Udito, un nuovo test lo misura guardando la dilatazione della pupilla

Un nuovo test dell’udito in grado di valutare le capacità di ascolto di una persona semplicemente osservandone gli occhi potrebbe finalmente aiutare a svolgere questo tipo di esame anche nei neonati, nei soggetti con disabilità o colpiti da ictus. A metterlo a punto sono stati i ricercatori dell’Istituto di Neuroscienze dell’Università dell’Oregon, che sorprendentemente per sviluppare la tecnica sono partiti dall’osservazione delle pupille dei barbagianni, soggette a cambiamenti a seconda dei suoni percepiti nell’ambiente circostante. Così, il team ha cercato di capire se questa risposta fosse presente anche nell’uomo, ottenendo poi un responso positivo.

I barbagianni ispirano un nuovo test dell’udito

Come descritto nello studio pubblicato su Journal of the Association for Research in Otolaryngology, l’autore principale Avinash Singh Bala ebbe l’intuizione decisiva per la nuova scoperta oltre 10 anni fa, quando notò nei barbagianni il dilatarsi delle pupille in risposta ai rumori uditi. Da quel momento, il ricercatore si mise al lavoro con un team di colleghi per capire se osservando gli stessi cambiamenti nell’occhio umano fosse possibile sviluppare un’alternativa ai classici test dell’udito, che coinvolgono riflessi come alzare una mano o premere un pulsante e richiedono quindi un movimento da parte di chi li esegue. Bala ha spiegato che “questo studio è una verifica teorica del fatto che questo è possibile. La prima volta che abbiamo testato la risposta della pupilla in un soggetto umano è stato nel 1999. Sapevamo che poteva funzionare, ma dovevamo ottimizzare l’approccio per riuscire a catturare il rilevamento anche dei suoni più tenui”.

Test udito attraverso dilatazione delle pupille: come funziona

Il team di ricerca ha quindi sottoposto 31 adulti, con un’età media di 24 anni, a test dell’udito standard mentre, simultaneamente, una videocamera a infrarossi ne monitorava le pupille. Tuttavia, ai partecipanti veniva richiesto di premere dei pulsanti per indicare la ricezione di un suono con qualche istante di ritardo, in modo da riuscire a monitorare la dilatazione delle pupille fino a due secondi dopo il segnale acustico, per evitare che il movimento non influenzasse eventuali cambiamenti negli occhi. I ricercatori sono così riusciti a notare come le pupille iniziassero a dilatarsi a circa 0,25 secondi dallo stimolo sonoro, permettendo al team di stabilire un rapporto di causa-effetto. Osservare la dilatazione delle pupille è dunque una tecnica affidabile almeno quanto le soluzioni tradizionali; il coautore Terry Takahashi sottolinea però che il metodo non ha grande utilità negli adulti, quanto nei soggetti incapaci di comunicare la ricezione di un suono, “per esempio i bambini piccoli”, ma anche i giovani con disabilità o i soggetti colpiti da ictus o altre malattie che impediscono una risposta diretta.

Fonte : Sky Tg24