Pitti Uomo 97 chiude con 21.400 compratori

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today 12 gen 2020
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Sotto un cielo blu e un sole ridente che ha riscaldato la Fortezza da Basso nei quattro giorni di manifestazione, Pitti Uomo si è chiuso il 10 gennaio con numeri che lo riconfermano l’appuntamento mondiale di riferimento per il menswear, sebbene vi sia stato un calo, fisiologico e atteso, di circa il 10% rispetto allo scorso anno, imputabile principalmente a date troppo a ridosso delle vacanze natalizie.

Pitti Uomo 97

“La partenza stavolta è stata difficile. Il calendario internazionale ci ha imposto date davvero troppo anticipate, oltretutto in coincidenza con l’avvio dei saldi, che per la stragrande maggioranza dei dettaglianti sono vitali. Poi abbiamo recuperato e alla fine, anche in termini puramente numerici, siamo più che soddisfatti, come lo sono gli espositori. Il prossimo anno slitteremo alla settimana successiva, dal 12 al 15 gennaio 2021, e sarà un bene per l’intero sistema”, ha dichiarato Raffaello Napoleone, Ad di Pitti Immagine.
 
Tanta ricerca su materiali e tecniche manifatturiere, grande attenzione all’eco sostenibilità e una sapiente innovazione stilistica sono stati, ancora una volta, gli ingredienti premianti delle collezioni presentate dagli oltre 1200 espositori. Tra loro, quelli incontrati da FashionNetwork.com, hanno confermato in maniera unanime che le boutique più influenti, i grandi department store e le piattaforme e-commerce di fascia alta erano tutti presenti, così come i buyer da ogni parte del mondo, in particolare dall’Asia, dal Giappone, dall’Europa del Nord, dalla Turchia e dagli Stati Uniti. Dei 21.400 compratori registrati nei quattro giorni, più di 8.300 provenivano, infatti, dall’estero, dimensioni che solo Pitti Uomo può vantare a livello mondiale.

“D’altra parte se la crescita delle economie sviluppate è debole, se anche la Cina e la Germania rallentano, se i consumi europei e soprattutto italiani sono stazionari, se le tensioni sociali aumentano e lo scenario geopolitico globale è in forte ebollizione, come possiamo pensare che tutto ciò non si traduca in una maggiore prudenza da parte dei compratori?”, ha commentato Agostino Poletto, direttore generale di Pitti Immagine. In generale, i 20 mercati più importanti di Pitti Uomo sono stati Germania, Giappone, Olanda, Regno Unito, Spagna, Turchia, Francia, Svizzera, Belgio, Stati Uniti, Russia, Corea, Cina, Austria, Grecia, Portogallo, Svezia, Danimarca, Canada, Cina-Hong Kong.

“Capisco che per i non addetti ai lavori vedere un segno meno possa indurre a formulare giudizi controversi sul successo o meno di una manifestazione – continua Napoleone – e capisco anche certe preoccupazioni degli operatori economici cittadini che per pratica e istinto guardano comprensibilmente ai ricavi immediati, ma il valore di un salone come Pitti Uomo ha bisogno di essere valutato sulla base di criteri più ampi e duraturi: nuove opportunità di export per i brand più dinamici, l’impatto della comunicazione, la guida strategica delle politiche promozionali di un intero settore, la diffusione delle innovazioni, il confronto ravvicinato tra i diversi segmenti della filiera produttiva e tra buyers e aziende, la rilevanza degli elementi culturali. Sono questi i fattori che decretano la leadership di questo salone e il suo essere punto di riferimento per il sistema moda internazionale, un riferimento che resta tale anche nei tempi di bonaccia come in quelli di tempesta”.

Pitti Uomo 97

L’uomo nuovo proposto a Pitti 97 ha mostrato il suo lato classico, attento alle regole, ma anche quello ribelle, seppur decisamente metropolitano. Ama la classicità del tailoring di matrice inglese, il comfort della maglieria in lane pregiate, ma non trascura il suo lato rock, affidandosi al denim, o alla street culture (Armani Exchange), cedendo al fascino del militar style, o a quello agender che propone capi, come la mantella pied de poule e i colori neutri, adatti ad ambo i sessi (Gabriele Pasini). Il tutto in un’estetica sostenibile che ha contagiato un pò tutti i marchi presenti a Pitti. Must-have del nuovo guardaroba è il cappotto, che per il rock boy deve sottolineare la spalle (Paltò) come negli anni Ottanta, oppure deve trasformarsi in passe-partout da portare anche sulla tuta (American Vintage).

Tra i capispalla irrinunciabili c’è anche la giacca in stile biker (Aeronautica Militare) e il gilet imbottito che lascia intravedere felpe grintose, il trench classico come quello de L’Impermeabile. I tagli sartoriali diventano imprescindibili (Luigi Bianchi di Mantova) e rendono possibile l’alternarsi della pelle alla seta (Carlo Pignatelli) e ai velluti. Anche il mondo delle uniformi, militari (Blauer Usa) e da lavoro, torna ad influenzare l’estetica delle collezioni autunno-inverno 2020-21 e restituisce capi dall’anima rétro, ridisegnati in chiave contemporanea e resi impeccabili dall’impiego di materiali di alta qualità. Gas connette il denim al mondo del moto-racing, del suo dna, e presenta la nuova capsule Indigo Racing Club. La collezione Automobili Lamborghini punta a tre linee: Informal Luxury, Casual e Pilota Ufficiale.
 
Sempre curati gli allestimenti e gli stand, alcuni dei quali con installazioni ricercate e sceniche. Dal marchio Herno che ha presentato tutte e sue collezioni all’interno del Teatrino Lorenese in uno spazio di oltre 500 metri quadri, al brand americano Woolrich, che ha trasformato la Dogana in un magico paradiso invernale, facendo vivere un’inedita ed innovativa esperienza sensoriale per celebrare i suoi 190 anni di storia (1830-2020). Ad accogliere gli ospiti una Heritage room con i capi vintage iconici del marchio, poi un corridoio nella penombra guidava i visitatori nella Foresta di Woolrich.

La presentazione di Woolrich in Dogana

Qui, tra pareti specchiate, alberi spogli e fiocchi di neve danzanti a ricordare i paesaggi invernali della Pennsylvania (dove il brand è stato fondato) tre casette ospitavano la nuova Arctic Parka Capsule con i suoi tre diversi temi: Luxe, Tech e Eco, tutti espressione dell’iconica combinazione di innovazione e stile urbano che caratterizza il marchio.

E poi le sfilate e gli eventi, da Jil Sander, guest designer della manifestazione, che ha presentato la collezione 2020-2021 con un fashion show esclusivo nel complesso di Santa Maria Novella, alla sfilata presso la Stazione Leopolda di Random Identities, il primo progetto indipendente del designer Stefano Pilati, special guest della kermesse. O ancora Sergio Tacchini, che ha portato le sue collezioni al Tepidarium del Roster, la suggestiva serra ottocentesca del giardino dell’Orticultura, o K-Way che ha fatto il suo debutto in passerella al Palazzo della Borsa Valori di Firenze.

Pitti Uomo, insomma, non delude mai, con la sua ricchezza di appuntamenti, dentro e fuori la Fortezza, capaci di soddisfare a 360° le esigenze del mercato della moda e dei suoi buyer. Appuntamento con l’edizione estiva della manifestazione al 16 giugno prossimo!

Elena Passeri (con Ansa)

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Fonte : Fashion Network