C’è una tregua in Libia

Oggi a Mosca i rivali Khalifa Haftar e Fayez al-Sarraj firmeranno il cessate il fuoco: è il primo passo di un accordo di pace che potrebbe cambiare le sorti del conflitto

(foto: Kirill Kukhmar/Getty Images)

Sembra reggere la tregua nella guerra in Libia, seppur con minime violazioni da entrambe le parti, dopo che lo scorso 8 gennaio Russia e Turchia – nonostante supportino fazioni rivali: il presidente turco Recep Tayyip Erdogan sostiene al-Sarraj, mentre il governo russo è vicino al generale Khalifa Haftar – avevano fissato dalla mezzanotte di domenica 12 il cessate il fuoco fra le milizie in conflitto. Anzi, potrebbe avviarsi addirittura a una svolta definitiva: il presidente russo Vladimir Putin ha infatti convocato oggi a Mosca il capo del governo di unità nazionale e il maresciallo, uomo forte della Cirenaica, per ufficializzare un accordo sul cessate il fuoco tra le truppe. Il tutto avviene dopo ben nove mesi di scontri.

La firma potrebbe rappresentare così un primo grande passo verso la risoluzione diplomatica della crisi libica. Secondo il presidente del Consiglio di stato Khaled al-Mechri, come ha spiegato sulla televisione libica al-Ahrar, l’intesa “aprirà la strada al rilancio del processo politico”. Positivo anche al-Sarraj: “Chiedo a tutti i libici di voltare la pagina del passato” – ha detto in un breve discorso in tv prima di partire per Mosca – “di rifiutare la discordia e di favorire la stabilità e la pace”. Proprio ieri, quando era in vigore il cessate il fuoco, Sarraj aveva incontrato a porte chiuse il presidente Erdogan a Istanbul. Intanto, il capo del gruppo di contatto russo in Libia, Lev Dengov, ha dichiarato, pur non specificando se Haftar e Sarraj si incontreranno direttamente o meno, che i due determineranno a Mosca “i termini del futuro accordo in Libia, compresa la possibilità di firmare un accordo di cessate il fuoco e i suoi dettagli”.

Cos’è successo finora

La Libia, un paese del Nord Africa in guerra civile dal 2011, ha visto fronteggiarsi due fazioni opposte: quella del premier riconosciuto dalla comunità internazionale, Fayez al-Sarraj e quella del generale Khalifa Haftar. La situazione era peggiorata nelle ultime settimane quando le violenze a Tripoli – controllata dal governo e assediata dalle forze di Haftar – erano notevolmente aumentate. C’era poi stata la conquista da parte del generale della città di Sirte, situata nel nord del paese con affaccio strategico sul Mediterraneo.

In questo contesto, la Turchia, su richiesta di Serraj, aveva annunciato di inviare i militari per aiutare il governo riconosciuto dalla comunità internazionale e contrastare la presenza della Russia. Mentre l’Unione europea ha cercato di mediare, Russia e Turchia sono diventati, di fatto, i due attori – e mediatori – della guerra, arrivando alla proposta del cessate il fuoco. In un primo momento, però, Haftar aveva rifiutato la proposta di un cessate il fuoco, anche se la Russia, importante alleato del maresciallo nella sua guerra contro Serraj, era d’accordo sulla tregua. Le stesse forze hanno poi annunciato di aderire a partire da un minuto dopo la mezzanotte di domenica, specificando che “la risposta sarà severa in caso di violazione dal campo avverso”.

La mediazione italiana

Intanto, prosegue anche la mediazione italiana alla ricerca di una soluzione diplomatica, dopo vari intoppi. Come quello dell’annullamento all’ultimo minuto dell’incontro fra il presidente del Consiglio Giuseppe Conte e il premier libico al-Sarraj lo scorso mercoledì, dopo che quest’ultimo era venuto a sapere di un colloquio a sorpresa fra l’Italia e Haftar proprio prima del suo arrivo. A Palazzo Chigi, poi, i due si sono incontrati comunque tre giorni dopo. Per il capo del nostro esecutivo la priorità, come ha affermato in conferenza stampa dopo aver visto Sarraj, è “fermare assolutamente il conflitto interno e le interferenze esterne”. Proprio oggi Conte incontrerà uno di questi attori esterni, ovvero il presidente il presidente turco Recep Tayyip Erdoğan puntando a consolidare il ruolo dell’Italia in Libia. Secondo quanto scrive il Messaggero, l’Italia è pronta a inviare più militari in Libia, spostandoli da altri teatri di crisi, per guidare la missione Onu.

Fonte : Wired