Craxi, Hammamet, gli anni Ottanta e qualche libro per capirli

Nel ventennale della morte di uno dei personaggi più complessi della storia italiana, qualche titolo di varia provenienza con cui comprendere il suo mito (e i suoi lati oscuri)

L’argomento che ha dominato la settimana appena trascorsa è quello relativo alla figura ambigua, stritolata tra celebrazione e demonizzazione, di Bettino Craxi. Nel ventennale dalla morte, alcune pubblicazioni – in un coro di cui fanno parte articoli di giornale e magazine – riesumano anche oggi il cadavere scottante del leader del Psi, spartiacque della politica degli anni Ottanta e oltre, spazzato via assieme a un’intera generazione politica dopo l’inchiesta di Tangentopoli. Luci e ombre accompagnano la sua vicenda e il periodo di riferimento del suo operato, complice il notorio esilio a Hammamet in Tunisia. Ecco a voi una mappa di libri utili a comprenderne il fenomeno Craxi e il suo mondo.

Sicuramente di parte è il libro di Claudio Martelli uscito questa settimana per La Nave di Teseo,  L’antipatico. Bettino Craxi e la grande Coalizione, che pur essendo espressione di uno dei suo fedelissimi pretende di raccontare Craxi a tutto tondo, anche nei suoi difetti, sebbene nell’elogio definitivo di una figura titanica e rivoluzionaria, e per questo complessa per Martelli stesso. Dal sogno di un socialismo liberale che sbaragliasse il socialismo comunista, all’epilogo insperato che assume i toni di un complotto dei poteri forti contro un leader scomodo, quella di Martelli è più che una biografia, sebbene segua la formazione politica e famigliare di Craxi; è anzi, per sua stessa definizione, un nuovo manifesto che vuole rendere ragione dei sogni di un leader tutto sommato “antipatico”: un tipo  “alto e robusto, imponente e ingombrante…” che “non curava il suo aspetto fisico, l’abbigliamento e l’etichetta…” , “aveva modi diretti e bruschi” e che “era affascinato dalla bellezza, ma bello non era”. Forse le parti più convincenti del libro sono proprio quelle in cui Craxi diviene personaggio romanzesco, nei suoi modi di fare, nelle sue manie e peculiarità, negli aneddoti che persino lo deformano come il famoso “passami l’olio” in risposta a una domanda di un giornalista. Un utile volume per ripescare dalla memoria un politico cancellato dal dominio sull’immaginario di uno dei suoi più intimi amici: Silvio Berlusconi.

Autore outsider ma con un nutrito gruppo di estimatori, Franz Krauspenhaar ha dedicato tempo fa agli anni dell’Italia che culminarono con Craxi un libro dall’eloquente titolo, Le monetine del Raphael, uscito per Gaffi. Proprio dalla pioggia di monetine che si scagliò nell’aprile del 1993 contro il corpo di un Craxi preso in un sorriso beffardo davanti all’Hotel Raphael prende il via questo romanzo biografico sotto forma di monologo interiore: ma non si tratta di una nuova biografia di Craxi, quanto quella del pittore Fabio Bucchi, seguace di Francis Bacon e amico dei socialisti che l’hanno aiuto a perseguire la propria arte. Bucchi, a partire da quella scena madre, racconta un pezzo importante della storia italiana a ritroso, nei suoi misteri e stragi dagli anni Settanta fino ai Novanta – potente il capitolo sulla Strage di Bologna – come riavvolgendo un nastro fatto sì di arte, ma anche di sesso e perversione. E come a voler indicare che gli anni della Milano da bere furono solo il frutto eccessivo di una deformazione antropologica (Pasolini avrebbe detto “mutazione”) del corpo degli italiani stessi, così come Bucchi deforma il proprio corpo in opere dal forte accento baconiano.

Se volessimo invece esplorare, da altre prospettive, lo Zeitgeist della Milano (da bere) degli anni Ottanta e Novanta che vide ascesa e declino del craxismo anche nelle sue espressioni folcloristiche (ricordiamo le notti brave di De Michelis in discoteca), potremmo recuperare anche un autore di culto scomparso solo un anno fa, Andrea G. Pinketts, a partire da il suo Il senso della frase, romanzo noir ma anche manifesto di poetica, dove possiamo – sotto forma di noir grottesco – entrare nei meandri dei bar e dei locali degli anni Ottanta milanesi. Pinketts raccontava le sue storie usando un suo scapestrato alter ego e investigatore un po’ per caso, Lazzaro Santandrea, e lo faceva muovere in quell’universo bizzarro di “nani e ballerine” che non si discosterà molto da quello descritto dai critici di Craxi. Il mistero è solo un pretesto per l’esagerazione, l’inconsulto e il vizio, in Pinketts, sempre fedele a quel oramai famoso “senso della frase” nel ritmo giocoso della prosa a tratti sboccata che lo caratterizzava.

Ci sono poi autori di una generazione che Tangentopoli l’ha vissuta invece nell’adolescenza come evento traumatico, e li ha pubblicati entrambi minimum fax. Il lato tragico dell’inchiesta di Tangentopoli può essere ritrovato in un romanzo biografico di Matteo Cavezzali. Stiamo parlando di Icarus, che si è anche aggiudicato il Premio Comisso. Il libro si concentra sulla figura di Raul Gardini e della sua spregiudicatezza di imprenditore: lo fa usando l’autofiction e un romanzo d’indagine riuscito. Il portento di Gardini, imprenditore spregiudicato, travolge tutto, anche la sua natia Ravenna, che condivide con l’autore, Matteo, messosi in prima persone come testimone di quello che, sotto molte ombre, venne archiviato come un suicidio. Sempre per minimum fax è uscito nel 2019 l’esordio di Lorenzo Moretto, Una volta ladro, sempre ladro.Al centro della mia vita c’è l’arresto di mio padre”. Il padre dell’autore, Giovanni, venne arrestato nel 1944 e poi scagionato in soli sei mesi, i mesi che cambiarono per sempre la vita di Lorenzo e della sua famiglia. Nel romanzo di Moretto c’è ovviamente dell’autobiografia, il racconto personale però si intreccia con i numeri delle inchieste, degli arresti e dell’Italia di quegli anni convulsi. Ma è soprattutto un romanzo famigliare, che racconta il rapporto tra un padre e un figlio travolti da un cambiamento epocale.

Una esplorazione potremmo dire psichica degli anni Ottanta anche socialisti è invece quella che ha offerto in passato il complesso Dies Irae (Mondadori) di Giuseppe Genna, dove Craxi appare più volte, e in particolare come una divinità egizia nel congresso PSI del 1989, immortalato nello scenario gigantesco studiato dall’architetto Panseca. “È immensa come una nave, oblunga e travolgente e sarebbe impossibile vedere lui se non irradiasse la sua immagine elettronica dall’enorme piramide multimediale dell’architetto Filippo Panseca”. E più avanti Genna descrive la scena come sotto “il dominio dell’immagine che si spande nell’etere e lo divora”, mentre il Giro di Craxi osserva il leader maximo, nelle sue smorfie e pause. Il romanzo di Genna, alternando il racconto all’autofiction in prima persona, distanziandosi e avvicinandosi al mistero italiano in modo sicuramente barocco, prende avvio dai giorni di diretta televisiva che incollarono il paese alla vicenda del piccolo Alfredino Rampi, morto in un pozzo artesiano dopo ore e ore di tentativi di salvataggio. Da lì, tra conspiracy theories e romanzo-mondo, racconta trent’anni d’Italia e del mondo, dalla P2 alla Caduta del Muro di Berlino, dalle guerre americane sino appunto al corpo di Bettino Craxi, anticipatore di una società dell’immagine che ammanterà l’identità italiana.

Seguendo l’elemento allucinato che percorre la Storia italiana dagli anni Ottanta ai Duemila di Giuseppe Genna potremmo infine segnalare un importante volume che raccoglie, proprio riguardo a quegli anni, uno dei testimoni più weird, il fumettista Filippo Scòzzari, che Coconino Press ha portato in libreria con Lassù No, antologia dei fumetti “fantascientifici” usciti nelle storiche riviste Cannibale, Frigidaire e Alter. Sono storie che presentano spesso avventure senza senso, intestate a protagonisti luciferini, dai corpi mostruosi e modificati. E che contengono sovente, in un linguaggio che molti hanno paragonato a Landolfi, principi di poetica titanici e bizzarri quanto i protagonisti non solo dei suoi fumetti ma anche dell’epoca in cui Scozzari produsse il suo genio. “Io voglio disegnare atmosfere fumose, cazzotti disperati, indagini straordinarie, passioni indecorose, anime perse ma con grandiose generosità insospettate… tutta la merda del cosmo e, non mi accontento di meno, chi siamo e dove andiamo. Con me, come ormai saprete, il fumetto ricomincia sempre da zero”, si legge.

Fonte : Wired