In Turchia è tornata Wikipedia, dopo due anni di blocco

Finisce con una sentenza della massima corte di Ankara, dopo oltre mille giorni, la battaglia della più famosa enciclopedia online in Turchia. Wikipedia era stata bloccata da un provvedimento governativo nel 2017 per ragioni “di sicurezza nazionale”

(foto: Altan Gocher/Getty Images)

Dopo più di mille giorni, l’enciclopedia online Wikipedia è tornata accessibile in Turchia. La decisione era stata presa dalla corte costituzionale già lo scorso 26 dicembre, quando si era stabilito che il provvedimento del governo di bloccare l’accesso al sito in tutto il paese fosse una violazione della libertà di espressione, garantita invece dall’articolo 26 della Costituzione. Il parere della corte è stato pubblicato ufficialmente solo mercoledì e da allora l’Autorità turca per telecomunicazioni (Btk) – come riporta l’agenzia di stampa nazionale Anadolu – ha sbloccato l’accesso al sito, ripristinandolo gradualmente in tutto il paese.

La vicenda, dall’inizio

Nell’aprile 2017 l’accesso a Wikipedia era stato bloccato su ordine del governo turco come, di fatto, una sorta di ritorsione per via del rifiuto dell’enciclopedia online di rimuovere alcuni contenuti che accusavano la Turchia di aver preso parte a organizzazioni terroristiche in Siria. La motivazione era essenzialmente quella di garantire la sicurezza nazionale. Subito dopo, però, Wikipedia ha agito: prima rivolgendosi a un tribunale di grado inferiore che ha respinto il ricorso e poi direttamente alla corte costituzionale. Come riporta The Verge, il caso è finito anche davanti alla Corte europea dei diritti dell’uomo, senza ancora avere una sentenza definitiva.

Al momento del blocco, dagli indirizzi Ip turchi non si poteva accedere al sito in nessuna lingua. Una misura considerata da molti il divieto imposto all’enciclopedia online più severo al mondo. Ad esempio in Cina, dove pure Wikipedia è stata bloccata, si può visitare il sito nelle altre lingue, per quanto non in cinese. Come spesso riportato, durante questo periodo alcuni cittadini turchi sono riusciti ad accedere al sito tramite un Vpn. A un anno dal blocco l’enciclopedia aveva lanciato anche una campagna online #WeMissTurkey per sensibilizzare sull’argomento. Oggi la fondazione Wikimedia che gestisce l’enciclopedia, si è detta in una nota “elettrizzata dal fatto che il popolo turco sarà di nuovo in grado di partecipare alla più grande conversazione globale online sulla cultura e la storia della Turchia”.

Altre cose messe al bando in Turchia

Non è tuttavia la prima volta che il governo turco adotta provvedimenti simili. Ci sono stati infatti vari casi di oscuramento di siti e social network, in particolar modo quando, negli ultimi anni, la Turchia ha vissuto proteste di massa contro il presidente Recep Tayyip Erdoğan. Ad essere messi al bando sono stati essenzialmente siti e pagine dell’opposizione. Nel 2014, ad esempio, fu bloccato Twitter per due settimane e anche YouTube per oltre due mesi.

Fonte : Wired