Patrick Stewart: “Ai tempi di Brexit e co., Star Trek: Picard può portare un po’ di ottimismo”

Il grande attore spiega i motivi del suo ritorno nei panni del mitico capitano dell’Enterprise. Intanto, perché a 20 anni da Next Generation, è un personaggio completamente diverso

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Da parte dei fan c’è molta aspettativa, ma soprattutto molta sorpresa, dato che avevo detto che per me quel capitolo era chiuso”: esordisce così Patrick Stewart, lo straordinario attore britannico che lo scorso novembre al Lucca Comics and Games ha parlato del suo prossimo progetto, Star Trek: Picard, la serie che dal 27 gennaio debutterà su Amazon Prime Video. Stewart riprenderà il ruolo di Jean-Luc Picard, il capitano della mitica Enterprise che vediamo però circa 20 anni dopo la conclusione del ciclo di Star Trek: Next Generation, serie e film che lo avevano visto originariamente protagonista. L’attore aveva più volte ribadito di non voler ritornare in quel ruolo: “Però, questa opportunità era irresistibile, perché permetteva di vedere ciò che non si poteva nemmeno immaginare anni fa, quando Next Generation finì e parte dell’esistenza di Picard andò in frantumi. Per un attore è un sogno avere una parte così”.

Poco si sa di preciso sulla trama, tenuta giustamente sotto stretto riserbo, ma ciò che si intuisce è che vedremo Picard ormai lontano dalla flotta stellare, dopo eventi piuttosto traumatici. Più fonti concordano che si racconterà una storia fortemente influenzata sia dalla morte dell’androide Data, avvenuta nel film del 2002 Nemesis (l’ultimo in cui compariva anche Stewart), ma anche dalla distruzione del pianeta Romulus messa in scena nel reboot del 2009: “In realtà non sto riprendendo lo stesso personaggio, è differente: sempre Jean-Luc, ma il suo retroterra in questi 16 o 17 anni di vuoto è tale che ci sono degli aspetti che non avevamo mai incontrato in Next Generation”. La sfida è stata proprio quella di dare nuova vita a un personaggio arcinoto e molto amato dai fan: “Sia emotivamente sia mentalmente, è davvero a un altro stadio della sua vita rispetto a quando era capitano della Enterprise. E questo salto, questa differenza è diventata per me l’interesse principale”.

Si intuisce, dunque, che nel frattempo ci sono stati traumi e sofferenze non da poco, anche se la saga di Star Trek ha sempre compensato con uno sguardo più leggero e ottimistico sulla realtà. Secondo Stewart non verrà meno: “Ritengo che, in fondo, questa serie pensi positivo al futuro, ed è fondamentale. Tutto ciò che è stato fatto con Star Trek è basato sulla convinzione che si può sempre fare meglio e lo si farà”, dice l’attore, ricordando anche l’impatto del suo ruolo:  “Ho incontrato personalmente tantissimi fan che mi hanno raccontato come Guerre stellari abbia cambiato le loro esistenze: c’è stato chi aveva tendenze suicide che ha superato guardando la serie o chi ha costruito la carriera a partire da questa passione arrivando fino alla Nasa”.

È difficile credere, però, che anche questo Picard non rifletta in modo sfumato ciò che accade intorno, soprattutto se so considerando le svolte realistiche, cupe e introspettive di molti prodotti fantascientifiche degli ultimi anni: “Il timing è perfetto. Siamo circondati da problemi serissimi, dalle persone che ci governano alle minacce climatiche. Senza contare la povertà diffusa, con un divario fra chi possiede la ricchezza e chi non ce l’ha che si fa sempre più grande, sempre più velocemente“, ammette Stewart. “Stiamo facendo un bel casino. Penso anche alla Brexit, che ritengo disastrosa e sulla quale spero avremmo un’altra possibilità di porvi rimedio” (l’intervista è stata realizzata prima delle nuove elezioni dello scorso dicembre, che invece hanno ribadito l’intenzione del Regno Unito di uscire dall’Unione Europea). Secondo quanto emerso gli episodi tratteranno anche il tema dei migranti, incarnati da un rifugiato romulano interpretato da Evan Evagora.

Ma com’è tornare nel ruolo del capitano Picard a distanza di così tanti anni? “Dal punto di vista tecnologico ci sono stati dei cambiamenti enormi, e non parlo solo degli effetti speciali’, conclude Stewart che, pur nato sui palcoscenici shakespeariani più prestigiosi, non ha alcuna remora a confrontarsi con le innovazioni: “Trovo questi cambiamenti avvincenti, stanno dando nuove possibilità di raccontare altri mondi e si traducono anche a livello di scrittura: credo che oggi gli sceneggiatori siano pronti a prendere rischi più grandi’.

Fonte : Wired