5 serie ispirate ai film di fantascienza

Sfoglia gallery 5 immagini

Serie Fox prodotta alla fine degli anni ’90, fa parte di un articolato franchise, che comprende a sua volta il film originale, diversi tv movie e fumetti. Il film originale vantava la firma di Rockne O’Bannon, “papà” di Farscape, mentre la versione per il piccolo schermo era prodotta dal veterano Kenneth Johnson (suoi La donna bionica, L’incredibile Hulk e V – Visitors). Alien Nation era incentrato sull’amicizia tra due poliziotti – uno alieno e uno umano – e sulle tematiche legate all’integrazione delle minoranze. Gli extraterrestri erano, infatti, sbarcati qualche anno prima sulla Terra da un’astronave che trasportava schiavi, innocui e facilmente vittima di maltrattamenti da parte degli umani (sì, la trama risulta familiare a chi conosce il film District 9). La serie era un curioso e interessante tentativo di affrontate le tematiche del razzismo negli Usa con una mitologia curiosissima legata alle usanze e tradizioni degli alieni Uno dei più grossi blockbuster del 1994 fu Stargate (diretto da Roland Emmerich e scritto dal Dean Devlin di Leverage e di The Librarian), che fondeva fantascienza e archeologia ed esplorava le origini (aliene) delle piramidi egizie. Lo Stargate è un reperto ipertecnologico che permette di viaggiare verso altri pianeti. La serie prodotta da Syfy a fine ’90 riprendeva i personaggi del militare Jack O’Neill e dello scienziato Daniel Jackson, ed espandeva le premesse del film in una narrazione che è andata avanti per 10 stagioni, tanto da creare, a sua volta, svariati spin-off (compreso quel Stargate Atlantis che lanciò il Jason Momoa di Game of Thrones). Una delle serie di fantascienza più longeve di sempre, è anche un fenomeno di culto celebrato ancora oggi nei fan meeting Una delle serie più belle e complesse degli ultimi anni, l’acclamata Westworld di Hbo (in Italia su Sky) si rifa a Il mondo dei robot, sensazionale film del 1973 con un terrificante Yul Brynner nei panni di un cowboy sintetico che, insieme agli altri androidi di un parco dei divertimenti a tema, impazzisce e comincia a sterminare gli ospiti umani. L’adattamento di Hbo è curato dal geniale Jonathan Nolan (il fratello del regista di Inception Christopher), che aveva già esplorato il tema delle intelligenze artificiali con Person of Interest e che dà vita a uno spietato western in salsa fantascientifica: qui gli umani più ricchi e potenti sfogano le perversioni in un parco nel quale è permesso perpetrare delitti e violenze ai danni di androidi senzienti. Finché questi non si ribellano Lost in Space è ispirata al film del 1998 con William Hurt (che a sua volta riprendeva uno show degli anni ’60), nel quale il Professor Robinson e la sua famiglia venivano spediti con un’astronave ad Alpha Prime, per costruire un portale verso altri mondi e salvare così l’umanità dall’estinzione. Sabotati dal robot di bordo, finivano perduti nello spazio. La serie segue le avventure della stessa famiglia Robinson – padre, madre e tre figli (uno in meno rispetto all’originale e alla traccia del romanzo del 1812 Il Robinson svizzero) che, a bordo di una navicella in viaggio verso nuovi pianeti abitabili, finisce alla deriva su un territorio sconosciuto. Anche qui c’è un robot – che a seconda della programmazione può essere amichevole oppure ostile – dal design irresistibile che costituisce l’aspetto più intrigante dello show John Carpenter (regista di Halloween, 1997: Fuga da New York e Grosso guaio a Chinatown) si è cimentato più volte nella fantascienza, realizzando nel 1984 Starman, che valse la candidatura all’Oscar a Jeff Bridges: è incentrato su un alieno che, scoperta l’esistenza degli umani, si avventura sulla Terra per incontrarli, ma finisce braccato dai militari. La serie omonima vede Robert Hays (il protagonista di L’aereo più pazzo del mondo) nei panni che furono di Bridges, ovvero questo ingenuo viaggiatore extraterrestre alle prese con le stranezze del pianeta Terra. Sempre perseguitato dal governo americano che vuole catturarlo, grazie ad alcune sfere luminose è in grado di riportare in vita i morenti, comunicare con gli animali e… ingravidare le donne. Detta così è un po’ inquietante, tuttavia questa serie del 1986 sul misterioso alieno buono fu una delle più curiose degli anni ’80, nonché una sorta di Anti-Visitors (protagonisti i rettiliani, cattivi per eccellenza)


Fonte : Wired