Impact Earth, la recensione del film catastrofico

La fine del mondo ci è stata propinata in tutte le possibili salse a sfondo apocalittico, con capisaldi di genere ideali per spegnere il cervello, scevri di reali qualità artistiche, quali Armageddon (1998) e 2012 (2009) a fungere come maggiori fonti di ispirazione per le molteplici produzioni televisive o basso budget a venire. Proprio nell’ultimo decennio si è infatti registrato un progressivo aumento di pellicole a tema, realizzate per la pressoché totalità con budget miseri e povertà di idee, in un’esaltazione del mockbuster moderno che non teme di riproporre storie viste e riviste. Produzioni di serie b/z alle quali nel 2015 si è aggiunto l’ennesimo esponente, il qui oggetto di recensione Impact Earth, che come prevedibile non riesce a emergere dalla massa e palesa tutti i propri limiti concettuali e stilistici nel corso dell’ora e mezzo di visione.

Una Terra da salvare

In quest’occasione al centro della vicenda, come potenziale salvatore dell’umanità intera, troviamo Tim Harrison, un ex scienziato della NASA che otto anni prima del presente filmico aveva sbagliato una previsione su una potenziale collisione di un asteroide con la Terra, giocandosi di fatto la carriera nonché il proprio ruolo all’interno dell’ente spaziale. Oggi l’uomo è un professore universitario e il suo matrimonio ha subito i contraccolpi del suo declino professionale, con il rapporto con la moglie che si è inevitabilmente deteriorato. Harrison ha una relazione con una sua studentessa che ha da poco completato una ricerca secondo la quale un nuovo, devastante cataclisma starebbe per colpire il nostro pianeta. Il protagonista pensa a mettere in salvo i propri cari e ad avvertire le autorità competenti, conscio del poco credito che questi, memori del passato, effettivamente danno al nuovo allarme. Ma quando la minaccia si rivela reale, solo l’intervento di Harrison può evitare l’imminente apocalisse.

La fiera del disaster movie

Il canovaccio segue le linee guida del filone, con il tosto e illuminato protagonista che cerca al solito di mettere in salvo la propria famiglia e di evitare il disastro globale. Se la sceneggiatura è al grado zero di originalità, lo stesso si può dire per la blanda messa in scena, con effetti speciali di pessima qualità che dominano la componente “spettacolare” e ludica del racconto, tra improbabili piogge di frammenti meteorici, riprese di un fittizio cosmo e slalom su quattro ruote tra le palle di fuoco che colpiscono la superficie. Impact Earth non riesce a nascondere i propri limiti per via di una narrazione che si prende troppo sul serio, scevra da qualsiasi istinto autoironico/parodico e riempita da situazioni e personaggi di contorno improbabili solo per allungare il brodo e il relativo minutaggio. La caratterizzazione minimale del gruppo di protagonisti, con tanto di ménage à trois gestito in maniera per nulla credibile, il solito ma(so)chismo delle forze militari che solo all’ultimo si accorgono degli errori che stavano commettendo e il canonico epilogo conciliatorio rendono l’ora e mezza di visione un vero supplizio per lo spettatore, costretto ad assistere a una reiterazione di eventi sfiancante e poco coinvolgente. Il regista Rex Piano, alla sua quarta incursione nel genere dopo gli altrettanto evitabili Intrappolati al centro della terra (2003), Fall of Hyperion (2008) e Heat Wave (2009), dirige col pilota automatico un cast quantomai anonimo dove spicca, come svogliata guest-star, anche il ben conosciuto Tom Berenger.

Fonte : Everyeye