Checco Zalone dopo Tolo Tolo: ‘Il primo migrante ero io, disperato e senza una lira’

Facile, oggi, essere Checco Zalone: il comico pugliese miete successi ormai da più di un decennio, dall’esplosione a Zelig e con il singolo Siamo una Squadra Fortissimi al clamoroso trionfo al botteghino di Cado dalle Nubi (2009), primo di una serie di incassi record giunti ora al culmine con Tolo Tolo.

Non tutti, però, sono a conoscenza della fatica e della sofferenza che si nascondono dietro i successi di Luca Medici, vero nome del protagonista di Che Bella Giornata (2011), Sole a Catinelle (2013) e Quo Vado? (2016). A raccontarli è l’attore stesso in un’intervista rilasciata a Vanity Fair, nella quale il comico parla delle difficoltà iniziali, della vita da migrante sperimentata sulla sua pelle, delle situazioni umilianti che ha dovuto accettare.

Il primo migrante ero io. Un migrante disperato come tutti i migranti. […] Il picco dell’umiliazione fu quando mi chiesero di suonare un pianoforte vestito da Babbo Natale. Comunque lo picchiassi o per quanto lo scuotessi con delicatezza, quel piano scassato non restituiva mai una nota tenue. Io sul palco, senza renne, vestito di rosso e di bianco per 50 euro d’ingaggio e sotto di me il pubblico inferocito che mi chiedeva di fare meno rumore, di non disturbare la festa” racconta Zalone.

A cambiargli la vita l’interesse di Pietro Valsecchi, sfociato poi nella produzione di Cado Dalle Nubi: “Con la sua voce cavernosa a 5 Megahertz, nella mia vita arriva proprio lui, Pietro Valsecchi. Io non sapevo chi fosse. Al telefono capisco soltanto due parole: Cortina e Aereo. Chiamo Gennaro Nunziante e gli dico: ‘Mi ha cercato un certo Valsecchi’. Sento un silenzio dall’altra parte, poi un gorgoglio che somiglia a un’esultanza. ‘Ma sai chi è Valsecchi? Dobbiamo portargli subito una storia’. Così in pochi giorni tiriamo giù il canovaccio di Cado dalle nubi. A Cortina andai. Pietro versava vino e grattugiava tartufo, che detesto, come fossero coriandoli o soldi del Monopoli. Feci finta di niente, stetti male, vomitai fino all’alba e tenni duro. Il resto è una lunga storia”.

Il successo da allora non si è più fermato, fino a giungere agli straordinari incassi di Tolo Tolo, capace di superare in Italia anche una produzione mastodontica come Il Re Leone. Parlando del suo ultimo film, Zalone non risparmia una frecciatina alla politica italiana: “C’è un bambino che mi segue nel film, che mi si affeziona, che mi prende un po’ come un secondo padre. Per una questione burocratica non aveva il visto per venire in Italia. Praticamente un’iperbole. Il Kenia non ce lo mandava con Salvini ministro dell’Interno in carica”.

A proposito di politica, l’ultimo film di Checco Zalone non ha lasciato indifferenti i politici del nostro Paese: ecco le loro reazioni a Tolo Tolo.

Fonte : Everyeye