La dieta paleo? I nostri antenati in realtà mangiavano già parecchi carboidrati

Uno studio su Science mostra che gli esseri umani vissuti nel Paleolitico consumavano già piante amidacee e avevano un’alimentazione che include i carboidrati. Così secondo alcuni l’assunto alla base della dieta paleo potrebbe essere messo in crisi

(foto: Vicuschka via Getty Images)

La dieta paleo o dieta delle caverne è un modello alimentare diffuso, anche se ampiamente discusso, che di fatto vorrebbe riprodurre quello degli esseri umani del Paleolitico. Questa dieta si basa fortemente su carni, pesce, vegetali e altri alimenti disponibili circa 10mila anni fa, considerando che il Paleolitico va da 2,5 milioni a circa 10mila anni fa, prima dell’introduzione dell’agricoltura. Ma oggi uno studio condotto dall’università di Witwatersrand, in Sudafrica, mostra che diete ricche carboidrati erano già presenti nel Paleolitico, nell’alimentazione degli esseri umani moderni sudafricani di 170mila anni fa. I risultati, pubblicati su Science, vanno ad aggiungersi a qualche altra ricerca per cui i nostri antenati consumavano cereali già milioni di anni fa. A partire da questo, un articolo sul Guardian propone una nuova ipotesi e deduce che la “dieta paleo potrebbe non essere poi così paleo”, se già molto prima (circa 160mila anni prima) gli esseri umani cucinavano e consumavano alimenti a base di amidi.

I carboidrati nel paleolitico

Oggi gli scienziati hanno individuato prove del fatto che esseri umani moderni (i sapiens) consumassero pasti ricchi di carboidrati già nel Paleolitico, prima dell’avvento dell’agricoltura – che è databile intorno al 10.000 a.C., più tardi. Si tratta di una prova molto più antica, rispetto alle precedenti, come spiegano gli autori, che testimonia anche l’uso di utensili per estrarre le piante dal terreno e consumarle.

I ricercatori hanno individuato tracce di antiche piante amidacee durante scavi nella grotta Border Cave presso i monti Lebombo a KwaZulu-Natal, vicino al confine tra Sudafrica e Swaziland. In particolare, hanno riconosciuto resti di piccoli cilindri bruciacchiati che sono rizomi. Molte piante acquatiche, come le ninfee, possiedono questi rizomi, che sono ricchi di tessuti contenenti amido. In questo caso, i rizomi appartengono al genere di piante amidacee Hypoxis, noti anche come yellow star flower, fiori gialli a forma di stella.

E non è la prima volta che emergono risultati di questo genere: uno studio del 2016, per esempio, ha mostrato che nel calco dei denti di esseri umani vissuti 1,2 milioni di anni fa ci sono tracce di carboidrati di diverse piante amidacee, fra cui quelle della tribù delle piante Triticeae – che deriva dal Triticum, nome volgare romano per il grano.

La dieta paleo in crisi?

Queste evidenze, come racconta il Guardian, potrebbero mettere in crisi l’idea alla base della dieta paleo, ovvero la scelta di un’alimentazione propria degli esseri umani delle caverne. Questa si fonda per lo più sul consumo di carni, pesce, vegetali fra cui patate e ciliegie, tutti gli alimenti che potevano essere rintracciati 10mila anni fa, e meno sui carboidrati, introdotti successivamente con l’agricoltura.

Ma chi sostiene e propone questo stile alimentare spiega che “la dieta è di natura teorica e si apre a varie interpretazioni, per cui non esiste una singola definizione di paleo dieta ed è comune che non vi sia consenso sul consumo e l’elaborazione di specifici alimenti”, si legge sulla pagina dedicata a questa alimentazione. Insomma, queste evidenze potrebbero non mettere in discussione l’ipotesi fondante della dieta paleo.

La dieta paleo è molto discussa

Secondo i sostenitori, si tratta di uno stile alimentare che fra l’altro potrebbe aiutare a contenere il peso corporeo, dato che gli esseri umani vissuti nella preistoria erano più magri. Tuttavia, uno studio ha aperto il dibattito sulla la validità di questo assunto, che non sarebbe veritieri. In generale, infatti, gli esperti sottolineano che una dieta a base vegetale (come la dieta mediterranea) ricca di cereali e legumi è una scelta ideale per la salute, dato che abbassa il rischio di diabete, tumori e malattie cardiovascolari.

Fonte : Wired