Il Congresso Usa prova a togliere a Trump il giocattolo della guerra

La Camera si appella a una legge del 1973 per limitare i poteri militari del presidente e i danni di quella che potrebbe degenerare in una lunga “guerra episodica”

La Camera dei Rappresentanti Usa, a maggioranza democratica, ha approvato la Iran War Powers, una misura volta a limitare i poteri di guerra di Donald Trump. Ora il testo passerà al Senato repubblicano, dove l’ok è più difficile sebbene già alla Camera alcuni repubblicani abbiano votato contro il presidente. La misura in principio non sarà vincolante, ma i democratici hanno invocato una legge del 1973 a proposito dei conflitti per cercare di dare forza maggiore alla risoluzione. Essa prevede che in caso di schieramento di truppe senza approvazione congressuale, esse debbano ritirarsi dopo 60 giorni a meno di ok postumo. E dal momento che sull’Iran Trump ha fatto tutto da solo, potrebbe esserci margine di azione.

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Comunque vada a finire, la votazione è l’ennesima prova del tentativo statunitense di togliere al presidente il suo giocattolo. Privo di una strategia estera ben precisa, continuamente in preda agli istinti di turno, Trump ha sempre dato la sensazione di star giocando a fare il presidente, piuttosto che stare realmente esercitando in modo serio e istituzionale questo ruolo. In questi primi tre anni di mandato, non ha mai rinunciato a soddisfare il capriccio di turno, focalizzandosi più sulla notizia immediata delle sue azioni che non sulle conseguenze successive di esse. L’uccisione dei giorni scorsi del comandante iraniano Qassem Soleimani rientra in questa logica. Donald Trump ha rivendicato il grande successo dell’operazione, descrivendola come una vittoria contro uno dei simboli anti statunitensi nel mondo e il fatto che tutto questo avvenga a pochi mesi dalle elezioni presidenziali non è un caso. Prima ancora che un’operazione bellica, si è trattato di un comizio elettorale. Se però il tycoon non l’avesse capito, ora gli Stati Uniti sono ufficialmente in guerra con l’Iran. E il successo di immagine di oggi rischia di trasformarsi in un piccolo Vietnam domani.

Come le stesse autorità iraniane hanno fatto capire, non ci saranno conflitti sul campo in stile cinematografico. Al contrario, gli Usa saranno colpiti in aree a loro strategiche, soprattutto quelle medio-orientali, in quella che rischia di trasformarsi in una lunga guerra a carattere episodico. Ed è paradossale che quel Trump che ha più volte sottolineato la volontà di ritirare i militari Usa dalla regione, si ritrovi ora ad agire in una direzione che finirà per amplificare il loro coinvolgimento (e la loro integrità) nell’area. L’Iran ha già risposto con un attacco a una base statunitense in Iraq, ora la palla passa a Donald Trump che ha già annunciato rappresaglie. Storicamente, non è nella natura della superpotenza Stati Uniti fare un passo indietro, tendere la mano. Figuriamoci con Donald Trump, una sorta di bambino che ha avuto il suo nuovo videogame di guerra che tanto desiderava e che ora non avrà alcuna intenzione di separarsene.

È in questo contesto che arriva la risoluzione sulla limitazione dei poteri di guerra al presidente da parte della Camera. Un tentativo di togliere al bambino Trump il suo giocattolo, ma anche la dimostrazione dell’inaffidabilità e della pericolosità del presidente. Che sta piegando il mondo alla sua incompetenza, tra questa e altre misure di politica internazionale come il ritiro degli Usa dagli accordi di Parigi, la violenta guerra dei dazi, il ritiro del contingente dalla Siria del nord con tutte le conseguenze negative per gli (ex) alleati del Kurdistan, e via così. Di fronte ai deliri narcisistici di Trump, i democratici del Congresso – e parte dei repubblicani – sanno di poter essere i soli a costruire un argine al disastro imminente, come stanno facendo anche dal lato impeachment. Difficilmente, però, ci riusciranno e il rischio è che i venti di guerra possano portare a un effetto Bush, quando dopo l’11 settembre 2001 la sua popolarità schizzò verso l’alto, spinta dalla paura popolare.

Fonte : Wired