5 cose che forse non sapete su RuPaul

RuPaul Andre Charles è nato nel 1960 a San Diego (sua madre, nativa della Louisiana, l’ha chiamato così a partire dal roux, un ingrediente di molti piatti creoli), ma si è trasferito a 15 anni ad Atlanta per studiare arti performative. Sebbene la sua carriera scolastica non abbia mai brillato (lui stesso dice di aver da sempre combattuto con la dislessia), si fa strada negli anni Ottanta nel mondo dell’avanspettacolo prima di trasferirsi a New York e diventare una delle personalità più in vista della scena dei night club. Il suo debutto a livello nazionale, dopo una serie di spettacoli drag e gender bender in giro per gli Usa, avviene con l’apparizione nel video Love Shack dei B-52’s nel 1989. Il successo vero arriva però negli anni Novanta: RuPaul registra infatti la hit Supermodel (You Better Work), finita nel suo omonimo album del 1993. Grazie alla popolarità di quel singolo e anche di quelli successivi, nel 1994 è ingaggiato per una campagna pubblicitaria del brand di cosmetici Mac, prima drag queen a ottenere un ruolo del genere, e nello stesso anno ottiene il suo primo talk show, The RuPaul Show, sul canale via cavo Vh1. Sempre nel 1994 incide Don’t Go Breaking My Heart con Elton John, col quale si esibisce anche a Sanremo. A parte una lunga pausa (vedi sotto), da lì la sua carriera è stata un crescendo di opportunità e traguardi, tanto che nel 2017 è stato incluso dal magazine Time fra le 100 persone più influenti nel mondo e nel 2018 ha ricevuto la sua stella sulla Walk of Fame di Hollywood, anche qui prima drag queen a ottenere questo riconoscimento Nonostante il personaggio pubblico di RuPaul sembri sempre inarrestabile e sopra le righe, altrettanto non si può dire del suo volto più privato. Da sempre infatti cerca di proteggere con descrizione la propria vita personale, tanto che poche cose si sanno di lui lontano dai riflettori. Quel che è certo è che sia sposato con Georges LeBar, un pittore australiano conosciuto al Limelight Club di New York nel 1994 e con il quale si è sposato però solo nel 2017, anche alla luce della svolta conservatrice con Trump alla Casa Bianca. I due condividono un ranch di oltre 200 chilometri quadrati in Wyoming e questo spiega lo stile dell’abbigliamento di RuPaul che quando è in borghese, soprattutto negli ultimi anni, sfoggia cappelli e stivali a punti tipici da cowboy. Un altro aspetto della propria vita su cui RuPaul non si risparmia è la sua relazione con alcool e droghe: essendo cresciuto nella club culture fra gli anni Ottanta e Novanta è quasi automatica la sua associazione con l’abuso di sostanze. In un’intervista al New York Times ha dichiarato addirittura di aver iniziato a fumare marijuana all’età di 11 anni. Ma all’inizio degli anni 2000, RuPaul decise di dare un taglio a tutte queste sostanze e negli ultimi anni ha ribadito come ormai si avvicina ai vent’anni di astinenza. Anche nei suoi programmi tende poi a sottolineare come spesso la subcultura drag avvicini pericolosamente alle dipendenze, anche da medicinali psichiatrici, e vuole dunque sensibilizzare sul tema anche attraverso le storie delle drag che partecipano ai suoi show (foto: Getty Images) Se la carriera di RuPaul ci sembra oggi una grande cavalcata che non conosce ostacoli, bisogna in qualche modo ricredersi. Verso la fine degli anni Novanta, infatti, la sua stella sembrava infatti aver perso parecchio slancio, tanto da convincerlo a ritirarsi dalle scene per un po’ di tempo e rifugiarsi nel ranch in Wyoming. In quel periodo RuPaul ha anche riflettuto sul mondo dello showbiz  in generale, spesso arrivando a criticare i media tradizionali per l’emarginazione a cui relegavano i personaggi della comunità Lgbt+. A partire dal 2004, con il lancio dell’album Red Hot e due anni dopo della compilation di remix ReWorked, torna gradualmente sulle scene ma bisognerà attendere fino al 2009 perché si ritorni ai fasti di un tempo. Quello è l’anno in cui debutta, infatti, RuPaul’s Drag Race. La competizione fra drag queen più o meno emergenti, simile al format di tanti talent show in voga in questi anni, ha conquistato fin da subito l’attenzione del pubblico con un aumento conseguente della qualità della trasmissione. Ad oggi lo show ha vinto nove Emmy ed è una potenza nel mondo dell’intrattenimento, tanto da aver generato spin-off come la versione All Stars e quella Uk, e presto arriveranno anche le edizioni locali di Canada e Australia. Oltre a costumi stravaganti e agguerrite sfide a colpi di lipsync, in ogni caso, la trasmissione è stata anche molto utile nell’ultimo decennio sulla sensibilizzazione sulle problematiche Lgbt+ (nonostante lo stesso RuPaul abbia avuto in passato diverse controversie con la comunità transgender, poi tutte rientrate) Il rapporto di RuPaul con la televisione, in effetti, è sempre stato piuttosto stretto. Nel corso degli anni ha fatto diversi cameo in numerose serie televisive, da Happy Endings a Ugly Betty, passando perfino da un’apparizione nel 1998 in un episodio di Walker Texas Ranger. In anni più recenti ha avuto anche ruoli minori in alcune produzioni di Netflix come la sfortunata Girlboss o la quinta stagione di Grace and Frankie, dove interpretava l’insopportabile nuovo padrone di casa delle due protagoniste Lily Tomlin e Jane Fonda (proprio quest’ultima attrice ha tenuto il discorso di introduzione di RuPaul nella Walk of Fame). Di recente, in un’ironica inversione di ruoli, è stato anche giudice in Skin Wars, competizione dedicata agli artisti del body painting. Ma il progetto televisivo che negli ultimi mesi aveva assorbito maggiormente la sua attenzione è stato RuPaul, il talk show omonimo che è stato testato nell’estate 2019 nelle varie reti locali affiliate al network Fox. Si trattava di una versione aggiornata dei classici talk show, in cui RuPaul ospitava celebrità sue amiche ma anche diverse persone comuni con l’intento di far parlare loro dell’amore e delle passioni della loro vita. Nonostante gli sforzi, però, l’emissione non ha convinto la Fox, che ha preferito fermarsi alle sole tre settimane di test e non proseguire con una produzione vera e propria Nonostante l’insuccesso del talk show, l’infaticabile RuPaul ha di che consolarsi. Come detto, debutta il 10 gennaio su Netflix una nuova serie tv originale che lo vede protagonista: creata da lui stesso assieme a Michael Patrick King, noto per aver lavorato alle varie stagioni di Sex and the City, Aj and the Queen è una serie comica che si basa sull’improbabile rapporto fra una drag queen ormai al tramonto e una giovanissima ragazzina rimasta orfana. Derubata dei suoi risparmi, la drag Ruby Red è costretta a mettersi in tour per gli Stati Uniti con l’obiettivo di recuperare i soldi che le servono per aprire il proprio club; sulla strada, però, s’imbatte in una bimba di dieci anni di cui dovrà prendersi cura nonostante dimostri un caratterino per niente facile. Fra le due nascerà comunque un rapporto profondo e il loro esempio, almeno secondo la sinossi della serie, riuscirà a far comprendere anche alle altre persone, in particolare viaggiando negli Stati Uniti più profondi, l’importanza della diversità e dell’accettazione. Nei vari episodi compariranno poi anche diverse delle drag queen che sono passate per RuPaul’s Drag Race, fra cui Bianca del Rio, Chad Michaels, Latrice Royale, Manila Luzon e Vanjie Mateo

Fonte : Wired