5 piattaforme per guadagnare con i social network

Ecco alcuni siti per convertire la propria passione per post e stories in una fonte di micro-guadagno, con gettoni da spendere online

Social media Foto di Thomas Ulrich da Pixabay

Micro e nanoinfluencer, content creator, social advisor, brand lovers”: in quanti modi è possibile valorizzare l’attività degli utenti sui social? In Italia 55 milioni di persone usano internet, gli utenti di Facebook & C. sono 35 milioni e ognuno di loro ha un profilo su sette piattaforme diverse, dove trascorre circa 120 minuti al giorno. Inoltre, nel nostro Paese le connessioni mobili sono 86 milioni, siamo terzi al mondo per numero di smartphone, dispositivo ormai usato nel 42% degli acquisti o pagamenti online.

Così, visto che nel mondo vengono scattati un trilione di fotografie al giorno, è ormai possibile trasformare tutto questo in attività da “premiare” con buoni spesa, voucher, token e sconti. Come? Facendo di ogni utente un potenziale microinfluencer. Con la polverizzazione di gusti, interessi e di “user generated content”, quello che conta non è più il numero dei follower, ma la “reach” effettiva e l’”engagement“. Sono diverse le piattaforme “made in Italy” che fanno al caso: eccone alcune.

Friendz

Altolà ai banner pubblicitari, sì ai contenuti “user generated” che raccontano i valori delle aziende in modo creativo. Pronti a districarvi tra “punti qualità”, “sfide” e “stelline”? Friendz nasce nella primavera del 2015 in provincia di Varese dall’intuizione di tre amici: Alessandro Cadoni, Daniele Scaglia e Cecilia Nostro, aiutati dal tecnico Giorgio Pallocca. L’idea è aiutare le aziende a emergere nel mondo digital, coinvolgendo gli utenti armati di smartphone, social e fotocamere attraverso una campagna ideata in base a un piano marketing. In base al successo di ogni post, condiviso sui propri profili con gli hashtag indicati, la community offrirà crediti da spendere sui siti di ecommerce.

Al momento, 1.500 punti valgono 10 euro di buono spesa Feltrinelli, 4.250 sono pari a 30 euro da Zara. I crediti possono essere riscattati per fare acquisti anche su Amazon, Ikea, Spotify, Zalando e oltre 60 negozi ed commerce. Inoltre, con la criptovaluta “Fdz coin” è possibile sbloccare gli upgrade delle campagne per scoprire in anteprima la missione, consegnare la foto in anticipo o prenotare la propria partecipazione (che è a numero chiuso). Friendz vanta 150mila foto caricate al mese, un milione di azioni sociali, 900mila risposte alle indagini e ha collaborato con clienti come Parlamento Europeo, Bauli, Generali, Msc Crociere, Roche e Nintendo fra gli altri.

Buzzoole

Trovare l’influencer migliore per ogni brand attraverso gli algoritmi di deep learning e social analytics. L’intelligenza artificiale di Buzzoole (“Basùl”) analizza ogni profilo in base ai social o blog “agganciati” alla piattaforma e propone il più appropriato per la campagna del cliente. Con i meccanismi di natural language understanding, image recognition e fraud detection individua le aree di maggior interesse e la presenza di eventuali bot nell’audience del microinfluencer.

I creator possono ottenere ricompense che variano dai crediti Buzzoole (da convertire in Amazon gift card) a prodotti da testare, sconti o inviti a eventi. Quelli con oltre 30mila follower su almeno un canale social, zero spam, ed elevato engagement, possono diventare “utente verified” e accedere a campagne esclusive, eventi speciali ed essere retribuiti “in cash”. Ogni utente può monitorare le performance dei propri post attraverso il “Campaign activity status” e ricevere feedback positivi o negativi in base alla qualità del contenuto creato. Attenzione però: nel caso peggiore rischia il “ban” dalle campagne per un certo periodo.

Buzzoole, fondata a Napoli nel 2013 da Fabrizio Perrone, vanta circa 293mila content creator, 1994 clienti e 50 milioni di interazioni in 176 Paesi distribuiti su tutte le piattaforme social. Lo scorso marzo il Financial Times l’aveva classificata al 19esimo posto (prima italiana) fra le mille aziende con la maggiore crescita di fatturato (+217,62%) fra il 2014 e il 2017, arrivato quell’anno a 4,4 milioni di euro.

Lovby

Sulla piattaforma fondata da Fabrizio Rametto i punti si chiamano “lovies”, le missioni “Lovby” e l’utente social diventa un “brand lover”. L’intuizione sfrutta un’idea diversa di marketing, visto che su internet le recensioni hanno più efficacia delle inserzioni e un’azione online od offline, come scattare una foto, partecipare a un evento o una prova prodotto, può essere scambiata con l’influenza sociale di ognuno. Per aderire a una missione bisogna dunque connettere i profili a Lovby, ottenendo un “social rank” in base alla popolarità social.

Ogni missione svolta correttamente farà guadagnare lovies per riscattare i premi desiderati. Attualmente fra i premi in palio spendendo fra i 125 e 23.550 “lovies” ci sono buoni Amazon, Decathlon, Privalia, Car2go, Apple, Alitalia, ricariche telefoniche e tanto altro. Se quindi da una parte l’attività social viene “premiata”, dall’altra le aziende sfruttano un nuovo canale di marketing che stabilisce una condivisione di valori e un legame non occasionale con i consumatori (o “lovers”, appunto).

Worldz

“Siamo tutti ‘influencer’, ma con le qualità dei ‘social advisor’. Il passaparola di un amico è più credibile di un vip e costa molto meno all’azienda”. Ne è convinto Joshua Priore, 27 anni, fondatore di Worldz, la piattaforma che integra gli ecommerce aziendali e calcola gli sconti in base alla popolarità di ogni utente (un valore dinamico calcolato da un algoritmo in base al numero di amici, reazioni, commenti, ecc…). In cambio, al termine dell’acquisto sul negozio online di un brand partner (fra cui Breil, Caffè Vergnano, RedRock, Gm Termoidraulca) o direttamente su Worldz, bisogna pubblicare un post su Facebook.

“Il portafoglio sconti è in media di 12 euro al giorno per utente, la percentuale parte dal 5% nella fascia di spesa 0-100 euro in su”. Qui non ci sono sfide o “mission” da portare a termine. Worldz agisce in particolare quando un utente interrompe o lascia in sospeso un acquisto online e si avvale di un overlay comportamentale, con un pop up personalizzato. Il secondo strumento sono le notifiche ‘push’ su Fb, come promemoria del ‘carrello’ in sospeso. “Al momento contiamo 100mila profili attivi al mese, con una crescita del 15% e a inizio 2020 lanceremo anche l’integrazione con Instagram”, conclude Priore.

Vidoser

Il 32% degli italiani preferisce guardare una story, invece di leggere un post, soprattutto nella fascia d’età 15-24, secondo una ricerca Blogmeter. Un dato che fa il paio con la diffusa passione per i video, che coinvolge il 92% degli utenti (dati We Are Social). Vidoser è l’applicazione che permette di diventare testimonial dei brand registrando video di 15 secondi da condividere su Instagram.

“Abbiamo rivolto la nostra attenzione principalmente su tutti quegli utenti che hanno meno di 1.000 seguaci fino ad un massimo di 30.000 che possono essere etichettati con il termine microinfluencer. Questi utenti convertono il 10% in più, di utenti con più di 100.000 seguaci”, spiegano da Vidoser.

Il meccanismo è simile ad altri, cambia il linguaggio: i brand (tech, beauty, automotive, food) creano le campagne tramite la piattaforma e pagano Vidoser per attivare la community di utenti che usano l’app per far produrre i video, azione che Vidoser ricompensa con monete virtuali da convertire in buoni acquisto.

Fonte : Wired