Gregoretti, lunedì si vota il processo a Salvini ma Pd e M5s attaccano Casellati

L’ex ministro dell’interno Matteo Salvini e la presidente del Senato Maria Elisabetta Casellati in occasione dell’inaugurazione di Vinitaly 2019, Verona, 7 aprile 2019. ANSA/MAURILIO BOLDRINI

Processare Salvini? Il caso Gregoretti spacca la politica e alla fine è il presidente del Senato, Elisabetta Casellati, a finire nel pungiball. Ma andiamo con ordine.

Oggi la seconda carica dello Stato ha deciso che lunedì 20 gennaio alle 16:30 si riunirà la Giunta per le autorizzazioni di Palazzo Madama per votare sulla richiesta di processo avanzata da tribunale dei ministri di Catania, tribunale che accusa l’ex ministro dell’Interno di sequestro di persona per aver trattenuto – lo scorso 25 luglio – la nave Gregoretti sei giorni al largo della Sicilia con 131 migranti a bordo.

È stata proprio quello di Casellati il voto decisivo per ‘confermare’ la data del prossimo lunedì, una decisione che ha visto scoppiare l’ira della maggioranza che parla di “mancata terzietà” della presidente del Senato.

Per Andrea Marcucci, capogruppo del Pd al Senato, si tratta di “un fatto gravissimo”, con la presidente che “ha gettato la maschera”. In linea la senatrice di Leu Loredana De Petris che sottolinea come non si aspettasse il voto della seconda carica dello Stato, mentre Gianluca Perilli, capogruppo M5s al Senato, parla di “voto decisivo che avrà delle conseguenze”.

Sempre dai 5 stelle è il presidente della Commissione Affari Costituzionali della Camera e deputato del MoVimento 5 Stelle, Giuseppe Brescia, ad invocare le dimissioni della presidente del Senato. “La presidente del Senato si è resa protagonista di una decisione di parte, violando ogni criterio di imparzialità e facendosi chiaramente influenzare da motivi extraistituzionali“.

Accuse rimandate subito al mittente dalla stessa Casellati, che ha sottolineato di aver agito per garantire la funzionalità di un organo del Senato. “Si respinge con forza ogni ricostruzione che possa mettere in discussione la terzietà della sua azione ovvero connotarla politicamente”, si legge in una nota. Spiegando di non aver votato né “per la maggioranza, né per l’opposizione”, ma di essersi “espressa a favore di una proposta avanzata da un singolo componente della Giunta, al fine di garantire la mera funzionalità degli organi del Senato”.

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Ma perché Pd e M5s suonano la carica contro la presidente del Senato? Tutto nasce dalla richiesta/sfida di Salvini che ha chiesto di essere mandato a processo prima dello stop dei lavori del Senato in vista delle elezioni regionali del prossimo 26 gennaio per usarla a fini elettorali.

In mattinata Casellati aveva accolto la richiesta di integrazione della Giunta per il regolamento, inserendo le senatrici De Petris e Unterberger, in modo di arrivare a sei membri in quota alla maggioranza (2 Pd, 2 M5S, uno misto e uno autonomie), a fronte dei sei già presenti per l’opposizione (3 Lega, 2 Fi, 1 Fdi). Decisione criticata dalla minoranza, ma senza effetti.

Poi è arrivato il primo voto della mattinata, con un via libera all’unanimità (12 sì) al quesito della minoranza, a firma del leghista Grassi, che chiedeva di considerare ‘perentorio’ il termine dei 30 giorni per convocare la Giunta delle autorizzazioni presieduta dall’onorevole Senatore Gasparri. Un quesito contestato dalle forze di governo, che poi votano a favore, sottolineando però come i termini dei trenta giorni scadessero oggi e non lunedì.

È solo uno dei tanti colpi di scena che ha visto fronteggiarsi maggioranza – a favore di un differimento della data, in linea con lo stop dei lavori parlamentari per il voto regionale, e l’opposizione che chiedeva di votare lo stesso lunedì prossimo. Richiesta fatta propria dalla stesso Matteo Salvini, che ha sfidato più volte Pd e 5 Stelle a mandarlo a processo subito, mettendoci la faccia.

La minoranza ha chiesto di votare una deroga fino al 20, mantenendo il criterio della ‘perentorietà’ visto che due senatori, Grasso e Giarrusso, sono negli Stati Uniti, in missione per la Commissione antimafia. Qui si scatena lo stallo con il voto del presidente Casellati che sblocca l’impasse e si arriva così all’appuntamento di lunedì prossimo, con il voto che dovrebbe aprire al via libera del Senato al processo a Salvini, contrariamente a quanto chiesto nella conclusione della relazione di Maurizio Gasparri.

Sarà poi un voto dell’Aula di Palazza Madama a mandare a processo il senatore Salvini, voto che potrebbe arrivare entro metà febbraio.

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Fonte : Today