Lulù di sposarlo, anche se l’unico elemento a legare realmente la coppia è la passione carnale, che domina la pressoché totalità del loro menage matrimoniale. Lulù rimane incinta e partorisce, ma l’arrivo di una figlia non cambia le morbose pratiche dei coniugi che arrivano anche a coinvolgere il travestito Ely nelle loro serate di eccessi.
Un giorno accade l’impensabile e la protagonista, sentitasi oltraggiata dal compagno, decide di lasciarlo e inizia una vita da single: la sua ossessione per il sesso rischia però di coinvolgerla in giri pericolosi.

Scelte sbagliate

Come ha ampiamente dimostrato nel corso della sua carriera, a cominciare dal felliniano La teta y la luna (1994), Bigas Luna sapeva certamente giocare di fino nella narrazione e relativa messa in scena dei suoi lavori, con Le età di Lulù però si è forse fatto prendere troppo la mano dal gusto per l’eccesso e, sin dal prologo, la pellicola non trova un equilibrio tra la forma filmica e l’istinto voyeuristico, scadendo in più occasioni in un cattivo gusto fine a se stesso. Da sviluppi incestuosi a un marcato insistere sulle pratiche sadomaso, con un’orgia finale che sfocia quasi nell’horror psicologico, l’operazione non sa contenere la propria feralità e quanto accade su schermo ne paga inevitabilmente le conseguenze, con il presunto erotismo spesso vittima di atmosfere tese e inquiete che ne castrano la carica sensuale.

Il potenziale percorso di formazione della protagonista appare quello di una bambina viziata non ancora cresciuta e il “tradimento” del compagno è un espediente forzato per traghettare la vicenda su versanti sempre più drammatici, con l’ultima parte che non lesina in scene forti e disturbanti che coinvolgono figure di contorno etero e omosessuali (Javier Bardem, non accreditato, è qui presente in uno dei suoi primissimi ruoli). A donare una prorompente carica libidinosa è Francesca Neri, la cui fisicità snella e slanciata e lo sguardo solo apparentemente innocente infondono una pulsante, e non sempre raziocinante, personalità a Lulù, donna trascinata in un mondo di uomini e diventata vittima dei propri desideri.

Fonte : Everyeye