In quasi 30 anni, gli incidenti stradali nel mondo sono aumentati (ma sono diminuiti i decessi)

Tra 1990 e 2017 gli incidenti stradali in tutto il mondo sono aumentati di circa il 15%, ma le morti sono meno frequenti. Le disabilità sul medio e lungo periodo, però, gravano sulle casse degli stati

(foto: Getty Images)

Il 2020 parte con un po’ di numeri e statistiche. Sulla rivista medica internazionale Bmj Injury Prevention è stata appena pubblicata una fotografia degli incidenti stradali avvenuti nel mondo negli ultimi trent’anni circa, dal 1990 al 2017. Lo studio, che fa parte dell’annuale Global Burden of Disease, riferisce che a livello globale c’è stato un aumento di incidenti stradali di circa il 15%, ma complessivamente il trend dei decessi è in calo. La fascia di popolazione più coinvolta è quella dei maschi tra i 24 e i 29 anni.

Aumentano gli incidenti

Dai dati risulta che il tasso di incidenza degli infortuni stradali in tutte le fasce d’età è aumentato del 15,7% dal 1990 al 2017. L’incremento maggiore si è osservato in Sri Lanka (143,3%), Cina (130,3%) e Isole Marshall (121,5%), mentre Portogallo, Etiopia e Corea del Sud hanno registrato i maggiori cali nel tasso di incidenza per tutte le età, rispettivamente -40,9%, -38,3% e -35,9%.

(immagine: James et al., 2020)

Le fasce di popolazione in cui la probabilità è risultata maggiore sono quelle dei maschi tra 20 e 24 anni e tra 25 e 29 anni, per le quali si sono registrati tassi di incidenza doppi rispetto a quelli delle femmine nelle stesse fasce d’età. Tra le donne di età compresa tra 20 e 24 anni si contano 585,8 nuovi casi di infortunio stradale su 100mila contro i 1.229,2 tra i maschi. Tra le donne di 25-29 anni si parla di 660,5 su 100mila contro i 1.354 tra i coetanei maschi.

Nel 2017, 54 milioni di persone in tutto il mondo sono rimaste ferite in incidenti stradali, 1,2 milioni sono morte in conseguenza delle lesioni. Le regioni con i più alti tassi di incidenza nel 2017 sono state l’Europa centrale, l’Australasia e l’Europa orientale.

incidenti stradali(immagine: James et al, 2020)

Diminuiscono le morti

Per quanto riguarda le morti per incidenti stradali in tre decenni il tasso è aumentato solo in 5 Paesi sui 195 coinvolti nell’analisi: Repubblica Centrafricana, Giamaica, Somalia, Swaziland e Emirati Arabi Uniti.

Nel 2017, però, la probabilità di morire per un infortunio stradale è stata più alta ad Haiti (15,6% dei feriti, cioè circa 1 su 7), Repubblica Centrafricana (10,4%), El Salvador (7,3%), Afghanistan (7,2%), e Guatemala (7,0%).

incidenti stradali(immagine: James et al., 2020)

Con 261.802 decessi nel 2017, la Cina occupa il primo posto al mondo per numero di decessi totali, ma è 48esima su 195 Paesi in termini di tasso di mortalità in tutte le fasce d’età.

I fattori di rischio

Gli esperti hanno notato che gli incidenti stradali aumentano quando l’economia dei Paesi si fa più stabile: sono le nazioni a medio reddito a registrare il trend in salita più marcato.

“Molti fattori influenzano il rischio di incidenti stradali”, ha commentato Spencer James dell’Institute for Health Metrics and Evaluation della University of Washington School of Medicine, tra gli autori del report. Tra questi annovera la sicurezza e l’ingegneria dei veicoli e delle strade, l’applicazione di leggi per limitare la velocità, l’obbligo di indossare la cintura di sicurezza e il divieto di consumare alcool prima di mettersi alla guida.

L’accesso alle cure mediche, poi, influisce sulle conseguenze degli incidenti. “È incoraggiante trovare miglioramenti a livello globale nella mortalità per infortunio stradale negli ultimi tre decenni”, ha aggiunto James. “Tuttavia ci sono ancora notevoli progressi da fare poiché gli infortuni stradali dovrebbero essere considerati prevenibili.

“Sebbene le persone ferite in incidenti stradali oggi abbiano meno probabilità di morire, le loro ferite possono comunque provocare disabilità a breve e lungo termine. Ciò comporta un onere notevolmente più elevato sia per gli individui che per i sistemi sanitari, con aumenti particolarmente rilevanti dei costi delle cure”.

Fonte : Wired