Putin sta tramando per rimanere al potere dopo la fine del suo mandato

Dopo l’annuncio del presidente della Russia di voler modificare la Costituzione e sottoporla a referendum, il governo guidato da Dmitry Medvedev si è dimesso. Secondo molte letture è una mossa per ritagliarsi un ruolo di potere anche dopo il 2024, quando finirà il suo mandato presidenziale

(foto: Andrey Rudakov/Getty Images)

Mikhail Mishustin, finora responsabile del servizio fiscale federale, è diventato il nuovo primo ministro russo, dopo esser stato nominato direttamente dal presidente Vladimir Putin. Ma c’è dell’altro: nella giornata di mercoledì 15 gennaio, Dmitry Medvedev e il suo governo hanno inaspettatamente rassegnato le dimissioni in seguito alla proposta di Putin di un referendum per introdurre una serie di emendamenti alla Costituzione russa che, di fatto, mirano ad assegnare più poteri al Consiglio di stato e al parlamento, compreso quello di nominare il premier e i suoi ministri. Attualmente, invece, è il presidente a nominare il primo ministro e la Duma ad approvare la decisione.

Medvedev ha fatto sapere che le dimissioni del governo arrivano proprio per dare a Putin lo spazio necessario per introdurre i cambiamenti annunciati alla Costituzione. Cambiamenti “significativi per l’intero equilibrio dei rami del potere esecutivo, legislativo e giudiziario”, ha spiegato. E quindi, “è giusto che il governo, nella sua forma attuale, si dimetta”. Ma le sorprese non sono finite, quando è spuntato il nome del successore, prima trapelato dall’ufficio stampa del Cremlino e poi confermato da Putin. Quello di Mishustin, una figura di basso profilo effettivamente poco nota in Russia, se non per la sua dirigenza dell’agenzia delle entrate nazionale dal 2010.

Putin ha comunque ringraziato il premier dimissionario per il lavoro svolto, ma la sua caduta è stata letta in diversi modi. Se in precedenza Medvedev aveva anche ricoperto la carica di presidente – dal 2008 al 2012, cambiando appunto ruolo con Putin – adesso la sua carriera politica sembra al capolinea, scrive il Guardian. Forse non tanto per le sue gaffe imbarazzanti – come addormentarsi durante i discorsi di Putin – o per le sue accuse di corruzione, sempre smentite, ma per il fatto che, da tempo, il premier dimissionario è sulla graticola del malcontento popolare per le difficoltà economiche della Russia. Se finisce un’era, non cambia la sua amicizia col capo del Cremlino, che gli ha chiesto di diventare vicedirettore del Consiglio di sicurezza nazionale.

Cosa sta succedendo?

Molti analisti hanno letto la mossa di Putin come un tentativo di restare al potere anche dopo la fine del suo mandato da presidente, ovvero dopo il 2024: spostando di fatto il potere di nominare premier e ministri dalle mani del presidente a quelle del parlamento, Putin potrebbe garantirsi un ruolo di spicco dopo la fine del suo mandato. La Costituzione russa, infatti, non permette più di due mandati consecutivi da presidente. Putin, da vent’anni al potere, è al suo quarto mandato, ma dopo i primi due ha ricoperto il ruolo di primo ministro, proprio sotto la presidenza di Medvedev. Il capo del Cremlino, probabilmente, vuole aggirare questa norma, ritagliandosi un ruolo da primo ministro – incarico che potrebbe ricoprire finito questo mandato presidenziale – con poteri aumentati, in caso appunto passasse la sua riforma.

Putin si classifica già come il leader più longevo dopo Stalin e per incoraggiare la riforma nel discorso sullo stato della nazione dice: “Nella società c’è una chiara richiesta di cambiamento”. Sulle tempistiche però non c’è nessun dato certo, così come sulle sue reali intenzioni. Come scrive Agi, con molta probabilità la transizione arriverà prima dell’estate. Ma non è solo uno il cambiamento che Putin vuole attuare, si tratta di un vero pacchetto che comprende, specifica la Bbc, altre misure volte a limitare la supremazia del diritto internazionale o a rafforzare le leggi che vietano i candidati presidenziali che hanno ottenuto la cittadinanza straniera o permessi di residenza straniera.

La risposta delle opposizioni

Il principale oppositore politico Aleksey Navalny conferma le letture e le speculazioni diffuse in queste ore, quando afferma: “L’unico obiettivo di Putin è rimanere al potere a vita”. Da non dimenticare che era stato lo stesso Navalny, nel 2017, a svelare tramite la sua associazione – in un video visto da 33 milioni di persone – i metodi usati da Medvedev per arricchirsi, accusandolo di possedere segretamente immobili di lusso, vigneti e ville all’estero. L’altro leader Lyubov Sobol è più netta: “Sostituire alcuni ladri con altri ladri non è né riforma né rigenerazione”.

Fonte : Wired