Alunni divisi per ceto sociale, la versione della scuola e la replica del Miur

In un plesso il “ceto medio-alto”, nell’altro gli alunni “di estrazione sociale medio-bassa”. Poi i figli “dell’alta borghesia”, insieme a quelli di badanti e colf. Così l’istituto comprensivo di via Trionfale, a Roma, si presentava fino a ieri sul sito internet specificando le differenze di ceto sociale dei suoi alunni, e scatenando una bufera di polemiche tale da costringere la dirigenza a modificare subito il testo.  

“I dati riportati nella presentazione della scuola, composta da 4 distinti plessi, collocati in diversi contesti socio-culturali, sono da leggere come mera descrizione socio-economica del territorio, secondo le indicazioni del Miur per la redazione del Pof” ha fatto sapere ieri pomeriggio il consiglio di istituto. “L’istituto scolastico – si legge ancora nella nota – non ha mai posto in essere condotte discriminatorie nella ripartizione degli alunni nei diversi plessi o nelle diverse classi”.

Oggi è arrivata la risposta del Miur, che smentisce decisamente la versione del consiglio di istituto. “Quanto apparso sul sito della scuola IC Via Trionfale di Roma non ha nulla a che fare con Linee guida ministeriali o altra documentazione richiesta dal Ministero dell’Istruzione” spiegano ad AdnKronos fonti del ministero precisando che “se la scuola, per giustificare la descrizione del contesto che è stata fornita sul proprio sito, sostiene di aver seguito precise Linee ministeriali, riferendosi a documenti come il Rapporto di autovalutazione o il Piano triennale dell’offerta formativa, si sbaglia”.

Roma, così una scuola discrimina gli alunni in base alla classe sociale

Certo è che la presentazione dell’istituto era e resta classista e imbarazzante. “La sede di via Trionfale e il plesso di via Taverna accolgono alunni appartenenti a famiglie del ceto medio-alto – si leggeva sul sito -, mentre il plesso di via Assarotti, situato nel cuore del quartiere popolare di Monte Mario, accoglie alunni di estrazione sociale medio-bassa e conta, tra gli iscritti, il maggior numero di alunni con cittadinanza non italiana”.

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E poi ancora “il plesso sulla via Cortina d’Ampezzo si spiegava nella presentazione – accoglie prevalentemente alunni appartenenti a famiglie dell’alta borghesia assieme ai figli dei lavoratori dipendenti occupati presso queste famiglie (colf, badanti, autisti, e simili)”.

Codacons all’attacco: pronto un esposto contro i vertici dell’istituto

Il Codacons sta preparando infatti un esposto contro i vertici dell’istituto. ”Si tratta non solo di un gesto vergognoso e squallido, ma di un episodio che potrebbe costituire un reato – spiega il presidente Carlo Rienzi – Per questo abbiamo deciso di presentare una denuncia penale alla Procura della Repubblica di Roma contro dirigente scolastico e consiglio di istituto, in cui si ipotizza la fattispecie di istigazione alla discriminazione”.

L’art. 604 bis del Codice penale punisce infatti ”con la reclusione fino ad un anno e sei mesi o con la multa fino a 6.000 euro chi propaganda idee fondate sulla superiorità o sull’odio razziale o etnico, ovvero istiga a commettere o commette atti di discriminazione per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi”.

Fonte: AdnKronos →
Fonte : Today