Un decennio da Oscar: i Migliori Film 2010-2019 dal peggiore al migliore

Fra qualche settimana scopriremo il primo Best Picture del decennio appena iniziato, che porterà gli Academy Awards oltre la centesima edizione – che si festeggerà nel 2028. Quale migliore occasione, dunque, per rivivere insieme le passate edizioni della Notte degli Oscar attraverso gli ultimi vincitori della statuetta più ambita?
In questo speciale di avvicinamento agli Oscar 2020 riscopriremo insieme a voi i Migliori Film del decennio scorso, le pellicole che hanno sollevato il trofeo più ambito dell’industria hollywoodiana dal 2010 al 2019, classificandoli dal migliore al peggiore con un pizzico di gusto personale. Naturalmente, vi invitiamo a prendere d’assalto la sezione dei commenti per farci sapere la vostra classifica soggettiva.

10 – 12 anni schiavo di Steve McQueen (vincitore agli Oscar 2014)

Vincitore di altri due Oscar oltre a quello per il miglior film, con Lupita Nyong’o eletta miglior attrice non protagonista e la statuetta per la migliore sceneggiatura assegnata a John Ridley, 12 Anni Schiavo è forse il film meno incisivo fra i Best Picture dell’ultimo decennio.

Figlio della politica obamiana ma meno vispo artisticamente rispetto ai due precedenti film del regista Steve McQueen (Hunger e Shame), il film ha avuto soprattutto il merito di lanciare la Nyong’o nel mondo di Hollywood, ma bisogna ricordare che in competizione quell’anno avevamo American Hustle, Captain Phillips, Dallas Buyers Club, Gravity, Her, Nebraska, Philomena e The Wolf of Wall Street.
Diciamo che avere Brad Pitt in produzione è servito alla causa più di quanto non sia stato utile averlo nel cast, nel quale partecipa con un’apparizione fugace che con uno schiocco di dita à la Thanos risolve tutti i gli affanni del protagonista.

09 – Green Book di Peter Farrelly (vincitore agli Oscar 2019)

Come 12 Anni Schiavo, anche Green Book ha ottenuto le stesse vittorie per miglior film, migliore sceneggiatura (a Peter Farrelly, Nick Vallelonga e Brian Hayes Currie) e miglior attore non protagonista (a Mahershala Ali, alla sua seconda vittoria nella categoria). Voci di corridoio ancora oggi suggeriscono manipolazioni ai danni di Roma (con Alfonso Cuarón che avrebbe perso lo storico en plein film straniero-regia-miglior film per pochissimi voti) ma è pur vero che questa sorta di piacente e piacione remake a parti inverse di A Spasso Con Daisy ha saputo parlare in maniera diretta al cuore degli Stati Uniti, e a volte per arrivare alla statuetta più ambita saper coinvolgere emotivamente i membri dell’Academy è ciò che conta maggiormente.

08 – Il Discorso del Re di Tom Hooper (vincitore agli Oscar 2011)

Tra 127 Hours, Black Swan, The Fighter, Inception, The Kids Are All Right, The Social Network, Toy Story 3, Il Grinta e Winter’s Bone, l’Academy scelse il dramma sulla (vigilia della) Seconda Guerra Mondiale con Colin Firth, Geoffrey Rush e Helena Bonham Carter, che ottenne ben dodici candidature e quattro vittorie (miglior film, miglior regia, miglior attore protagonista e miglior sceneggiatura originale). Col supporto della Weinstein Company e il suo produttore Harvey Weinstein a ungere ingranaggi promozionali, Il Discorso del Re aprì uno sguardo dietro i cancelli di Buckingham Palace e il successo fu tale che, non a caso, qualche anno più tardi The Crown partì all’incirca da dove la storia di Hooper si era conclusa.

07 – Spotlight di Tom McCarthy (vincitore agli Oscar 2016)

Avrete notato che il vincitore del miglior film molto spesso (sempre nei titoli finora elencati) è accompagnato da una vittoria in miglior sceneggiatura, e Spotlight di Tom McCarthy non smentisce la statistica: nominato anche per la regia, il montaggio e gli attori non protagonisti Rachel McAdams e Mark Ruffalo, il film fu favorito dalla celebre reticenza dell’Academy nel premiare i film di genere, con opere come Bridge of Spies, Mad Max: Fury Road, The Martian e The Revenant che con la benedizione del tempo possiamo oggi definire molto più importanti e avanguardisti del comunque bello ma molto molto classico Spotlight, al quale però va riconosciuto il merito di aver riportato in auge il filone del cinema d’inchiesta.

06 – The Artist di Michael Hazanavicius (vincitore agli Oscar 2012)

Ultimo miglior film vinto dalla Weinstein Company, la commedia muta e in bianco e nero di Michel Hazanavicius con Jean Dujardin e Bérénice Bejo è sicuramente il più estroverso Miglior Film del decennio, e anche l’eccezione che conferma la regola (non vinse miglior sceneggiatura, nonostante la nomination). Certo Terrence Malick e il suo The Tree of Life, forte della Palma d’Oro a Cannes (dove superò proprio The Artist, con Dujardin eletto miglior attore) ancora si sfrega le mani, ma oggi può rincuorarsi con le citazioni in praticamente tutte le classifiche dei migliori film del decennio stilate dalle principali riviste specializzate (è menzionato anche in quella di Everyeye).

05 – Moonlight di Barry Jenkins (vincitore agli Oscar 2017)

Miglior film, ancora miglior sceneggiatura e miglior attore non protagonista a Mahershala Ali per Moonlight, bellissimo lavoro di Barry Jenkins che – suo malgrado – sarà per sempre accostato alla clamorosa snobbatura del giustamente favorito La La Land, che pochi minuti prima aveva reso Damien Chazelle il più giovane vincitore di sempre della statuetta miglior regia ed era addirittura stato eletto vincitore della serata a causa di un noto scambio di buste. Rimane il record delle 14 nomination e soprattutto il sorriso dolcissimo dato dalla sorpresa degli inaspettati vincitori.

04 – La Forma dell’Acqua di Guillermo Del Toro (vincitore agli Oscar 2018)

Unico fantasy a trionfare come Miglior Film dopo Il Ritorno del Re, il film di Guillermo del Toro è anche la seconda eccezione insieme a The Artist per la statistica sull’accoppiata miglior film e miglior sceneggiatura, col regista messicano e la sua collaboratrice Vanessa Taylor che vennero solo candidati e persero in favore di Jordan Peele e Get Out. La Forma dell’Acqua la spuntò su Call Me by Your Name, Darkest Hour, Dunkirk, il già citato Get Out, Lady Bird, Phantom Thread, Tre manifesti a Ebbing, Missouri.

03 – The Hurt Locker di Kathryn Bigelow (vincitore agli Oscar 2010)

Nel 2010 Kathryn Bigelow – la cui vittoria fu profetizzata dal tappeto rosso dall’ex marito James Cameron, in corsa con Avatar – divenne non solo la prima regista a vincere miglior regia agli Academy Awards, ma salutò dal palco stringendo anche la statuetta più ambita.

Il film che lanciò definitivamente la carriera di Jeremy Renner (curiosamente in coppia con Anthony Mackie) vinse anche la sceneggiatura con Mark Boal, che superò quella di Bastardi Senza Gloria di Quentin Tarantino, il miglior montaggio, il miglior sonoro e il miglior montaggio sonoro, ottenendo anche tre nomination aggiuntive (Renner, la fotografia di Barry Ackroyd e la colonna sonora originale di Marco Beltrami e Buck Sanders). Rimasero a bocca asciutta i già citati Avatar e Bastardi Senza Gloria, Up, The Blind Side, District 9, An Education, Precious, A Serious Man e Up in the Air.

02 – Birdman di Alejandro G. Iñárritu (vincitore agli Oscar 2015)

Quattro Oscar alla produzione Fox Searchlight intitolata Birdman (or The Unexpected Virtue of Ignorance) tra cui il miglior film, il miglior regista (il primo dei due successi consecutivi di Iñárritu), la migliore sceneggiatura (Iñárritu, Nicolás Giacobone, Alexander Dinelaris e Armando Bo) e la migliore fotografia (Emmanuel Lubezki, la seconda di tre storiche consecutive).

Il primo e unico “non cinecomic sui cinecomic” (tutto il film del regista messicano, che forse odia i lungometraggi di supereroi più di Martin Scorsese, è impostato sull’importanza della figura dell’eroe nel mondo di oggi, che diventa metafora psicanalitica dell’ego ma che nel criptico finale si manifesta fisicamente davanti agli occhi strabuzzati di Emma Stone) se la giocò fino all’ultimo con Boyhood, ma alla fine superò il dramma di Richard Linklater e fece mangiare la polvere ad American Sniper, The Grand Budapest Hotel, The Imitation Game, Selma, La Teoria del Tutto e Whiplash.

01 – Argo di Ben Affleck (vincitore ali Oscar 2013)

Con Warner Bros. distributore e George Clooney fra i produttori, Ben Affleck ha diretto e interpretato il thriller spionistico perfetto. Non si spara un solo colpo di pistola, la tensione cresce di secondo in secondo arrivando a un finale da centometrista e soprattutto la potenza illusoria del cinema diventa l’unica arma possibile per sbrogliare uno scandalo diplomatico realmente accaduto.

Totale di Oscar vinti tre, per il miglior film, miglior montaggio (William Goldenberg) e, sorpresa sorpresa, miglior sceneggiatura (a Chris Terrio), con quattro nomination aggiuntive (per Alan Arkin come miglior attore non protagonista, Alexandre Desplat per la migliore colonna sonora originale, il sonoro e il montaggio suono), ma ancora oggi ci si domanda perché la star non venne neanche nominata per la categoria dei registi a seguito di una prova che ironia della sorte gli valse BAFTA, DGA e Golden Globe.

Argo dunque è il nostro migliore Miglior Film Oscar del decennio appena conclusosi: secondo voi, tra i candidati all’edizione 2020, dieci anni dopo la vittoria della Bigelow, chi la spunterà? Ditecelo come sempre nella sezione dei commenti.

Fonte : Everyeye