Il ricambio generazionale secondo Farinetti: promuovere i suoi figli

“Largo ai giovani, ecco i miei figli” sembra dire l’imprenditore al Corriere della Sera. Il patron di Eataly lascia pieni poteri a Nicola Farinetti e distribuisce gli altri rampolli sui nuovi fronti. Per l’azienda va benissimo, ma è il sintomo di un problema nazionale

(Foto LaPresse/Nicolò Campo)

Il Ceo plenipotenziario di Eataly sarà il figlio Nicola, l’americano come lo chiamano in famiglia. In un’intervista pubblicata oggi sul Corriere della Sera, Oscar Farinetti parla del futuro dell’azienda con i soliti toni entusiastici – che d’altronde gli ottimi risultati gli consentono – e del ricambio generazionale in atto nel gruppo che vuole esportare il Made in Italy, in corrispondenza dell’addio di Andrea Guerra, l’ex manager Luxottica che ne ha guidato lo sviluppo negli ultimi sei anni (e che manterrà per il momento la presidenza). I pieni poteri, come va di moda dire in questo periodo, passano dunque a Nicola, che pure era già amministratore delegato della società.

Francesco, l’altro figlio del patron 65enne – re Mida di Unieuro prima di inventare i tempi mondiali degli alti cibi tricolori per cui ha in cantiere altre aperture nel corso dell’anno – andrà invece a dargli una mano in Green Pea, il nuovo progetto che il patron di Fico lancerà ad agosto partendo da Torino: una centro commerciale ecosostenibile con arredamento, abbigliamento e altre cose a impatto zero. Insomma, una versione green di Eataly, con prodotti non solo italiani. Il terzo figlio, Andrea, si occuperà “delle aziende agricole”.

Ricambio generazionale fatto, dunque! Ok, signor Farinetti, ma detta così pare proprio fatto all’italiana. Per la serie: largo ai giovani, ecco mio figlio! In questo senso, patron Oscar, il suo rinnovamento sa di antico, dato che non è né più né meno di come funziona da sempre il paese: l’ascensore sociale è bloccato – o almeno lo si alimenta a manovella con grande fatica – e questa distribuzione dei pani e dei figli su tutti i fronti di casa rappresenta un buon esempio dell’andazzo a queste latitudini. Hai voglia a celebrare la “società civile” e gli “eroi della vita quotidiana”, come dice l’imprenditore piemontese nel colloquio con via Solferino – a suo avviso saranno i veri salvatori della patria – nel nostro paese un terzo dei figli dei genitori più poveri è destinato a rimanere fermo al piano più basso della scala sociale ,mentre il 58% di quelli i cui genitori appartengono al 40% più ricco manterrà una posizione di vertice. Lo dice Oxfam, allineandosi ai dati di qualche mese prima prodotti da due ricercatori della Banca d’Italia. Così come siamo messi, non basterebbe un secolo di eroi.

I nipoti come i figli, e i figli come i padri. Farinetti Nicola, Francesco e Andrea come Farinetti Oscar e Farinetti Paolo, il capostipite dalla storia straordinaria, orfano di padre, partigiano, eroe vero ferito in combattimento e nel 1967 fondatore della catena Unieuro. Nessuno, ovviamente, ce l’ha con i Farinetti e con questa luminosa storia imprenditoriale, che dà lavoro a migliaia di persone e ha fatto più di mille programmi di commercio estero per il vero Made in Italy: figuriamoci. Però il messaggio fa, diciamo, sorridere perché nel suo successo da superstar del capocollo Dop, Farinetti raccoglie da una parte la versione Xl del modello di sviluppo italiano, quello famigliare a respiro cortissimo – che se in molti casi come questo è riuscito a farcela in mille altri ha dimostrato tutti i suoi limiti – e dall’altra soprattutto è il paradigma di una società con basse possibilità di riscatto. In cui le partite si giocano in casa, a porte chiuse, mentre fuori il sistema è fermo, lacerato da continue battaglie di posizione, guarda al ribasso, e in linea di massima lascia nel disagio chi viene dal disagio. Non bastasse, uccide la classe media che prima funzionava da rampa di lancio per quella società civile di cui tanto ci si riempie la bocca e costringe a ritrovarsi a leggere le parole del signor Farinetti che grida largo ai giovani rimescolando le carte degli eredi. I suoi eredi. Ci vuole lo stomaco forte.

Di nuovo: non è colpa di Farinetti se il sistema è fermo, certo. In gran parte, dicono le indagini a disposizione, è per esempio colpa del livello di istruzione italiano. Ma quest’ultimo risente delle condizioni di partenza alle quali lo stato fatica a rispondere, e siamo daccapo: basti vedere i numeri sull’abbandono scolastico, per il quale in Europa siamo i peggiori: quest’anno potremmo toccare il 15% di rinunce, quando l’obiettivo continentale è di rimanere sotto il 10%. Negli ultimi 20 anni ci siamo persi per strada tre milioni di studenti.

Il caciocavallo Dop, le costose pastasciutte bio trafilate al bronzo e i ristorantini pieni di leccornie, frittini, focacce e tartufi con cui Farinetti & sons hanno stregato il mondo, non c’azzeccano nulla. Per carità. Ma almeno non chiamiamolo “ricambio generazionale”: al più, somiglia a una riunione di famiglia. O al limite a una minestra riscaldata – e senza ingredienti con denominazione di origine protetta, per giunta.

Fonte : Wired