Privacy, sui dati degli utenti vittoria di Facebook al Tar del Lazio

VITTORIA sostanziale di Facebook in Italia sul fronte privacy: il Tar del Lazio ha annullato parte del provvedimento dell’Antitrust che aveva sanzionato per 10 milioni di euro la società. Non solo il Tar ha dimezzato questa sanzione, ma soprattutto ha dato torto all’Antitrust sulla questione più critica e delicata per il business di Facebook e, soprattutto, per la privacy degli utenti: quella relativa alla condivisione di dati con siti e servizi di terze parti. Una condotta che è alla base dello scandalo Cambridge Analytica, società partner di Facebook che ne ha usato i dati per influenzare campagne elettorali (tra cui quella presidenziale americana del 2016).

Ma per Altroconsumo, da cui era partita la segnalazione all’Antitrust, è comunque una vittoria: “Il Tar riconosce il principio più importante, che i dati degli utenti hanno un valore. Un punto su cui stiamo portando avanti una class action, di cui tra due mesi il Tribunale di Milano valuterà l’ammissibilità”, dice Marco Pierani, responsabile rapporti istituzionali di Altroconsumo.

Antitrust aveva sanzionato due condotte ritenute, rispettivamente, ingannevoli e aggressive nei confronti dei consumatori. La prima pratica – sanzionata con 5 milioni di euro – riguardava la fase di registrazione dell’utente e consisteva nel rilascio di un’informativa ritenuta poco chiara e incompleta. Fino al 15 aprile 2018, infatti, l’utente in fase di registrazione non trovava un evidente e chiaro richiamo sulla raccolta e uso a fini commerciali dei propri dati. Il Tar ha confermato la sanzione Antitrust su questa pratica.

Quella cruciale è però la seconda (che a differenza della prima è ancora in piedi). Pure sanzionata con 5 milioni di euro, concerneva il meccanismo di trasmissione dei dati degli utenti dalla piattaforma ai siti web/app di terzi e viceversa. Il Tar in sostanza non ritiene che l’Antitrust abbia analizzato bene il funzionamento del sistema. Secondo i giudici, “la ricostruzione del modello di funzionamento del meccanismo di integrazione delle piattaforme riportata nel provvedimento sconta dei travisamenti in punto di fatto che inficiano la correttezza del percorso motivazionale seguito dall’Autorità”. E, alla fine, il provvedimento Antitrust “si palesa illegittimo in ragione di vizi di cattiva ricostruzione del funzionamento dell’integrazione delle piattaforme e dell’assenza di elementi sufficienti a dimostrare l’esistenza di una condotta idonea a condizionare le scelte del consumatore”.

“Di fatto è una vittoria di Facebook, perché proprio questa condotta di trasferimento di dati a terzi è quello più critico per la privacy, per i diritti fondamentali degli utenti, ed è cruciale per il business del social”, dice Fulvio Sarzana, avvocato esperto in materia. Non è d’accordo Pierani, secondo cui “ciò che conta è che il Tar indirettamente ha riconosciuto che i dati degli utenti hanno un valore economico. È lo stesso principio giuridico alla base della nostra class action che ha raggiunto già 125 mila firme e con cui chiediamo a Facebook un risarcimento di 285 euro per ogni anno di iscrizione al social”.


Fonte : Repubblica