Pensioni, spunta Quota 102: che cosa cambia

Pensioni, tema sempre caldo. Addio Quota 100, spazio a Quota 102. Solo un’ipotesi per adesso, un progetto, l’inizio di un confronto. A indicare la strada è il Sole 24 Ore, quotidiano di Confindustria, secondo cui il piano sarebbe quello di alzare i requisiti a “Quota 102” e mandare a riposo i lavoratori con un minimo di 64 anni con 38 di contributi. Il piano al quale i tecnici del governo starebbero lavorando costerebbe alle casse dello Stato 2,5 miliardi l’anno e sarebbe quindi meno gravoso della precedente riforma. Tutto ciò per evitare anche che dal 2022 i requisiti di età aumentino in maniera troppo repentina.

Pensioni Quota 102, quali sono le ipotesi e le possibili novità

Quota 100 è confermata per il 2020. Se è vero che Quota 102 oggi come oggi è un’ipotesi e nulla di più, è altrettanto vero che poggia su basi tutt’altro che irrealistiche. Ritoccare in questo modo “Quota 100” potrebbe essere la soluzione giusta per fare risparmiare allo Stato una cifra importante. L’anno prossimo, con gli attuali parametri, si ipotizza di spendere 8,8 miliardi. In realtà guardando il flusso del 2019, quando si calcolavano 350mila uscite e se ne sono verificate solo 120mila, la spesa calerebbe a 4.4 miliardi. I nuovi parametri a “Quota 102”, in pensione a 64 anni con 38 di contributi, farebbero poi ulteriormente scendere la cifra a 2,5 miliardi con un ulteriore risparmio di quasi 2 miliardi. Un risparmio significativo.

Anche in questo modo secondo il quotidiano economico si potrebbe in parte finanziare quel taglio del cuneo fiscale da una decina di miliardi che il nuovo esecutivo Pd-M5s si è prefissato come uno degli obiettivi principali da raggiungere. 

Proprio l’innalzamento del requisito anagrafico a 64 anni rappresenta il denominatore comune, insieme con il calcolo interamente contributivo del trattamento anticipato, come già accade per “Opzione donna”, delle soluzioni alle quali guardano una parte del Pd e dei tecnici di area Dem. Ma anche di esperti indipendenti o vicini al Centro-destra.

Pensioni 2020, che cosa potrebbe succedere

Le prossime settimane, secondo le dichiarazioni recenti di esponenti del governo, porteranno in dote novità importanti sul fronte pensioni; lo ha assicurato nelle scorse settimane anche il ministro del Lavoro Nunzia Catalfo, una fedelissima di Luigi Di Maio. Entro fine gennaio dovrebbero partire i tavoli con i sindacati “per una riforma generale delle pensioni”. Il confronto, secondo le parole del premier Conte, partirà dalla distinzione tra lavori usuranti e lavori non usuranti, ma anche dal tema della pensione di garanzia per i giovani. L’esecutivo vorrebbe incrementare il fondo previdenziale integrativo pubblico per assicurare alle nuove generazioni con carriere discontinue una copertura previdenziale rispettabile. Le politiche di welfare per gli under 35 – sopattutto per via della scarsità di risorse a disposizione – non sono mai state la priorità per alcun governo nella storia recente.

Pensioni di garanzia: un “problema” mai affrontato sul serio

È inevitabile prima o poi un intervento per sollevare le sorti pensionistiche di quanti sono stati assunti in seguito al 1995, data di avvio del metodo di calcolo contributivo, che rischiano di maturare assegni del tutto inadeguati se non inesistenti. La pensione contributiva di garanzia, legata agli anni di contributi e all’età di uscita, ha l’obiettivo di garantire l’adeguatezza delle pensioni dei giovani lavoratori (o comunque per gli assunti dal 1996) con redditi bassi e discontinui, a carico della fiscalità generale.

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Fonte : Today