L’American Flag Football League e il futuro tech del football

Un football depurato dal contatto può non piacere a tutti. Ma offre, come dimostra questo video con l’inventore della nuova lega nordamericana “hi tech”, interessanti considerazioni che vanno oltre il campo di gioco

La prossima finale della Nfl, il campionato professionistico di football statunitense, sarà di scena a Miami a inizio febbraio, e sarà la 54esima edizione del Super Bowl. Per i puristi, il football deve restare come è: placcaggi, touchdown, partite epiche che durano ore. Per qualcun altro invece – come il protagonista di questo video, Jeff Lewis – il gioco può entrare in una dimensione diversa e più tecnologica. Lewis nel 2017 ha deciso di lanciare la American Flag Football League, dopo aver passato al setaccio con il suo team i commenti sui social durante gli incontri della lega.

Secondo quanto scoperto da Lewis, un passato a Wall Street, la gente non è davvero interessata a tutto quel contatto, ma più ai passaggi, alla corsa, all’atletismo (e certo, anche al vedere i giocatori andare in meta). Il flag football non è un’invenzione di Lewis, insomma, ma nell’Affl c’è una maggiore componente tech. I giocatori indossano una electronic flag: in caso di contatto, i dispositivi inviano un segnale a un sistema e l’arbitro riceve a sua volta una comunicazione sul punto preciso in cui il gioco è stato interrotto.

L’obiettivo è vedere partite più veloci, dai punteggi più alti, e quindi più eccitanti. La tecnologia aiuta anche  a mappare alcuni parametri fisici dei giocatori (grazie a un device sulla spalla) e c’è una ricca infografica sullo schermo, come desiderano gli spettatori contemporanei.

I veri appassionati potrebbero storcere il naso guardando questo video, ma bisogna anche pensare che la paura di danni derivanti da contatti fisici violenti sul campo (in particolare alla testa: le famose concussion) ha negli anni smorzato un po’ l’appeal del football e addirittura avviato considerazioni sul destino di questo sport nobilissimo.

Fonte : Wired