Si continua a morire nel Mediterraneo: “Ucciso e gettato in mare dai libici”

Si muore nel Mar Mediterraneo. Undici migranti, tra cui otto bambini, sono morti quando la loro imbarcazione è affondata al largo di Cesme, in Turchia. Lo riferisce l’agenzia Anadolu. Secondo quanto riferito dalle autorità turche, otto persone sono state tratte in salvo. Non è ancora nota la nazionalità delle vittime.

La località turistica turca di Cesme è divisa da uno stretto braccio di mare dall’isola greca di Chios,  approdo di molti migranti che arrivano in Grecia dalle coste turche. Poche ore prima un altro naufragio, nei pressi dell’isola greca di Paxi, nello Ionio, dove sono morte almeno 12 persone che tentavano probabilmente di raggiungere le coste italiane. Sull’imbarcazione affondata viaggiavano circa 50 persone. Venti migranti sono stati salvati.

“Uomo ucciso e gettato in mare dalla Guardia costiera libica”

Altro dramma si sarebbe consumato nelle acque di fronte alla Libia: la Guardia Costiera libica avrebbe sparato ad un migrante e poi avrebbe gettato il corpo in mare. È quanto avrebbero raccontato ad Alarm Phone altri migranti che erano sul gommone con l’uomo e che sono stati riportati a Tripoli. “Siamo stati chiamati da alcuni dei migranti – scrive Alarm Phone in un tweet – dicono che alcune delle 65 persone si stanno rifiutando di sbarcare a Tripoli, e che la cosiddetta Guardia Costiera ha sparato a un migrante e gettato il corpo in mare“.

Centro Astalli: “Ancora morti nel silenzio colpevole dei governi nazionali”

“Ancora orrore nel Mediterraneo. Ancora morti nel silenzio colpevole dei governi nazionali”. Lo denuncia il Centro Astalli, il centro dei Gesuiti in prima linea per i rifugiati, che chiede che “Stati membri e organismi sovranazionali si attivino per la creazione immediata di vie legali di accesso all’Ue per i migranti che legittimamente vogliono arrivarvi in cerca di futuro”.

“A pochissima distanza da noi, dall’altra parte del Mediterraneo, la guerra imperversa, dittature e violazioni dei diritti fondamentali vessano, opprimono e minacciano la vita di milioni di esseri umani – denuncia padre Camillo Ripamonti, presidente del Centro Astalli -. Non siamo immuni a quello che accade a pochi passi da casa nostra. Ci salviamo solo se lavoriamo per la pace nel mondo, mettendo in atto politiche internazionali di accoglienza, solidarietà, rispetto della dignità e della libertà umana”.

Ong, assolto il comandante della Lifeline: perché il caso è emblematico

Proseguono nel Mediterraneo gli interventi di soccorso delle navi umanitarie, sia la nave delle ong Open Arms, sia la nave Sea Watch 3, tornata in mare dopo oltre cinque mesi di blocco.

Fonte : Today