Il Governo vuole cambiare il congedo famigliare e renderlo “condiviso”

Allo studio del Governo la possibilità di estendere un unico congedo familiare della durata di sei mesi con l’80% del tempo riservato alle madri e il restante 20% riservato ai padri. La prossima settimana al ministero del Lavoro si insedierà un gruppo di esperti con l’obiettivo di studiare una serie di proposte tra cui quella che riguarderà la possibilità di estendere il congedo famigliare.

Attualmente il congedo prevede 5 mesi obbligatori per la madre. Da qualche anno è stato introdotto il congedo obbligatorio per il padre che nel 2020, con la Legge di Bilancio, è salito da 5 a 7 giorni, più un giorno facoltativo che però può essere preso solo in sostituzione della madre.

“Bisogna passare dalle politiche di conciliazione a quelle di condivisione, sottolinea in un post su Facebook, la sottosegretaria al Lavoro e Welfare, Francesca Puglisi.

Intanto sempre in tema fiscale si ha notizia di un incontro tra il vicepresidente dei deputati di Italia Viva, Luigi Marattin, e il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri. Sul piatto il nodo dei 3 miliardi di euro destinati dalla Manovra per il taglio del cuneo fiscale. Tra le ipotesi l’estensione del bonus 80 euro con un allargamento della platea dei beneficiari.

Più soldi in busta paga: cos’è il piano di Gualtieri

Secondo le ultime versioni del piano d’azione stilato dal Ministero delle finanze, la fase uno dovrebbe prevedere:

  • il taglio delle tasse di 500 euro per l’anno 2020 e di mille per 2021 per i redditi tra i 26mila e i 35mila euro.
  • il bonus Renzi potrebbe invece finire in detrazione portando 20 euro aggiuntivi in busta paga.

Più complesso estendere la riduzione del cuneo fiscale fino a chi guadagna tra i 37mila e i 40 mila euro l’anno.

Se per gli incapienti c’è il reddito di cittadinanza, è allo studio un aiuto per i redditi bassi (tra 8mila e 15mila) per cui la detrazione non sarebbe tecnicamente possibile.

Contestualmente il Movimento 5 stelle punta ad accelerare la riforma dell’Irpef, l’imposta sul reddito delle persone fisiche. L’ipotesi è quella di accorpare i due scaglioni più bassi – fino ai 15mila euro di reddito (ora tassate al 23%) e tra i 15mila e i 28mila euro (tassate al 27%) – portando l’imposizione fiscale ad una aliquota unica al 20% fino a 28mila euro di reddito.

Tuttavia l’accorpamento dei primi due scaglioni costa almeno 20 miliardi, oltre un punto di Pil. Una possibile soluzione arriverebbe dalla razzionalizzazione del complesso sistema di deduzioni e detrazioni che andrebbero a scalare con la crescita del reddito.

Fonte : Today